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Ho visto un film interessante come Menocchio per la regia di Alberto Fasulo che però prende una piega troppo ripetitiva nelle immagini in primo piano togliendo forza al racconto, c’è si una immersione in una storia rinascimentale con una religiosità laica ben interpretata dagli attori, ma le inquadrature costantemente in primo piano, sarà perché ero in prima fila al cinema Edera di Treviso (tutto pieno) veniva voglia di vederle più larghe, almeno ogni tanto. Era tutto un ricercare le immagini della pittura del ‘500, tanti quadri come se ogni inquadratura fosse pittura, solo che in questo modo i personaggi rimanevano in una staticità bella come forma ma un po’ ridondante, forse una maggiore attenzione alla sceneggiatura avrebbe dato più fruibilità alla storia tratta da un libro di Carlo Ginzburg “Il formaggio e i vermi” ed. Einaudi e alle voci del tempo, c’erano troppi silenzi e un linguaggio a tratti sviluppato per bene a tratti un po’ ridotto che nega quel tanto di dinamicità pur sempre in un quadro autoriale dell’autore, alla fine si sta più di un minuto sul viso di Menocchio che abbiamo visto abbondantemente in tutti i chiaroscuri pittorici del film, mi ricordava un certo Paolo Benvenuti ma il quadro povero delle scene nell’insieme non dà una forza trasognante, da renderlo emotivamente coinvolgente.

LONTANO DA QUI, REGIA DI SARA COLANGELO

Questo film costituisce un vero gioiellino che guarda alla società materialista di oggi con spirito critico. Una maestra della scuola materna insoddisfatta dei suoi due figli che vivono lontani da se stessi, scialbi, indifferenti a tutto e poco curiosi, entra in contatto con un bambino che pur non potendo scrivere per l’età ogni tanto inventa una poesia che si scopre essere di grande qualità artistica, quasi impossibile per un bambino di 5 anni. La maestra trascrive queste poesie e in un corso serale di linguaggio poetico che frequenta, dice che sono sue destando l’ammirazione di un poeta che gestisce il corso e copre di attenzioni il bambino che considera un genio, ma la sua ammirazione la spinge oltre contattando il genitore che è però favorevole ad una educazione convenzionale. Intanto al corso serale continua a recitarle come se fossero sue però ad un certo punto di fronte ad un reading poetico cambia idea e vuole che sia il bambino a partecipare contrastando il disposto del genitore che lo voleva impegnato in una attività sportiva, lei lo porta al reading dove tra altri poeti adulti riscuote molto successo e infine lo rapisce e scappa in un albergo sul lago, ma il bambino non ci sta capisce che c’è qualcosa che non va e telefona alla polizia. Il film si conclude quando a lui gli scappa una poesia ma non c’è nessuno che lo ascolta. Il bambino aveva intuito che c’era qualcosa che non funzionava, voleva si stare con la maestra però lei esagerava, e noi capiamo che aveva bisogno di uscire dalla mediocrità della sua vita e temeva che lo stesso bambino circondato da un ambiente sbagliato avrebbe perso ben presto la sua ispirazione per essere fagogitato dentro agli orribili schemi della società odierna, ma questo

non poteva giustificare il fatto di isolare dal mondo il piccolo poeta per difenderlo dalle insidie che avrebbe incontrato crescendo.

Menocchio film di Alberto Fasulo

Ho visto un film interessante come Menocchio per la regia di Alberto Fasulo che però prende una piega troppo ripetitiva nelle immagini in primo piano togliendo forza al racconto, c’è si una immersione in una storia rinascimentale con una religiosità laica ben interpretata dagli attori, ma le inquadrature costantemente in primo piano, sarà perché ero in prima fila al cinema Edera di Treviso (tutto pieno) veniva voglia di vederle più larghe, almeno ogni tanto. Era tutto un ricercare le immagini della pittura del ‘500, tanti quadri come se ogni inquadratura fosse pittura, solo che in questo modo i personaggi rimanevano in una staticità bella come forma ma un po’ ridondante, forse una maggiore attenzione alla sceneggiatura avrebbe dato più fruibilità alla storia tratta da un libro di Carlo Ginzburg “Il formaggio e i vermi” ed. Einaudi e alle voci del tempo, c’erano troppi silenzi e un linguaggio a tratti sviluppato per bene a tratti un po’ ridotto che nega quel tanto di dinamicità pur sempre in un quadro autoriale dell’autore, alla fine si sta più di un minuto sul viso di Menocchio che abbiamo visto abbondantemente in tutti i chiaroscuri pittorici del film, mi ricordava un certo Alessandro Benvenuti ma il quadro povero delle scene nell’insieme non dà una forza trasognante, da renderlo emotivamente coinvolgente.

Ho visto un film interessante come Menocchio per la regia di Alberto Fasulo che però prende una piega troppo ripetitiva nelle immagini in primo piano togliendo forza al racconto, c’è si una immersione in una storia rinascimentale con una religiosità laica ben interpretata dagli attori, ma le inquadrature costantemente in primo piano, sarà perché ero in prima fila al cinema Edera di Treviso (tutto pieno) veniva voglia di vederle più larghe, almeno ogni tanto. Era tutto un ricercare le immagini della pittura del ‘500, tanti quadri come se ogni inquadratura fosse pittura, solo che in questo modo i personaggi rimanevano in una staticità bella come forma ma un po’ ridondante, forse una maggiore attenzione alla sceneggiatura avrebbe dato più fruibilità alla storia tratta da un libro di Carlo Ginzburg “Il formaggio e i vermi” ed. Einaudi e alle voci del tempo, c’erano troppi silenzi e un linguaggio a tratti sviluppato per bene a tratti un po’ ridotto che nega quel tanto di dinamicità pur sempre in un quadro autoriale dell’autore, alla fine si sta più di un minuto sul viso di Menocchio che abbiamo visto abbondantemente in tutti i chiaroscuri pittorici del film, mi ricordava un certo Alessandro Benvenuti ma il quadro povero delle scene nell’insieme non dà una forza trasognante, da renderlo emotivamente coinvolgente.

Ho visto un film interessante come Menocchio per la regia di Alberto Fasulo che però prende una piega troppo ripetitiva nelle immagini in primo piano togliendo forza al racconto, c’è si una immersione in una storia rinascimentale con una religiosità laica ben interpretata dagli attori, ma le inquadrature costantemente in primo piano, sarà perché ero in prima fila al cinema Edera di Treviso (tutto pieno) veniva voglia di vederle più larghe, almeno ogni tanto. Era tutto un ricercare le immagini della pittura del ‘500, tanti quadri come se ogni inquadratura fosse pittura, solo che in questo modo i personaggi rimanevano in una staticità bella come forma ma un po’ ridondante, forse una maggiore attenzione alla sceneggiatura avrebbe dato più fruibilità alla storia tratta da un libro di Carlo Ginzburg “Il formaggio e i vermi” ed. Einaudi e alle voci del tempo, c’erano troppi silenzi e un linguaggio a tratti sviluppato per bene a tratti un po’ ridotto che nega quel tanto di dinamicità pur sempre in un quadro autoriale dell’autore, alla fine si sta più di un minuto sul viso di Menocchio che abbiamo visto abbondantemente in tutti i chiaroscuri pittorici del film, mi ricordava un certo Alessandro Benvenuti ma il quadro povero delle scene nell’insieme non dà una forza trasognante, da renderlo emotivamente coinvolgente.

Ho visto un film interessante come Menocchio per la regia di Alberto Fasulo che però prende una piega troppo ripetitiva nelle immagini in primo piano togliendo forza al racconto, c’è si una immersione in una storia rinascimentale con una religiosità laica ben interpretata dagli attori, ma le inquadrature costantemente in primo piano, sarà perché ero in prima fila al cinema Edera di Treviso (tutto pieno) veniva voglia di vederle più larghe, almeno ogni tanto. Era tutto un ricercare le immagini della pittura del ‘500, tanti quadri come se ogni inquadratura fosse pittura, solo che in questo modo i personaggi rimanevano in una staticità bella come forma ma un po’ ridondante, forse una maggiore attenzione alla sceneggiatura avrebbe dato più fruibilità alla storia tratta da un libro di Carlo Ginzburg “Il formaggio e i vermi” ed. Einaudi e alle voci del tempo, c’erano troppi silenzi e un linguaggio a tratti sviluppato per bene a tratti un po’ ridotto che nega quel tanto di dinamicità pur sempre in un quadro autoriale dell’autore, alla fine si sta più di un minuto sul viso di Menocchio che abbiamo visto abbondantemente in tutti i chiaroscuri pittorici del film, mi ricordava un certo Alessandro Benvenuti ma il quadro povero delle scene nell’insieme non dà una forza trasognante, da renderlo emotivamente coinvolgente.

La sua Voce stavolta non convince nessuno e lui finirà suicida oppresso dai sensi di colpa.

Il mare come il fondo dei sedimenti della memoria non per coprire antichi dolori mai del tutto sopiti, ma per non dimenticare ciò che è accaduto…

Ambientazione apocalittica dove la mancanza d’acqua crea uno stato di afflizione sia morale che fisica nei protagonisti che cercano con le poche forze e risorse rimaste di sopravvivere in un mondo ormai alla deriva dove tutti sono contro tutti.

Go Go Tales è un film del 2007 diretto da Abel Ferrara, presentato fuori concorso al 60º Festival di Cannes.

Il film, girato interamente a Cinecittà, è stato distribuito in Italia dal 20 giugno 2008.

Veronica Bilbao La Vieja ha lavorato al film nel ruolo di PRODUTTORE ASSOCIATO.

MONOCHROME è la storia di Tommaso, un bambino problematico di 10 anni, e di Sara, la sua amichetta immaginaria. Tommaso non ha amici, suo padre è assente e sua madre troppo presa da problemi pratici. L’amicizia di Sara sopperisce alla solitudine e ad un ambiente scolastico ostile e aiuta Tommaso a non ricordare ciò che ha rimosso. Quando Sara scompare il trauma rivive e Tommaso confronta finalmente la realtà.

Alba …

La morte e l’amore…

protagonisti di una storia sospesa nel tempo, in bilico tra la felicità dell’amore e l’amarezza di un addio.

Fabio è un pugile che sta consumando la possibilità di una carriera sportiva all’inizio promettente,
ora destinata al fallimento.
Enzo è omosessuale, Fabio non lo è per niente.

Milano, foschia mattutina.
Come ogni giorno Franco arriva trafelato alla fermata del tram.
Piccoli particolari catturano la sua attenzione: c’è nell’aria qualcosa di strano, ma cosa?

C’è un ultimo debito, il più grosso, ancora da pagare.