PERCHE’ I FILM ITALIANI NON ESCONO  (è un articolo di qualche tempo fa)

Continua la flagellazione degli autori italiani che hanno osato fare un film che non ha incassato, continuano le solite peraltro sterili polemiche sui finanziamenti pubblici al cinema con la demonizzazione giornalistica, da quale pulpito! (visto che i giornali sono tutti finanziati dallo Stato) di chi incassa pochi spettatori. Molti di questi film non usciranno e se usciranno faranno pochi euro perché il mercato è dominato dagli Usa. Su 100 film distribuiti 70 sono Usa, qualche europeo e resto del mondo, un 28% di italiani di cui 20 sono più o meno commedie e cinepanettoni, variazioni di commedie, qualche drammatico e uno o due documentari.

Oltre agli 81 film pronti ce ne sono più di 79 in post-produzione, cioè parliamo di 160 film italiani COMPRESE LE COPRODUZIONI senza contare i cortometraggi e i documentari.

Prendersela poi con i produttori è come sparare cannonate alle lucertole e comunque tra questi ce ne sono molti di indipendenti che tribolano e fanno sacrifici, talvolta pagano anche le sale per vedere il film uscire. E’ vero che ce ne sono 7-8 produttori – che grazie ai loro “appoggi” si sono beccati IN PASSATO un sacco di finanziamenti pubblici e talvolta sono stati più attenti a intascare i soldi che a far uscire i film, ma la stragrande maggioranza dei piccoli produttori ci mettono l’anima e se riescono magari con qualche sponsor a fargli una buona edizione (a differenza invece di quelli che pensano solo ad intascarsi i soldi e che fanno una cattiva edizione al film) sperano sempre fino all’ultimo in un miracolo, pure gli autori ripongono tante speranze ed aspettative nei loro film, tanti sogni a occhi aperti, tante illusioni, e se poi non se li fila nessuno a cominciare dei critici, inizia l’elaborazione del lutto che continuerà per parecchi anni e questo succede perché tutti ci dicono in coro: non c’è mercato, c’è solo Stato e lo Stato non fa il mercato e il mercato non può farsi stato e quindi la nostra produzione per essere assorbita e incassare dovrebbe essere di 30-35 film all’anno. Ma come si fa ad arrestare la grande ondata filmica e creativa quando ci sono un sacco di autori che producono autonomamente il loro corto e molte opere prime dignitose se non belle. Come facciamo? Vogliamo ricacciarli indietro e dirgli cambiate mestiere o invece farli vedere da qualche parte i loro film attraverso magari la creazione di un circuito off di sale cinematografiche decentrate e digitali e la creazione di una agenzia (con fondi misti, pubblici e privati) che sappia promuovere questi prodotti sia in Italia che all’estero, per venderli magari alle tv estere, o perché non sfruttarli direttamente su internet in videostreaming a un prezzo di 3 euro o farli vedere in tv nazionale e far votare la gente, idee ce ne sono basterebbe avere la volontà di fare qualcosa.

Tutti i produttori veri sarebbero disposti a tirar fuori 100.000 euro se una agenzia pubblicitaria (Filmitalia?!promuovesse il prodotto sia nei media italiani che all’estero) a questo proposito i film con poche chance potrebbero consorziarsi per spendere meno in inserzioni pubblicitarie.

Ma da qui a sperare che nel mercato “ristretto” del theatrical questi film possano incassare è come cercare la luna nel falò, A MENO CHE NON SI DECIDA – E QUESTA è RIVOLUZIONE, a far uscire il film Usa sottotitolati e quindi con l’handicap, praticamente si può stimare un acquisto di mercato di film italiani di altri 28 punti arrivando al 50%, poi però si incazzerebbero i doppiatori che vivono e mangiano bene con il cinema Usa.

Ma come si fa in altro modo a aumentare la quota di mercato quando ogni scena se non ogni singola inquadratura di film Usa costa milioni di dollari, (tanto loro dominano i mercati di tutto il mondo con i block busters).Con i soldi di uno in Italia ne fai cento. Cento più Cento………I film blockbasters saranno oggetto di un prossimo post dal titolo IL MONOPOLIO DELL’ALTO COSTO.

Giancarlo Sartoretto