DIBATTITO SULLA LEGGE CINEMA di Gian Sart

La Brai centra molte problematiche del Cinema indipendente anche se non su tutte le questioni sono d’accordo. Ritengo che su certi punti lei sia più ideologica, noi siamo più disincantati, più post-politici.

Ad es. (non) siamo assolutamente d’accordo sul concetto di Stato che deve per forza finanziare la cultura, ma noi preferiamo la Comunità come luogo di aggregazione culturale dove ci sono enti e organi ubicati sul territorio, associazioni dal basso ed una comunicazione molto più orizzontale.

Lo Stato invece è il luogo dei “rubinetti” ma anche di lotte di potere che a volte sfiorano la “mafiosità” partitica per accaparrarsi soldi pubblici, in cui molti personaggi senza scrupoli facendosi proteggere dai politici di potere (quelli giusti) fanno man bassa di finanziamenti per loro e il loro clan, poi per giustificare questi finanziamenti nascono delle deformazioni burocratiche  delle stesse leggi o decreti e regolamenti, per far passare l’amico, il progetto meritevole è sempre il primo degli esclusi, nascono anche false culture funzionali al finanziamento pubblico.

Insomma io ho sempre immaginato una stanza dei rubinetti affollata di gente che te la raccomando, tu cerchi di entrare, ma la calca ti spinge indietro, quando finalmente con grande fatica riesci a trovare un pertugio sul più bello che sei in prossimità del rubinetto e pregusti la possibilità di aprirlo,  di spalle vieni ferocemente spintonato e gettato a terra, perfino calpestato al punto che alla fine cerchi di strisciare verso l’uscita  più ammaccato che mai, e se ce la fai giuri che piuttosto vai a vendere….

La Comunità è una entità mobile, più leggera  dove la cultura promana da varie socialità ed agisce il volontariato.

In secondo luogo l’Editoria e i Giornali non possono essere finanziati dallo Stato, (questa è una intuizione di Beppe Grillo,  perché i grandi gruppi alterano la realtà dei problemi e manipolano la gente  che viene indotta a pensare su certe questioni e non su altre, e quindi anche le masse reagiscono secondo i dettami dei grandi gruppi politici e finanziari: per fortuna ci sono i  social che riescono a riequilibrare tutta una serie di punti, e a far discutere la gente su problematiche di interesse della gente, ma anche i social che ormai sono diventati opinion leaders non sempre ce la fanno a (non) parlare di ciò che preme ai giornali.

Per quanto riguarda le Associazioni di Cultura Cinematografica, queste Associazioni  possono essere fondamentali per la gestione della formazione nelle scuole e in più possono lavorare per creare un circuito di qualità delle sale assieme alla FICE Federazione Italiana Cinema D’essai, anche se non ho capito come mai molte di queste multisale della FICE hanno una programmazione assolutamente normale.

Infine Mino Argentieri uno storico del Cinema ci dice che il Ministro Franceschini è andato a ripescare la normativa che  esisteva  durante il fascismo e quindi una normativa “ministeriale” burocratica e velinara, ergo nessuna innovazione da parte di questo governo e il disegno di legge Franceschini peggiora notevolmente quello di Di Giorgi (già criticabile) per la presenza di burocrazia ministeriale (vedi il Ministro Dino Alfieri durante il fascismo) insomma ci sono motivi per piangere….ma in che paese siamo? Svegliatemi, il sonno della ragione cinematografica partorisce mostri legislativi. Ritorniamo allora alla 1213 del 1965 che è molto più avanzata. Un tappo Corona almeno sigilla una bottiglia di vino decente.

Giancarlo Sartoretto