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LE QUOTE CINEMA Legge Cinema Franceschini

7 Ottobre 2017

 

Chi sono i fornitori di servizi di media audiovisivi? Tradotto dal burocratese sono le TV, pubbliche e meno pubbliche le quali sono destinatarie di obblighi di programmazione e investimento di cinema e audiovisivo, obblighi che devono rispettare altrimenti l’Agcom commina multe sempre più salate.

L’obbligo lede la libertà dello spettacolo e quindi costituisce una cosa antipatica soprattutto per i programmatori di scemenze televisive che preferiscono seguire la pancia del pubblico soprattutto perché vivono di pubblicità e quindi vogliono che i programmi siamo sempre altamente seguiti in maniera che gli inserimenti pubblicitari siano convenienti.

Quindi queste televisioni devono spendere soldi anche come produttrici di film da programmare assieme ad altri film di cui hanno già i diritti o che li dovranno acquistare.

Queste due parole programmazione e investimento dovrebbero creare un business intorno al cinema e all’audiovisivo fino a coprire una parte del budget e dell’attività della Tv, questi almeno sono gli intenti del ministro Franceschini e del Mibact.

Messo così costituirebbe un grosso vantaggio x i produttori indipendenti che finalmente riuscirebbero a vendere quello che producono e non tenerselo nel casseto con gravi danni economici.

Il problema è che queste che si chiamano QUOTE sono sempre state disattese e aggirate dalle Tv (sia quella pubblica sia quelle private) e tutta la materia sia stata gestita in maniera clientelare o amicale che significa raccomandazione politica. Facciamo un esempio: io riesco a vendere il mio prodotto solo per vie traverse dando una percentuale a chi me lo fa vendere (20-30%) senza contare che in passato molti film sono stati acquistati dalla Rai per obbligo e mai trasmessi.

Ma questo provvedimento di Franceschini sbandierato ai 4 venti va avanti piano (sempre se va avanti poi) e naturalmente comincia cn una moratoria per il 2018. L’Agcom dovrebbe vigilare comminando sanzioni pari a 5 milioni di euro o il 2% del fatturato.

Gli obblighi riguardano anche l’on demand (Netflix), mentre rimangono fuori colossi come Google e Facebook dove girano tanti film gratis senza un corrispettivo di investimento.

Il decreto riformula anche la definizione di produttore indipendente perché poteva diventare la via di fuga delle Tv e continuare a far lavorare gli amici degli amici e staremo a vedere cosa significa avere la titolarità dei diritti secondari, intanto il decreto prosegue il suo iter e noi siamo in attesa ormai da mesi degli altri decreti attuativi (lo faranno immagino un po’ prima delle elezioni del 2018) noi che siamo ottimisti speriamo entro la fine dell’anno.

Per quanto riguarda l’investimento nelle produzione cinematografiche si parla di percentuali sui ricavi e visto che il 2018 è in moratoria si parla del 4,5% nel 2019 e 5% del 2020, poco meno per le altre tv private.

Ma questa potrebbe essere una furbata, basta che ci siano perdite e e la percentuale di investimento a differenza di quella di programmazione salta, tutto va a farsi benedire, la percentuale avrebbe dovuto essere sul volume di affari.

Per quanto riguarda la Programmazione l’obbligo RAI è di 2 opere italiane a settimana, di cui 1 cinematografica (adesso ne programmano di più) ed è facile che vengano ancora una volta programmati gli amici o amici degli amici produttori cn i quali RAI FICTION distribuisce film italiani, a detrimento degli altri.

Ci sono poi tanti film e fiction prodotti e distribuiti dalla Rai e quindi metterà i suoi film, noi possiamo constatare il declino del Cinema Italiano da quando la Rai ha cominciato a produrli e distribuirli e poi c’è anche il problema del monopolio verticale di chi produce che ha un circuito distributivo ed è proprietario di sale.

Dobbiamo sapere quanti film la Rai ha nel cassetto autoprodotti; queste quote sono per i film prodotti da quando? Non è che rischiamo di vedere Beppone e Don Camillo 2 volte a settimana perché possiedono i diritti dal ‘47 e mettono quelli, mentre al piccolo produttore veramente indipendente viene chiesto sempre il film degli ultimi due anni intanto che quelli suoi precedenti rimangono senza diritti.

Mi ritorna in mente un personaggio di Crozza: INC. COOL 8.

Ritornando agli obblighi di investimento questi riguardano l’acquisto, il preacquisto(?) e la produzione diretta di opere europee, l’insieme di programmazione e acquisto costituiscono le QUOTE e quando si parla di una percentuale del 10% si parla di introiti delle televisioni private. Introiti vuol dire guadagni e non ricavi, sono sempre i soliti giocchetti all’italiana che distruggerebbero qualsiasi tipo di cinema ancora prima di nascere, anche quello francese a cui si ispirano; cmq seppur scettici attendiamo di sapere chi sono i produttori indipendenti (come definizione) ai quali per il primo anno (quello della moratoria) andrebbero il 100% dei benefici di queste quote poi dal 2019 e 2020 si ridurrebbero all’84%, ma tutto si basa sui guadagni delle Tv.

ATTENDIAMO FIDUCIOSI si fa per dire e speriamo che sul giochetto ricavi – guadagni – introiti si faccia chiarezza sperando che il bilancio delle Tv sia sempre attivo.

Gian Sart

RIPARTO DEL FONDO CINEMA – DECRETO DEL MINISTRO

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