Avete mai sentito parlare di coloro che mettono zizzania per il gusto di creare casino in mezzo alla gente, ai gruppi e agli amici e loro sono contenti come giannizzeri che hanno fatto il sacco di Roma, si perché i zizzanizzeri costruiscono sacchi intorno alle persone poi li mettono nelle loro teste quasi da soffocarli e li invitano a parlare nel linguaggio soffocato di tutti i giorni, creano un vespaio là dove c’era tranquillità, intrighi dove c’era normalità, mettono uno contro l’altro, alimentano sospetti sulle persone. Il zizzanizzero parla male di loro con lui quando non ci sono, parla bene con loro quando non c’è lui e sta in compagnia come se fosse un amicone:

“ via, io ti do una soluzione dai!”

E invece insinua ma velatamente, dice e non dice, appoggia una parola come per vedere le reazioni:

“ma dico non hai niente di meglio da fare magari startene per conto tuo e pensare” uno gli verrebbe da dire.

No, il zizzanizzero crea intrecci fantasiosi, previsioni catastrofiche quando non ci sono nemmeno le condizioni per farlo, prevede cose disastrose e quando la realtà lo smentisce briga in tutti i modi per smentire la stessa realtà. Ma perché vuole fare tutto questo?

Perché gli intrighi aiutano a vivere e diventano Le Relazioni Pericolose, creano un film quotidiano, danno un senso a delle relazioni che altrimenti sarebbero piatte e conformi, sono il sale della vita ma anche il sole, danno quel tocco di gioco e quel gioco un po’ da tocchi.

Oggi però col social alla realtà si accompagna il virtuale dove belle ragazze spesso cn profilo falso sono seguite da stormi di ragazzotti baVosi che le osannano ma anche da vecchi maturi dove passano anche contenuti, FOTOGRAFIE, CITAZIONI, FILOSOFIE MA DOVE I ZIZZANIzzeRI PERDONO IDENTITà perché HANNO BISOGNO DI UNA SOCIETà tradizionale, magari  SUPERIORE aristocratica nei privilegi ma assolutamente fisica, vera, perché il virtuale sospende molto spesso le reazioni non solo le azioni, se tu dici una cosa e che al tuo amico-conoscente virtuale non garba non ti risponde e quindi si decondiziona dalla tua presenza che diventa anche un’assenza. Il virtuale è fatto di presenze e di assenze, una via di mezzo, in cui i personaggi sono dimidiati, non pieni di sé, in cui tutto va veloce e le informazioni una dietro all’altra nel rotolo delle meraviglie