Questi sono dei punti politici irrinunciabili da cui non possiamo prescindere:
1) Il sottotitolo di cinema in movimento è costituito da una rete di imprese indipendenti, una specie di consorzio, solo in questa maniera come piccola e microimpresa potremmo chiedere al potere politico UNA LEGGE per non escluderci e farci morire per sempre;
2) il gruppo facebook è solo un gruppo di pressione di chi è interessato alla politica culturale in special modo cinematografica (molto meno quella audiovisiva) e teatrale. Anche se soggettivamente siamo iscritti al Mov 5 Stelle (non è importante) E QUINDI DOBBIAMO EVITARE IL COLLATERALISMO (mi riferisco a te, Bruno che hai messo un post della candidata Raggi). Condividiamo  invece Airola, Fico, Montevecchi e altri SOLO ESCLUSIVAMENTE QUANDO PARLANO DI POLITICA CULTURALE, CINEMATOGRAFICA, AUDIOVISIVA, TEATRALE. Fuori da questi casi costituirebbe una contraddizione. Poi non si parla di film, se non quando trattano la politica cinematografica (la sparizione delle sale, la crisi del teatro,) ecc, ecc. Parliamo di quello che fanno al tavolo della cultura romana…
3) l’Associazione Culturale è fondamentale con tanto di statuto ecc. perché ci permette di avere visibilità ISTITUZIONALE, se noi facciamo tutto in maniera volontaria non chiediamo finanziamenti a nessuno, nessuno  può dirci niente, non è una lobby ma una categoria produttiva e come tale può essere audita nelle rispettive sedi istituzionali;
4) se lo facciamo come LAVORATORI DELLO SPETTACOLO sbagliamo completamente, noi non siamo un sindacato e poi l’ha detto anche il blog di Beppe Grillo, non si può pensare SINGOLARMENTE ad avere finanziamenti pubblici, l’ha ribadito anche la Montevecchi che non si può accettare l’assistenzialismo e quindi noi dobbiamo pensare attraverso il CIRCUITO DI DISTRIBUIRCI DA SOLI IN MANIERA DA INCASSARE SOLDI E PREVENDITE coinvolgendo una agenzia è un sistema studiato perché noi attraverso dei correttivi di legge possiamo accedere al mercato.
SONO QUATTRO MESI E MEZZO CHE SIAMO NATI, PERO’ ABBIAMO FATTO MOLTO POCO, DOBBIAMO AVERE UNA USCITA PUBBLICA TIPO CONVEGNO ALLA PRESENZA DI SENATORI E DEPUTATI DEL M5S (almeno tutti quelli della commissione cultura) e anche personaggi rappresentativi del cinema indipendente quanto meno da invitare,  E DOBBIAMO PARLARE ANCHE COL MINISTRO FRANCESCHINI (e qui dobbiamo trovare una soluzione) mentre e lo dico con cognizione di causa IL MEET UP in questa fase serve a poco e più che altro vicino al TAVOLO DELLA CULTURA, ma noi adesso dobbiamo agire sul nazionale prima che sia troppo tardi …
giancarlo sartoretto

Nel post precedente abbiamo parlato di finanziamenti diretti sulla base di una valutazione del progetto da parte di una COMMISSIONE GIUDICANTE eletta dallo stesso MIBACT (Ministero Attività Culturali e Turismo) ma anche di ristorni governativi sulla base degli incassi (una percentuale che ritorna al produttore per tutti i  film di nazionalità italiana a prescindere dall’interesse culturale) e quindi possiamo parlare di finanziamenti automatici.

Nel primo caso l’impresa deve fare una domanda online (telematica) nelle tre sessioni annue (quadrimestrali) a gennaio, maggio e settembre, chiede l’interesse culturale e in subordine anche un finanziamento  e per la richiesta si paga una tassa al Mibact. Il finanziamento è una percentuale del budget (costi ammissibili): qualcuno chiede soltanto l’interesse culturale e paga una tassa minore.

Prima della legge del 1994 di Veltroni, le Commissioni erano formate da rappresentanti delle varie categorie (anche sindacali) che lavoravano nel cinema, dopo Veltroni sono diventate più ministeriali e contava molto l’influenza politica che tradotto vuol dire RACCOMANDAZIONE di serie A, B, C1 C2 CI LORO. Era una graduatoria di chi aveva il politico più potente e influente del momento e cosi è andato avanti il cinema diciamo “pubblico” ovvero statale ovvero italiano (visti i ristorni)  e naturalmente questo valeva (vale) anche alla Rai,  per cui una sceneggiatura giaceva impolverata in qualche scaffale di Piazza Adriana fino a quando una telefonata provvidenziale la faceva tirar fuori dal mucchio, anche da sotto, facendo lavorare l’inserviente in mezzo alla polvere. Qualche nome grosso, se non mi ricordo male Ricky Tognazzi, fu bocciato in una di queste commissioni del Mibact e impiantò un casino tale a livello mass-mediologico che da allora subentrarono i punteggi automatici in parte per ridurre la discrezionalità che cmq c’era sempre, ma molto più nascosta (però cosi si finanziavano sempre i soliti noti).

Sull’INt. Culturale il Mibact non ci dice niente, ci dice genericamente ciò che non deve essere: commerciale! E’ il gioco delle due carte, mancando  la terza carta il gioco si fa meno duro, quindi dice in “negativo” ciò che non è (e quindi ci può essere di tutto in positivo; ecco che le raccomandazioni rientrano dalla finestra).

Secondo noi invece dovrebbe essere l’interesse culturale che giustifica un finanziamento, SEPPUR RIDOTTO, ed è non solo per lo sviluppo dell’indotto keynesianamente parlando,  ma per uno sviluppo del Made in Italy nel senso (e anche nel dissenso) di personaggi che hanno fatto grande l’italia (non solo stilisti) e quindi eroi, naviganti e santi, luoghi, turismo e prodotti etc,. E’ una promozione della cultura italiana tout court, diversa da quella industriale, ma anche sperimentazione, di linguaggi, di idee, di generi.

Detto questo la domanda è: come dovrebbero essere strutturate le Commissioni?

Secondo noi, innanzitutto da esperti, come dice anche Marco Bartoccioni, faccio un esempio: se uno è specializzato in film horror, ne ha visti, schedati e analizzati una montagna  è in grado di decifrare alla luce anche di tutti gli “aggiornamenti” filmici, le potenzialità di quel progetto horror presentato al Mibact (noi siamo tra l’altro per il superamento del concetto di opere prime, seconde, di contorno, o giovanili come ctg panda), la Commissione però deve essere “Plurale” e quindi formata da un editor, un esperto di promozione cinematografica (se l’idea cioè potrà conquistare un pubblico) un film-maker, uno sceneggiatore: meno i critici cinematografici perché sono più capaci ad analizzare  la storia del cinema che in cinema del presente (a meno che non abbiano una potenzialità in questo senso).

La moltiplicazione delle Commissioni contenuta nei ns 10 punti aggiunge quella “concorrenzialità” tra Commissioni che è sempre mancata in Italia e che ha finito nell’unica Commissione Nazionale esistente, col creare una influenza “aggiunta” anche per chi diceva che non c’era neanche quella principale.

GIAN E VERO SARTORETTO

(continua)

Articoli precedenti:

UN PO’ DI CHIAREZZA
CRITICA…. DELLA RAGION CINEMATOGRAFICA
CINEMA E MEDIA….A FARE UNA LEGGE CHE SE RIMEDIA?
LA CRITICA AI DUE DISEGNI DI LEGGE SUL CINEMA DEL PD
CERCHIAMO DI CAPIRCI COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema
Discussione punti all’attenzione per una LEGGE SUL CINEMA e l’audiovisivo
Primi punti di attenzione per una LEGGE SUL CINEMA

 

 Quindi secondo il disegno di legge Franceschini testè licenziato dal governo sono previste poche imprese molto forti sul mercato, pochi autori consciuti attori famosi mentre gli altri dovranno cambiare mestiere.

Solo 15% di tutti sti soldi è destinato a finanziamenti selettivi attraverso la valutazione di 5 esperti.

Un motivo di dissenso però con La Brai sono i contributi alla carta stampata  e dell’editoria che sono diventati strategici nella manipolazione massmediologica e che sono utilizzati dai centri di potere.

Ci sono poi alcune questioni della Brai un po’ troppo ideologiche di quella cultura in nome della quali si aprono un sacco di rubinetti in cui si mantiene anche una mafia dei finanziamenti e dei privilegi partitocratici.

Su certe questioni si può essere post-ideologici e capire con disincanto quali soluzioni sono condivisibili e quali invece da combattere.

Spieghiamo alcune cose elementari

I finanziamenti statali al cinema italiano: quanti sono e quali sono

 

Soldi, che si spendono (non sempre bene) e soldi che si dovrebbero risparmiare. E’ un ritornello che spesso viene ripetuto nei dibattiti televisivi.

Alcuni costi, però, sono più nascosti rispetto ad altri più conosciuti come le auto blu, le province.

Facciamo un esempio. Chi va al cinema magari non se ne accorge ma all’inizio, nei cosiddetti titoli di testa, può capitare di vedere una scritta: “Film riconosciuto di interesse culturale” con il logo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che sovrasta la dicitura.

Cosa significa? Perché un film come “La prima volta di mia figlia”, viene riconosciuto di “interesse culturale”?

Andiamo con ordine. Il Ministero, attingendo dal Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo), decide di sostenere economicamente i film italiani.

I PRINCIPALI FINANZIAMENTI.

I finanziamenti principali sono prima della realizzazione del film e dopo.

Il primo tipo viene stabilito dalla Commissione per la Cinematografia, composta da membri scelti dal ministero stesso. I commissari lavorano su base volontaria e non percepiscono alcun gettone di presenza.

La Commissione, prendendo visione della sceneggiatura del film, del cast e di tutti i particolari del film, decide di assegnare un punteggio discrezionale. Il massimo è 100 e, già per la sceneggiatura e il soggetto, il punteggio più alto è 45. Gli altri valori sono: componenti tecniche e tecnologiche (massimo 10 punti); qualità, completezza e realizzabilità del progetto produttivo (massimo 15 punti); punteggio automatico da 0 a 30.

Nel concreto, citiamo direttamente dal sito della Direzione Generale Cinema: «I progetti di nazionalità italiana che rispondano a requisiti di idoneità tecnica, qualità culturale o artistica e spettacolare sono riconosciuti di interesse culturale dalla Commissione per la Cinematografia. Su richiesta dell’impresa cinematografica produttrice, la stessa Commissione delibera anche l’attribuzione del relativo contributo al progetto riconosciuto di interesse culturale. Sono previsti contributi anche per lo sviluppo di progetti di film di lungometraggio tratti da sceneggiature originali o trattamenti (solo nel caso di documentari)».

EBBENE IL DISEGNO DI LEGGE DEL GOVERNO VUOLE ABOLIRE L’INTERESSE CULTURALE SOSTITUENDOLO CON PUNTEGGI E FINANZIAMENTI AUTOMATICI.

Giancarlo  Sartoretto

(continua)

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CRITICA…. DELLA RAGION CINEMATOGRAFICA
CINEMA E MEDIA….A FARE UNA LEGGE CHE SE RIMEDIA?
LA CRITICA AI DUE DISEGNI DI LEGGE SUL CINEMA DEL PD
CERCHIAMO DI CAPIRCI COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema
Discussione punti all’attenzione per una LEGGE SUL CINEMA e l’audiovisivo
Primi punti di attenzione per una LEGGE SUL CINEMA

 

In sostanza ci dice la BRAI non si possono toccare gli interessi delle multinazionali della Comunicazione e delle Televisioni e con i soldi dei cittadini invece di finanziare la cultura finanziamo le imprese.

Ecco i punti allarmanti secondo la responsabile Cinema del PRC:

1- la legge equipara sotto tutti gli aspetti l’opera cinematografica a quella audiovisiva (e qui secondo me ci puo’ anche stare, soprattutto vista anche la recente e costosa tecnologia della distribuzione e visto che ormai la pellicola è superata) però la cosa inquietante sono i VIDEOGIOCHI.

Se pensiamo che il cinema spettacolare Usa si sta ispirando ai videogiochi?!?!?!

2- Il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo sarà solo ministeriale, togliendo quindi tutti i rappresentanti delle varie categorie, praticamente la politica cinematografica sarà solo burocratica e di controllo politico (come l’associazione di Martha Capello). Questo lo dico io.

3- Lo Stato contribuisce secondo Franceschini, non tanto a promuovere la CULTURA ITALIANA NEL MONDO con ricadute sul turismo, bensì per l’evoluzione delle tecnologie e dei mercati nazionali ed internazionali: la cultura si mangia come i pomodori (non con cui si mangia) afferma la Brai. E’ come dire:”lo Stato finanzia gli 0spedali pubblici per aiutarli a trasformarsi in cliniche private”.

Questa è la filosofia del disegno di legge Franceschini (senza contare secondo me che il cinema Usa ha un potere finanziario mondiale e l’Italia è un piccolo Paese, che assomiglia a un mercato rionale, può fare solo il solletico.

4- Il capitolo Finanziamenti è ancora + doloroso: l’85% del fondo è destinato al TAX CREDIT e ai finanziamenti automatici CHE SALVAGUARDANO I SOLITI NOTI.

I contributi automatici verranno dati all’impresa in relazione alle opere cinematografiche e audiovisive precedenti (leggermente attenuato) perché tra i criteri è previsto l’aver vinto a Venezia e a Cannes e non al Festival del Cinema Indipendente di Foggia.

Poi ci saranno dei decreti (altri) attuativi: si arriverà al punto che un film-maker pagherà per essere preso in una grande rassegna cinematografica perché farà punteggio e curriculum.

Quindi sopravviveranno i produttori di film commerciali e chiuderanno tutte le imprese indipendenti che tentano di produrre film di qualità.

E ci ricorda la cara Stefani che la “TERRA TREMA” di un certo (non si capisce bene  chi è) Lucino, Vischan…Luchino Visoconti, fu  un flop al botteghino…e qualcuno (esaltato) lo considera (per fortuna sono in pochi) uno dei capolavori della storia del cinema mondiale…pensa che coraggio! 
Giancarlo Sartoretto

(continua)

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CINEMA E MEDIA….A FARE UNA LEGGE CHE SE RIMEDIA?
LA CRITICA AI DUE DISEGNI DI LEGGE SUL CINEMA DEL PD
CERCHIAMO DI CAPIRCI COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema
Discussione punti all’attenzione per una LEGGE SUL CINEMA e l’audiovisivo
Primi punti di attenzione per una LEGGE SUL CINEMA

 

Seguirà una risposta di Alessandro Verdecchi alla critica di Visalberghi (DOC.IT) per quanto riguarda l’intervento della Brai che privilegia la vecchia sala cinematografica rispetto ai NUOVI MEDIA, tra i quali ci sono anche i videogiochi.
Io però sono più d’accordo con la Brai rispetto a un Visalberghi di cui francamente non capisco la posizione essendo egli presidente di Doc.It, associazione storica in difesa del documentario che per sua natura è la produzione indipendente per eccellenza. Ma gli importa veramente la sorte del documentario visto che appoggia così palesemente i poteri forti? Forse ha degli interessi personali da difendere? (gian sart)

ALESSANDRO VERDECCHI!

Che i tempi siano cambiati non c’è dubbio . Che la Brai tende a chiudersi nella torre d’avorio è un vizio degli autori di cinema che segna il suo passo già da diversi decenni . Ma devo anche riconoscere a Stefania una straordinaria lucidità nell’analisi dei fatti . Che poi non tenga conto di quanto il mondo , il pubblico e mezzi di fruizione del prodotto cinema/audiovisivo siano cambiati , bhe è ovvio e palese . Ci troviamo come sempre accade dalle nostre parti , lontani dalla realtà. Vado spesso in metropolitana e altri mezzi pubblici e vedere il 70% delle persone che smanipolano costantemente con il loro cellulare vedendo di tutto mi suggerisce che qualcosa forse è cambiato e il vecchio mondo di Stefania non se ne è ancora accorto . E’ anche vero che avere questa immensa fiducia nel decreto del governo Renzi mi sembra da pazzi . Possiamo dire che c’è la buona volontà di fare qualcosa per il nostro settore ma si perde in mare di rivoli e ripensamenti e ignoranze che possono solo essere risolte consultandoci e lavorando insieme . Come sempre ci sono dei così detti “professoroni” che senza conoscere bene la realtà che li circonda , dall’alto delle loro posizioni di potere, da accademici ,sentenziano e legiferano sulla base non di esperienza diretta ma di studi e statistiche e esempi francesi e guarda di là e guarda di qua . Guardiamo per bene in casa nostra e facciamo un passo avanti verso il futuro evitando di sognare troppo ma anche di cadere nel terrificante buio di sale semideserte che proiettano film “purtroppo” spesso inguardabili

Partiamo col disegno di legge Di Giorgi- Zavoli  E LA FIRMA DI 37 IMPORTANTI REGISTI:

  1. a) all’art. 8 il Disegno di legge Di Giorgi prevede le Commissioni per il Cinema formate da  componenti che durano in carica un anno;
  2. b) il disegno di legge Di Giorgi cmq prevede dei contributi automatici e dei contributi selettivi quest’ultimi attribuiti previa valutazione da parte della Commissione di cui all’art. 8.

Questo era l’impianto, della Di Giorgi in cui tra l’altro si creava IL CENTRO NAZIONALE DEL CINEMA con la sua governance, sulla quale ad esempio non è d’accordo l’ANAC (perché è troppo burocratica e ministeriale).

Anche i 100 autori sono critici oltre per la governance, anche perché manca del tutto dalla normativa,  il cinema indipendente.

Il Disegno di legge licenziato dal Governo l’altro ieri con i quattro premi Oscar di contorno, appare di più come un disegno di legge del Ministro Franceschini perché leggendo il comunicato stampa,  praticamente si collegherà in Parlamento con quello di Di Giorgi, quindi questo è un altro e fa delle modifiche rispetto a quello, molto importanti:

– innanzitutto è COLLEGATO alla Manovra di Finanza Pubblica dal titolo DISCIPLINA DEL CINEMA , DELL’AUDIOVISIVO E DELLO SPETTACOLO che promette soldi a palate.

E’ un FONDO AUTONOMO di 400 milioni di euro all’anno (+ di 150 milioni rispetto al FUS) ed è formato dal tax credit e da contributi automatici, audite, audite: QUINDI ELIMINA I CONTRIBUTI SELETTIVI promessi dal disegno di legge Di Giorgi.

Il Fondo  sarà ALIMENTATO sul modello francese DA VARI INTROITI ERARIALI di televisioni, distribuzione cinematografica, proiezione cinematografica, servizi di accesso a internet delle imprese telefoniche, quindi un 11-12 % dal gettito di IRES e IVA di questi settori.

Siccome prima non si parlava più di contributi selettivi ci si aspetta il peggio: difatti questo disegno di legge del governo Renzi-Franceschini intende ABOLIRE LE COMMISSIONI MINISTERIALI CHE DAVANO L’INTERESSE CULTURALE INTRODUCENDO UN SISTEMA DI INCENTIVI AUTOMATICI PER LE OPERE DI NAZIONALITA’ ITALIANA CHE TENGANO CONTO DEI RISULTATI ECONOMICI ARTISTICI E DI DIFFUSIONE.

Cmq avrà un suo percorso in Parlamento ( come detto) che si collegherà al Disegno di Legge di Giorgi.

Poi il comunicato stampa prosegue affermando che ci saranno forti  incentivi  per i giovani (categoria Panda)  e salvaguarderà le opere prime  e seconde, le start up  e le piccole sale. Come?

Non si sa? Visto che sono state abolite le commissioni e l’interesse culturale, chi vivrà vedrà.

Forse con la valutazione artistica del film, ma come verrà fatta?

Mi sembra leggendo il comunicato stampa che ci sia tanta confusione… forse perché ci sono poche idee.

I nostri dieci punti (allegati) VANNO IN TUTT’ALTRA DIREZIONE, al punto 2)   si vuole salvaguardare la moltiplicazione delle commissioni in maniera da sfuggire a UN CENTRO DI POTERE “RACCOMANDANTE””e un circuito di sale a cui dare il marchio di distribuzione dei film indipendenti, oltre ad altri punti fondamentali per permettere di esistere, di farsi notare e anche di guadagnare,  mentre invece questi due disegni di legge del Pd (duri a capire che il pubblico cinematografico è a sommatoria zero) possono favorire quella cinquantina di film all’anno (che non hanno neanche bisogno –paradossalmente- di una legge che tuteli il cinema). Mentre gli altri 50-60 indipendenti verrebbero eliminati dagli automatismi. Quindi hanno ragione i 100 autori a  preoccuparsi, ma noi dobbiamo convincere i ns parlamentari a modificare in profondità i due disegni di legge.

A me ad esempio non mi interessa assolutamente un CENTRO NAZIONALE DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO (centro di potere di cui si diceva prima). Per essere il più possibile sintetico (il documento si trova nella home page del Mibact (Direzione Generale del Cinema) gli altri punti sono:

– potenziamento di ben sei Tax Credit (forma indiretta di finanziamento mediante la leva fiscale);

– tax credit al 30 % anche a chi distribuisce cinema italiano a chi rinnova le sale, a chi incrementa il pubblico di film italiani, quindi distributori ed esercenti;

– si toglie l’interesse culturale ai progetti e lo si dà ai cinema storici e alle librerie  di cinema;

– nasce il Consiglio Superiore per il Cinema e l’Audiovisivo per le politiche cinematografiche;

– ci saranno decreti legislativi per il rispetto delle quote;

-sparisce la censura quindi le commissioni di revisione cinematografica;

– infine entro un anno avremo (per la gioia degli avvocati di cinema) IL CODICE DELLO SPETTACOLO.

Tutti questi ultimi punti sono condivisibili, meno che il Consiglio Superiore, però rimangono dei grossi interrogativi sui contributi automatici (a chi di fondo non ne ha bisogno perché già incassa con i film).

Giancarlo Sartoretto

(continua)

articoli precedenti:

Discussione punti all’attenzione per una Legge sul cinema e l’audiovisivo

Primi punti di attenzione per una Legge sul cinema

 

 

 

 

 

Ieri 11 gennaio una delegazione di Cinema In Movimento ha avuto un incontro con il senatore Alberto Airola del Movimento 5 Stelle.

Si è parlato di varie questioni che riguardano il cinema (Alberto Airola prima di diventare Senatore della Repubblica ha fatto cinema e video lavorando a Torino e Roma e capisce bene i problemi del settore.

Difatti è stato un incontro proficuo in cui abbiamo parlato di Rai, della concessione in scadenza della scarsa trasparenza e del fatto che lavorano sempre le stesse società di produzione.

Poi ci siamo intrattenuti su alcuni aspetti del disegno di legge a firma Di Giorgi del Pd sul cinema.

Abbiamo fatto pervenire i primi 4 punti che abbiamo affrontato nel gruppo di discussione di Cinema in Movimento.

Eccoli:

DISCUSSIONE PUNTI ALL’ATTENZIONE PER UNA LEGGE SUL CINEMA E AUDIOVISIVO

 

1) Nuova definizione di film indipendenti:

sono film indipendenti tutti i film considerati difficili per il low budget, fino ad un massimo di € 1.500.000,00 che non siano stati cooprodotti dalle televisioni nazionali ed equiparabili secondo il Mibact a film difficili.

 

2) Cinema Territoriale sul principio del local-global (storie locali per una distribuzione internazionale) attraverso:

  1. a) il decentramento delle commissioni del Mibact in macro regioni

TORINO x Piemonte, Vald’aosta, Liguria, Sardegna;

MILANO x Lombardia e Emilia Romagna;

VENEZIA x Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia;

FIRENZE x Toscana, Umbria, Marche;

ROMA    x Lazio, Abruzzi;

NAPOLI x Campania e Molise;

BARI      x Puglia e Basilicata;

PALERMO x Sicilia e Calabria.

 

  1. b) decentramento Rai per sfuggire all’influenza politica dei progetti;

qui immagino le sedi Rai decentrate che possono decidere anche di preacquistare il diritto di antenna oltre che ad offrire dei servizi legati alle loro potenzialità produttive, per intenderci la Rai di Udine non è la Rai di Torino.

 

  1. c) Film Commission funzionanti che si coordino tra di loro e burocraticamente (modelli e procedure uniformi) con il Mibact;

il ruolo delle Film Comm. diventa fondamentale oltre che per i servizi che già conosciamo, nel sostegno al produttore per aiutarlo ad interagire  con sponsor del territorio, crowdfunding locale, amministrazioni comunali, promoz. del turismo (cineturismo) e finanziatori esterni grazie alla tax credit.

Le commissioni nelle macro regioni possono convivere IN MANIERA PARITETICA anche con una COMMISSIONE UNICA NAZIONALE.

Nella fase istruttoria l’essenziale è la sceneggiatura.

 

3) abolizione del reference system:

– sistema di punteggio automatico che favorisce il finanziamento dei film dei soliti noti, dalla produzione, dal regista, agli attori fino alla troupe, bloccando di fatto il cambio generazionale.

4) Riforma del Mibact, Direzione Generale del Cinema

  1. a) Abolizione dell’attuale sistema sviluppo progetti e al suo posto un concorso nazionale in cui si presenta solo un soggetto lungo e la relazione artistica dell’autore. La Commissione Unica Nazionale valuterà con meritocrazia i progetti di sviluppo.
  2. b) tasse istanza in rapporto al budget del progetto;

Fino a € 1.500.000,00  la tassa è di € 200 per i lungometraggi, € 100 per i documentari e € 50 per i corti e sviluppo.

Fino a € 2.000.000,00  la tassa  è di € 600;

Fino a € 3.000.000,00 la tassa  è di €1.500,00 (importo progressivo)

Fino a € 5.000.000,00 la tassa è di € 3.000,00

Oltre €4.000,00.

  1. c)Le società che presentano progetti fino a € 1.500.000,00 possono avere un capitale sociale di 20.000 euro, 10.000 per chi presenta cortometraggi
  2. d) Semplificazione Burocratica.

Il film deve partire entro 12 mesi altrimenti scatta la revoca del finanziamento.

La delegazione era composta da in ordine visivo:

  • Alessandro Verdecchi – produttore indipendente;
  • Massimo Spano – autore cinematografico;
  • Veronica Bilbao La Vieja – regista;
  • Il sottoscritto Giancarlo Sartoretto, editor;
  • Pierfrancesco Proietti, giornalista;
  • Paolo Scarlato, regista;
  • Bruno Cascio, direttore della fotografia;
  • Marco Bartoccioni, regista

Giancarlo Sartoretto

(continua)

 

 

Un altro incontro “fisico” nel meetup CINEMA IN MOVIMENTO in via Acciaroli e abbiamo parlato di:

1) progetto di Marco Bartoccioni

La Premessa

Che Roma sia storicamente la Capitale del Cinema Italiano è cosa nota a tutti, Qui hanno sede gli studi di Cinecittà (ormai praticamente privatizzati ), il Centro Nazionale di Cinematografia, l’Archivio Nazionale, il Ministero, la RAI… Qui nei decenni sono venuti in pellegrinaggio e spesso si sono fermati a vivere i Creativi Del Cinema così come le Maestranze.

La Fotografia

Cosa resta oggi di tutto questo? Migliaia di professionisti del settore e di maestranze a spasso, piccole e medie produzioni fallite o alla canna del gas e un’atmosfera da catastrofe post-atomica che deprimerebbe anche il più spensierato ottimista.
Eppure, anche se c’è stata nell’ultimo decennio una certa tendenza a de-centralizzare Roma resta a tutt’oggi la Città con il maggior numero di case di Produzione Cinematografica, il posto dove c’è la stanza dei bottoni dei finanziamenti pubblici e il luogo dove le grandi Major internazionali hanno i loro uffici di rappresentanza. Il posto insomma dove se vuoi “fare Cinema” in qualche modo devi vivere o capitare.
Scuole di Regia, Sceneggiatura, Produzione, Fotografia, Montaggio, Recitazione, Dizione, Scenografia, Animazione, Musica, Sound Design, Computer Grafica, Post Produzione… C’è di tutto! Col piccolo dettaglio che sono quasi tutte in mano a privati!

L’Idea

L’idea è quella di promuovere Roma come Capitale dell’audiovisivo Europeo.
L’avvento di internet e di nuove tecnologie in continua evoluzione stanno cambiando drasticamente in tutto il mondo le forme e i tempi della narrazione. I vecchi schemi sono ormai desueti e non si intravvede all’orizzonte nulla di preciso che lo possa sostituire. Come in tutti momenti di crisi, nel senso greco della parola, questo è un momento di cambiamento storico nel campo degli audiovisivi, nel quale idee, intuizioni e sperimentazione sono determinanti per realizzare prodotti fruibili da quel “Villaggio Globale” di cui tutti facciamo parte.
La proposta è quella di creare un centro unico della cinematografia dotato di Studios adeguati alle esigenze tecnologiche del momento e all’avanguardia rispetto all’offerta europea dove far convergere tutti quegli specializzati del settore che hanno dovuto emigrare per poter lavorare e dotarli di tecnologie all’avanguardia rispetto al resto dell’Europa.
I costi delle tecnologie sono oggi assolutamente abbordabili ed è il fattore umano quello che fa la differenza!
Gusto del bello, inventiva, genialità… sono queste le virtù che ci riconoscono in tutto il mondo e per le quali siamo ricercati!
Cinecittà purtroppo è stata ormai irresponsabilmente venduta a privati che la stanno trasformando in un parco giochi tematico per cinefili. Quello di cui Roma ha bisogno è dunque di una “Nuova Cinecittà”! Uno spazio di lavoro ma anche uno spazio aperto alla sperimentazione e alla ricerca di nuovi linguaggi.
Se intelligentemente organizzato e onestamente gestito, questo spazio è sicura fonte di entrate economiche per la collettività nonché fonte di occupazione e di reddito per tutti i creativi e gli specializzati del settore nonché per l’indotto!
A supporto di questa Macrostruttura sono da immaginare tante piccole realtà nell’ambito di ciascuna Circoscrizione che si occupino in primo luogo di formazione del gusto e della tecnica dell’audiovisivo e di conseguenza si occupino anch’esse di sperimentazione e di ricerca di nuovi linguaggi, con particolare attenzione al mondo di Internet e dei Nativi Digitali.
In queste realtà i professionisti del settore dovranno essere coinvolti a dare corsi di formazione professionale sulle varie discipline e arti del mondo dell’audiovisivo.
Le varie realtà create in ciascuna Circoscrizione produrranno così lavoro e reddito per gli specializzati del settore e formeranno nuovi professionisti da impiegare nella Macrostruttura che abbiamo chiamato per convenzione la “Nuova Cinecittà”.
Queste realtà dovranno inoltre dotarsi di spazi di coworking per permettere alle piccole realtà produttive di realizzare i propri progetti audiovisivi a costi competitivi anche utilizzando con contratti flessibili le professionalità che si andranno via via formando.
L’effetto di queste iniziative sarà quello di maggior offerta di lavoro specializzato, maggiore produzione di audiovisivi e la creazione di un polo d’attrazione internazionale per il settore cinematografico a Roma.
Gli spazi deputati a tali iniziative andranno ricercati fra gli immobili dismessi da riqualificare di proprietà del Comune di Roma.
I fondi per realizzare tali progetti dovranno essere finanziati attraverso l’utilizzo dei Finanziamenti Europei per la Formazione, per l’Animazione, per la Cultura… (L’Italia versa al fondo Europeo più di quanto non riesce a ricevere!). Dal Fondo Nazionale per la Cultura (Renzi ha ipotizzato 1 miliardo). Dai Fondi Regionali. E dai finanziamenti per Roma Capitale.
Se gestita in modo Onesto, Trasparente e Pluralistico l’intero progetto nel suo insieme potrà realisticamente andare a regime nel giro di 3 / 4 anni e potrà cominciare a produrre utili per la cittadinanza.
E’ Ora di ridare ossigeno e speranza al mondo dell’audiovisivo in quanto mezzo espressivo e arte dell’immagine in movimento!
Quale città meglio di Roma potrebbe simboleggiarne il rinascimento del Cinema Italiano?
Roma 30/11/2015

 

 

Questo è il documento su cui discutere tra di noi (con tagli e integrazioni che verranno proposte) da portare al Senatore Airola da parte di Cinema in Movimento.

Sono Sartoretto Giancarlo già iscritto all’Anac 1994-98, con Nico Cirasola e altri abbiamo dato vita al Salon des Refusés al Festival di Venezia dove abbiamo fatto vedere i ns film alla sala Perla in polemica cn la gestione della mostra di Gillo Pontecorvo, ho partecipato all’associazione politica C.I.A.C.– Coordinamento Italiano Audiovisivi Cinema (2006) promossa da Confartigianato assieme a Rean Mazzone (il produttore dell’ultimo film di Cipri) e Amedeo Fago, in cui si parla di cinema come artigianato a difesa di quello che è realmente il cinema indipendente.

Dal 2013 ho aperto un blog nel sito CARO FILM-CAROFOUND di politica cinematografica e ho partecipato alla CONFERENZA NAZIONALE DEL CINEMA del 5.11.13 presso il Centro Sperimentale di Cinematografia in cui nel mio intervento ho individuato 4 punti centrali per risollevare le sorti del cinema indipendente, adesso ne aggiungo altri sperando di completare l’opera previa discussione con tutto il gruppo.

CAPPELLO

Noi, come autori, registi, sceneggiatori, piccoli produttori indipendenti, maestranze, lavoratori del settore siamo preoccupati del fatto che molti dei nostri film non riescono ad uscire in sala o se escono non riescono ad incassare quel minimo che e’ fondamentale per poter continuare ad investire nel settore. In parole povere se facciamo un film ci vogliono altri sette anni per farne un altro perché ci troviamo a confrontarci ogni giorno con una industria (sarebbe meglio parlare di artigianato) SEMPRE PIU’ DEBOLE che si trova spesso a gestire problemi di difficile soluzione finanziaria perché il 50% dei nostri prodotti diventa facilmente invisibile, ma non per demeriti, semplicemente perché non esiste un mercato, una distribuzione remunerativa di questi film, per cui alla fine si va a sbattere contro una realta’ fatta di sterminati mulini a vento.

Quindi una politica cinematografica può caldeggiare una legge di sistema per il cinema che vada quanto meno a potenziare questo settore e mantenere un livello di visibilità di tutti i film, anche quelli più difficili.

Solo 20-30 film incassano quasi tutte commedie, gli altri fanno la fame, tanti attori giovani non vengono visti, c’è lo spreco dell’immagine che è l’evidenza di una immagine dello spreco capitalistico…la situazione è veramente drammatica, perché vorremo che ci fosse anche un rientro… si esce e si rientra e invece qui e lo dico come piccolo produttore indipendente, c’è solo una uscita senza speranza.

Ecco i punti che secondo noi possono risollevare le sorti del settore se vogliamo difendere il cinema degli autori indipendenti da un possibile e quasi sistematico fallimento economico e quindi dobbiamo con urgenza portare all’attenzione istituzionale e mediatica per salvare il salvabile, altrimenti fra qualche anno vedremo solo film giovani, carini e omologati e tanti autori disoccupati

9 punti dovuti all’azione sul campo fuori dalle aule accademiche della politica cinematografica autoreferenziale:

1) REFERENCE SYSTEM

  1. a) Abolire il Reference System è fondamentale per l’accesso democratico al cinema. Quel sistema di punteggio per i progetti presentati al Mibac (Ministero Beni e Attività Culturali) che favorisce il finanziamento dei film dei soliti noti, dalla produzione, dal regista, agli attori fino alla troupe, anche perché si considera il fatto d’aver vinto solo pochi festival importanti e non tutti i festival che ci sono in Italia e nel Mondo, creando una discriminazione “classista” tra festival di serie A e festival di serie B, festival di serie C e quelli di serie D (Dilettanti), registi di Serie A e registi di serie B o C1, C2. Il rischio è che si formi una gerarchia immobile discriminando la creatività e l’accesso ai fondi.
  2. b) Il Reference System è nato dalla riforma del 2004 attuata per mezzo di decreti ministeriali, sotto la spinta dei poteri forti del cinema, i “senatori” della pellicola, i quali volevano che si rispettasse una gerarchia della visibilità. Questo in origine per sconfiggere la tendenza che il Ministero d’allora aveva, di finanziare totalmente con grosse cifre, perfetti sconosciuti, i quali non riuscivano ad incassare neanche una minima parte di ciò che era stato speso, per cui ci sono state le critiche anche feroci dei neoliberisti de IL GIORNALE, perché si davano soldi a pochi e magari raccomandati, creando dei produttori privilegiati. Invece di dare poco a tanti in maniera che i produttori dovessero trovare la differenza, (come adesso sta facendo giustamente il Mibac) davano tanto a pochi (i privilegiati) da farli diventare ricchi a spese della comunità senza che il cinema avesse a guadagnarci.

2) CIRCUITO DISTRIBUTIVO LOW BUDGET

  1. a) Creare un circuito distributivo a capitale misto (Stato e Privati) che sia remunerativo per il cinema a low budget e d’autore, per quei progetti in cui non ci sia Rai o Medusa, anche perché non si può fare un film da festival e pensare di guadagnarci, puntando sulle mono sale del centro storico.

b)Tanti si inventano circuiti alternativi ma sono solo espedienti di lancio del loro film, il problema è che un sacco di film piccoli e di nicchia non vengono visti e così Rai o Mediaset non li comprano e il piccolo o micro- produttore che ha anticipato INCORAGGIATO, in certi casi dal finanziamento pubblico, si trova con le braghe di tela e rimane esposto con le banche, entra facilmente per importi risibili, nella centrale rischi e non piglia più nessun anticipo neanche se si mette in ginocchio e si frusta la schiena.

  1. c) Ci deve essere un circuito di sale che sostengono i film italiani “diversi”, altrimenti come fanno i piccoli produttori a guadagnarci? La loro valorizzazione può passare attraverso una agenzia pubblicitaria, una rivista online che promuova questi autori e un interesse mediatico che ponga all’attenzione questi prodotti, presupposti oggi come oggi per poter creare una confezione decente e vendere un film di questo tipo.
  2. d) Una rivista fatta da filmakers (italiani) per loro, che funga da scambio di esperienze, di annunci ecc. coinvolgendo tutti gli autori di cortometraggi e di documentari, diventa fondamentale se vogliamo valorizzare adeguatamente queste risorse creative togliendole da un certo isolamento dispersivo.
  3. e) Si dovrebbe potenziare una rete insomma! Infine ci dovrebbe essere un accesso gratuito a tutti i programmi della Rai (anche regionale) a fini promozionali.
  4. f) Il sistema distributivo sarebbe a menu, come quello del circuito cinema veneziano, non un unico film in cartellone, ma più film nella stessa giornata a un costo di 5 euro in maniera tale da fidelizzare un pubblico che vedrà tutti i giorni film diversi e quindi i film potranno circuitare da un cinema all’altro di città della stessa regione o di gruppi di regione e in ambiti geografici specifici, nord, centro, isole.

3) TETTO A FILM USA

  1. a) E qui passiamo a un aspetto un po’ delicato che non piace (per niente) ai doppiatori e cioè la regolamentazione della distribuzione dei film Usa .
  2. b) Lo scambio ineguale con il cinema Usa vige da tanti anni. Oggi per poter imporre (a differenza degli anni 60) un film in America ci vogliono parecchi capitali ancora prima che delle idee nuove: “Con Sorrentino e Garrone il nostro cinema arranca negli Usa” diceva Pedro Armocida in un articolo del 29/03/2013 su IL GIORNALE che in passato conservava una linea editoriale contro il cinema italiano. Il film di Garrone, Reality, ha incassato 18.000 dollari e 144.000 dollari il film di Sorrentino girato in America del Nord.
  3. c) E diciamola sta cosa: ci sono troppi film made in Usa (circa 300 nelle nostre sale in un anno) che non danno la possibilità ai nostri film di essere “circuitati almeno in Italia” con grave danno economico.
  4. d) Se non incassano in Italia i ns film dove vuoi che vadano, a parte rare eccezioni, perché oggi i film prodotti sono tanti e ogni Paese promuove i loro e quindi bisognerebbe mettere un tetto annuale – ma non eccessivo – ai film Usa max 250 in maniera che 50 film italiani possano sperare di essere visti.

4) CINEMA TERRITORIALE per dare una identità anche locale al cinema.

  1. a) IL Mibac assegni solo l’interesse culturale, il visto censura ecc., mentre delle commissioni dentro a macroregioni diano il contributo statale che si coniuga con quello regionale e sponsorizzazioni varie locali. Si creerebbero così delle sinergie.
  2. b) Commissioni pagate a letture di progetti presenti ad es. a Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Bari, formate magari da autori di cinema in stand by.
  3. c) Così si creerebbe uno spirito di concorrenzialità tra le varie commissioni (che dovranno essere scelte in alternativa) da chi redige il progetto e la Commissione che lavora meglio (che giudica con professionalità) emerge e quindi i produttori sarebbero incentivati a girare in quei territori dove potranno accedere anche al credito regionale, alle sponsorizzazioni varie territoriali, al coinvolgimento delle persone che può aumentare il pubblico locale.

5) TAX CREDIT ESTERNO ALL’80% e interno al 25%

  1. a) Avendo molta difficoltà ad accedere ai finanziamenti privati, questo strumento fiscale finisce per premiare i film commerciali che non hanno bisogno (paradossalmente) del TAX CREDIT perché posso guadagnare anche da soli. Quindi il Tax credit ha un senso solo se va a finanziare i film difficili e sono film difficili non solo per il contenuto della sceneggiatura, per la rappresentazione di storie, ma anche per la difficoltà ad uscire ed essere distribuiti e quindi devono beneficiare di un credito di imposta fino all’80% da parte di finanziatori esterni e almeno il 25% di finanziatori interni.
  2. b) Se poi un circuito distributivo efficiente remunerasse questi capitali investiti si creerebbe di fatto un circolo virtuoso per un cinema più libero e vario tale da assicurare un “pluralismo” produttivo.

6) FILM INDIPENDENTI

  1. a) Sono da considerare indipendenti tutti quei film che non vengono preacquistati dalle Tv attraverso un diritto di antenna o da altro e che cmq non vengono finanziati dalle Tv cn l’eccezione della vendita postuma. E comprende piccole e microproduzioni che trattano soprattutto documentari e cortometraggi.

7) RAI SERVIZIO PUBBLICO

  1. a) Una parte di quote obbligatorie d’acquisto deve riguardare film indipendenti nel senso del punto 6) pari al 40%.
  2. b) Rai cinema deve rendere pubblico on line l’elenco dei diritti acquisiti e in particolare il diritto d’antenna dei singoli film e il nome delle società contrattate durante l’anno.
  3. c) Un Registro on line dei film finanziati a tutti i livelli: sviluppo, pre-produzione, produzione, post-produzione specificando il tipo di finanziamento che ha beneficiato la società e se si tratta di lungometraggio o cortometraggio, anno per anno.
  4. d) la messa in onda dei progetti finanziati e lo share ottenuto per vedere anche i risultati delle scelte.

8)FICTION

  1. a) Accesso democratico con progetti presentati da micro, piccoli, medio e grandi produttori che verranno cmq discussi in sede Rai.
  2. b) Sempre in rete Rai Fiction farà vedere i progetti promossi e i criteri adottati e discussi.

9) MIBACT

  1. a) Per quanto riguarda le tasse da pagare all’atto dell’iscrizione dei progetti per il riconoscimento dell’interesse culturale, occorre differenziare l’importo anche per budget, inferiore a 1 milione di euro, fino a 1.500.000. oltre.
  2. b) Il Mibact continua ad attivare una commissione di interesse culturale per i progetti che sono da considerare a rilevanza nazionale.
  3. c) Lo sviluppo delle sceneggiature sarà svincolato dall’obbligo di fare un film e diventerà un concorso. Le sceneggiature finanziate verranno messe on line a cura del MIbact per il reperimento di eventuali finanziamenti esterni.

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