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1 – DECRETO VALORE CULTURA E TASSA A CREDITO

4 Settembre 2013

La cultura ormai sopravvive grazie al DECRETO nn divino ma umano, è diventata una legge dello Stato e quindi della Comunità che si preoccupa di preservarla, anche perché ci si può guadagnare in biglietti venduti ed in immagine.

Peccato che il cinema italiano languisca quasi come un corpo anoressico e rinsecchito perché i suoi biglietti vengono richiesti sempre meno e rimane assopito in un tavolaccio d’ospedale con la bombola dell’ossigeno in attesa di una operazione di salvataggio, ce la farà a riprendersi?

Non bisogna essere pessimisti, si continua a produrre tanto anche se pochi guadagnano perché tutti vogliono fare grandi cose e la speranza è sempre la …“penultima” a morire.

Quindi oggi passiamo in rassegna-stampa  l’importante novità dell’aumento del doppio del rifinanziamento del Tax Credit che era stato di 45 milioni, e quindi diventerà pari a 90 milioni di euro per sempre, come nella pubblicità delle compagnie telefoniche.

Ricordiamo per inciso che il tax credit è un importante strumento che permette ai privati di avere uno sconto fiscale del 40% se investono nella produzione di un film.

Sappiamo quanto sia altamente rischioso l’investimento nel cinema e nei film che per loro natura sono prototipi (unici) e questo aiuto è presente in tutti gli Stati del Mondo, Usa compresa.

E’ una politica fiscale per attrarre investimenti anche dall’estero, ma soprattutto per attrarre produzioni estere, quindi non ha niente a che vedere con i finanziamenti alle singole produzioni più o meno a pioggia come si è detto a più riprese confondendo le due cose.

Cominciamo dal luogo istituzionale per eccellenza che è il MIBAC (Ministero Beni e Attività Culturali) il quale redige una nota in data 26/08/2013 a commento del Decreto Legge che si intitola VALORE CULTURA – D.L. 8/8/2013 n. 91.

Il ministro Massimo Bray ha detto che questo sconto fiscale bisogna stabilizzarlo, mentre il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha calcato sul fatto che “con questo provvedimento si vogliono attrarre produzioni cinematografiche dall’estero ponendo la cultura come bandiera principale del nostro Governo”.

Vediamo cosa dice questo D.L. 91/13.

L’art.1 riguarda Pompei, la Reggia di Caserta e il Polo Museale di Napoli e altri provvedimenti della Regione Campania,

l’art. 2 parla dell’inventariazione e digitalizzazione del Patrimonio Culturale Italiano che coinvolge 500 giovani da assumere,

l’art. 3 si ferma ad analizzare le disposizioni finanziarie per garantire la regolare apertura al pubblico degli istituti e luoghi di cultura,

l’art. 4 ha a che vedere con le opere rappresentate senza scopo di lucro nelle Biblioteche,

l’art. 5 riguarda il finanziamento dei Nuovi Uffizi e del Museo della Shoah di Ferrara.

L’art. 6 si occupa dei Centri di Produzione dell’Arte Contemporanea, mentre al successivo Capo II° si considerano finalmente le disposizioni urgenti per il rilancio del cinema, per le attività musicali e lo Spettacolo dal Vivo.

L’art. 7 considera la musica di giovani artisti e compositori emergenti e all’art. 8 vediamo le disposizioni urgenti per il settore cinematografico.

Al comma 2 si parla di 45 milioni (di integrazione) per l’anno 2014 e 90 milioni a decorrere dal 2015, SALVO AUTORIZZAZIONE EUROPEA, perché se la Commissione Cee dice NISBA non si può far niente, ipotesi però remota visto che ha già approvato una prima tranche di Tax Credit nei tre anni precedenti.

E veniamo al problema spinoso della copertura che si trova al comma secondo dell’art. 15, nel testo si cita l’art. 8 (il nostro articolo) si parla di 45 milioni per il 2014 e 90 milioni a decorrere dal 2015 e per sempre (peccato però che al successivo punto D) non si dica niente riguardo alla copertura, non si accenni cioè ai 90 milioni, ma di 49.129.500,00 che saranno coperti con le maggiori entrate previste dall’art. 14 commi 1,2,3. che sono le tasse sui lubrificanti e Accisa su alcool.

Il comma 1 riguarda i lubrificanti, il comma 2 la birra (della serie beviamoci una birra per la cultura) e infine il comma 3 riguarda il fumo. Dal primo gennaio 2014 il prelievo fiscale sulle sigarette deve assicurare maggiori entrate pari a 50 milioni di euro (nessuna copertura derivante dai risparmi del finanziamento alla politica per la cultura) cmq meglio che il fumo vada in cultura che la cultura vada in fumo.

Per finire la noiosa elencazione degli articoli, l’art. 9 riguarda il sistema di contribuzione pubblica allo spettacolo dal vivo e al cinema (non si paga più il bollo per le domande di revisione cinematografica) e l’art. 10 fa riferimento ai teatri, l’art. 11 alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, poi al Capo III° ci sono le disposizioni urgenti PER ASSICURARE EFFICIENTI RISORSE AL SISTEMA DEI BENI, DELLE ATTIVITA’ CULTURALI, l’art 12 per facilitare le donazioni dei privati, l’art. 13 disciplina gli organismi collegiali e l’art. 14 tratta di oli e lubrificanti per il cinema e l’accisa. L’art. 15 ci fa vedere le coperture e poi c’è la chiusura cn le norme transitorie e le sottoscrizioni del Decreto Legge a mo di saluto finale.

Passiamo ai commenti dei giornali: a Radio24.Il sole24ore.com, nell’articolo si parla della cultura come valore aggiunto, tanto è vero che per “Riccardo “Tozzini” presidente dell’“Anichetta” ERA UNA QUESTIONE DI VITA E DI MORTE (si sarà fatto i suoi calcoli). Stop quindi alle proteste annunciate per la prossima Mostra di Venezia.

Milano Finanza del 3 agosto 2013 titola l’art. Un cinema on the Road a firma di Zapponini Gianluca: “la crisi morde il grande schermo e nell’attesa di tempi migliori, meglio portare la produzione made in Italy in giro per il mondo” in una specie di fi(li)era della vanità, (della serie venghino siorri e siorre).  Si vuole portare – grazie a un finanziamento di 1 milione di euro – i film negli Stati Uniti, America Latina, Cina, Giappone e Corea del Sud, un articolato road show della durata di 2 anni e viene voglia di aggiungere in cui le attrici e gli attori compaiono nudi in appositi carri carnevaleschi per attirare il pubblico pagante. Zapponini la considera una mossa astuta, ci sarà cmq un sostegno economico a copertura delle spese di promozione e lancio della pellicola in America Latina e nel Far East. Poi sarà possibile distribuire fino a ben (incredibile) 20 pellicole italiane sul mercato a stelle e strisce. Quindi la reciprocità è rispettata, per una pellicola italiana distribuita in Usa ci sono 20 pellicole Usa distribuite in Italia. Un rapporto giusto,veramente democratico.

E dulcis in fundo ci sarà (non poteva mancare la pennellata) anche la diffusione in tutto il mondo del documentario italiano. Bah si resta sbalorditi, come si fa a crederci, bà, mi sembra una bà…lla colossale e il tutto, continua il nostro imperterrito, con un milione di euro di finanziamento pubblico, pensa se erano due milioni cosa si sarebbe potuto fare.

Ritorniamo al Valore €ultura, cosa ci dice l’Unità di diverso dai precedenti: Luciana Cimino esalta, (è ENTUSIASTA) Massimo Bray Ministro del Mibac: “erano 30 anni che un governo non dedicava un intero decreto al settore” riportando fieramente le parole di Bray.

Ci sarà quindi lo stop ai finanziamenti a Foggia (Pi no effe) a Pioggia! Ahh. Nell’art. si parla soprattutto dei siti archeologici e solo verso la fine si  registra un gran sollievo nel mondo del cinema per il finanziamento di 90 milioni del Tax Credit. “Tutti gli operatori quindi hanno guardato con sollievo a questo provvedimento per la Cultura, c’è da essere soddisfatti” lo dice anche Andrea Marcucci presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama.

Vediamo adesso le posizioni più approfondite di Tafter (5/8/2013). E’ una rivista di Cultura a tutto tondo che analizza i processi economici dietro alle produzioni culturali. Bruno Zambardino si occupa di cinema ed è l’estensore di un articolo Decreto Valore Cultura – Cosa c’è dietro?

Si parla di entusiasmo condiviso da parte delle Istituzioni del Cinema per il rinnovo del Tax Credit a parte l’Anac che invece afferma che il Cinema rimane un “malato in rianimazione le cui condizioni restano critiche”.

Zambardino va ad analizzare i comunicati stampa e altri documenti per ricostruire la FORMAZIONE DELLE DECISIONI che stanno alla base del Decreto Cultura. E alla fine viene fuori che ci sono 3 parlamentari di SCELTA CIVICA che stanno nella Fondazione ITALIA FUTURA dove tra gli iscritti c’è anche Riccardo Tozzi. (ah bè allora si capisce tutto verrebbe da dire) ma invece è solo una “supposta” fra le tante. Secondo Zambardino più del Pd o di Bray sono costoro ad aver indirizzato  il governo – ma insomma non è che ci interessi più di tanto il risvolto della faccenda, se è una Fondazione o l’altra, (quella di D’Alema)  l’importante è che sia stata fatta una legge, anche se l’intervento appare sempre dentro una “pratica emergenziale” a detta di Zambardino: “provvedimenti quindi che rimangono frammentari ed occasionali nonostante l’entusiasmo del Ministro, era da 30 anni che non c’era un intervento cosi (dis)organico??? Ci si chiede: cosa significa che “i fondi non saranno più assegnati a pioggia sui diritti acquisiti…saranno invece distribuiti in relazione alle attività svolte e rendicontate..”.Va bè, cmq è sempre un passo avanti visto che si temeva qualche emendamento dell’ala estremista neoliberista rappresentata in parlamento da Brunetta che invece alla fine non c’è stata.  Poi scopriamo che tutto questo articolo è uguale spiaccicato a quello di Angelo Zaccone Teodosi di Confinionline.it, praticamente clonato. 

Secondo “Tafter” il decreto dimostra una certa vocazione propagandistica dentro alla politica-spettacolo, che comunque viene presentato da Tafter (con una punta di autocompiacimento) in anteprima assoluta. Si passa all’analisi semiologica e semiotica del testo: “ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di emanare disposizioni urgenti”!!! (va bè la fretta, ma scrivi meglio no?) cmq è una formula per giustificare lo strumento speciale del “decreto-legge”, poi la Rivista approfondisce articolo per articolo il testo e il contesto (si può leggerlo nell’Ufficio Stampa Anica del 19/8/2013).

Perché l’agevolazione solo al cinema e non ad es. alle imprese videoludiche italiane o alla fiction? Si chiede qualcuno.

Perché questo privilegio? Ribadisce un altro.

Provo a rispondere io: innanzitutto il credito d’imposta non può essere dato a tutti altrimenti le tasse sarebbero insopportabili, in secondo luogo si privilegia la cultura che c’è dentro al cinema che deve essere “preservato” (il cinema assieme alla cultura) e non senza, neanche il contrario. Il cinema  come lingua e linguaggio, come costume,   come strumento di elevazione anche “spirituale” di un popolo, che serve ad aumentare il “deposito storico”, si sceglie il cinema perché più di altri ha queste caratteristiche e si trova a vivere nell’incertezza di un mercato in cui domina il monstrum americano che tende a distruggere il nostro specifico culturale, per sopravvivere a questo mercato bisogna parlare inglese mentre la fiction è protetta dalle televisioni e il produttore di fiction non rischia nulla, il suo unico problema è quello di ridurre i costi per guadagnarci di più, per questo (ed è vergognoso) con i soldi della Rai e quindi pubblici, fa lavorare le maestranze dei paesi dell’est attraverso il processo di esternalizzazione produttiva, la tanto molesta delocalizzazione.

Giancarlo Sartoretto

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