Effetto Domino film di Alessandro Rossetto, ovvero l’effetto del dominio delle banche che possono distruggere qualsiasi affare, economia ect., grazie al potere economico e politico che possiedono. Il film si disvela come un saggio con spunti grotteschi in cui si concretizza il business della vecchiaia, ma il racconto cinematografico procede con difficoltà per la troppa freddezza e un finale “nobbuono” (il geometra che piange, almeno gli avesse sparato ad una gamba) e questa gelida manina che si trascina nel racconto cinematografico non tocca i personaggi se non nel loro lato torvo rendendo difficile l’empatia con una vicenda che diventa vieppiù cattiva. Va tutto bene come rappresentazione delle parti e degli argomenti, ma le inquadrature troppo documentarie e a volte superflue si seguono con fatica e così pure la voce narrante che diventa un deus ex machina didattico. Questo da un punto di vista dello spettatore qualunque, magari al critico piace di più, ma di solito lo stesso non paga per andare al cinema. Film presentato alla 76° Mostra del Cinema di Venezia nella Sessione Sconfini. Prodotto dalla Jole film e da Rai Cinema.
CAFARNAO
CAFARNAO regia di Nadine Labaki, è un gran bel film in chiave realistica che descrive la miseria di una metropoli come Beirut in cui un ragazzetto, dopo la morte prematura di una sorellina data precocemente in sposa, denuncia i genitori ad un tribunale accusandoli di averlo fatto nascere e vivere in quell’inferno di sfruttamento e privazioni, in uno stato d’animo di perenne arrabbiatura. La condizione di insopportabile emarginazione è quella di un ultimo tra i tanti, di un bel ragazzino profugo siriano, dallo sguardo intenso, di gran bravura: si chiama Zain Al Rafeea.
Quella stessa miseria che c’era anche in Italia negli anni trenta, mi ricorda un libro che stavo leggendo in questi giorni: “GINO e RITA” di Oscar Stival, Ed. Istresco, in cui lo stesso ragazzo Gino chiede al padre anafettivo, perché lo aveva fatto nascere.
Sono si le condizioni economiche precarie di chi rimane senza mangiare (come si farebbe in quelle zone a fare una campagna politica contro l’uso della plastica?) ma anche quel pensiero tradizionalista che permea suo padre e la sua famiglia e anche le tante famiglie povere del circondario, al quale si ribella Zain, pensiero che diventa il fulcro di un disagio a cui non si sa dare risposta, dove il fatalismo religioso crea solo immobilismo e aspettative messianiche.
Zain fa la conoscenza in corriera (doveva andare a trovare la nonna) con un bizzarro vecchio (sembra Toni Negri), in età piuttosto avanzata e che cerca di vendere qualcosa travestendosi da uomo- scarafaggio, (intermezzo umoristico con l’uomo ragno) incontra una emigrante clandestina: Rahil che allatta il suo bebè da poco nato e Zain dopo aver fatto amicizia con lei (un’altra ultima), si prende cura di suo figlio mentre lei lavora senza documenti, così finisce per essere accalappiata dalla polizia.
Il ragazzo è costretto a provvedere al bambino africano, lo porta con sé nei quartieri della metropoli trascinandolo in una specie di carretto circondato da pentole e presentandolo come suo fratello, alla occorrenza inventandosi delle storie assurde per giustificare la sua differenza di colore, vista la difficoltà di procacciarsi il cibo per sé e il bambino sogna la possibilità anche lui di emigrare in Svezia che diventa il miraggio della cuccagna, una sorta di desiderio di un luogo divino, poi la storia ha un epilogo drammatico: è costretto a separasi dal bambino, finisce in carcere e cerca disperatamente telefonando ad una televisione privata, di far parlare del suo caso, la televisione è uno strumento potentissimo, il media che smuove tutto e lo fa diventare un eroe.
Nel corso del film sono tanti gli sguardi in macchina da parte dei passanti, che però non danno fastidio come succede invece in certe scene d’azione nei film di inseguimenti e sparatorie, la storia emoziona e coinvolge e il miraggio della Svezia attraverso la Turchia o molto più pericolosamente attraverso i barconi del mediterraneo, vige come meta anche nell’interessante film doc. ad episodi di registi vari dell’Associazione ZaLab: PAESE NOSTRO, dove il progetto SPRAR (basato sull’accoglienza diffusa) diventa occasione di riflessione e scambio tra operatori sociali e emigranti di colore che si trovano nella Penisola, di fondo vorrebbero anche loro andare in Svezia, che però rimane un miraggio perché molti vengono respinti dai paesi europei che li rimandano in Italia e non nei loro paesi d’origine.
Film prodotto a seguito di un bando pubblico del Ministero degli interni su un progetto europeo e uno dei registi del progetto, Andrea Segre, presente in sala (Cinema Edera di Treviso) si lamenta che il film non sia stato distribuito; a presentare il film in sala è anche il candidato alle elezioni europee: Antonio Silvio Calò.
Il bando l’hanno vinto quando era al governo il Pd con Renzi, si è bloccato col governo Gentiloni sempre del Pd e Segre vuole che il candidato Calò dica per quale formazione si presenta: è sempre il Pd di cui si parla, insomma è una specie di censura domestica o meglio casalinga e adesso il regista spera nell’Ucca L’Unione dei Circoli Cinematogrfici dell’Arci che distribuisca il film per rompere questo silenzio….come non sperarci. Intanto la serata chi l’ha pagata?
GREEN BOOK di Peter Farrelly
E’ un film delizioso, politicamente corretto in cui il razzismo del sud Usa ci fa una brutta figura perché preferisce non accedere al grande santuario dell’arte pur di mantenere antiche regole, antiche abitudini di discriminazione. E’ molto meglio di quegli americani perfidi e razzisti perfino l’italo americano buttafuori in combutta con certe facce poco edificanti, ma che almeno ha un po’ di quell’umanità famigliare che comunque fa accettare i negri se costoro hanno una dignità che li rende superiori. E’ vero che c’è questa ambiguità iniziale ma una volta capito il livello l’Italiano mette da parte i pregiudizi e cerca di aiutare a modo suo l’amico andando anche contro le istituzioni razziste, perché anche lui è nato e cresciuto in un ambiente aberrante e discriminante, un magiaspaghetti come viene definito al punto che si crea una solidarietà tra i due personaggi, un grande musicista nero e un grande uomo di cuore, bianco.
Perfetti i due personaggi, bravi i due attori, Viggo si cala bene nel personaggio italiamericano e anche Mareshale Ali non è dammeno nell’esprimere la superiorità nera e alla fine l’insieme deborda verso una emozione che ha a che fare con l’amicizia sentita con intensità. Un film perfetto, un road movie tipico. Premio Oscar 2019
VEDIAMO UN PO’, anzi due po?
Vediamo un po’, il governo del cambiamento sta facendo molto poco per la cultura, almeno il cinema rimane in una zona franca dove trovano spazio solo le polemiche verso l’attore Banfi e quindi permane una situazione di stagnazione.
Lo sappiamo che il mercato è in mano al cinema di genere Usa pieno di grossi investimenti anche se ultimamente qualche prodotto sembra più un videogioco e dove i film interessanti sono spesso indipendenti, poi c’è il cinema europeo da festival, quello italiano da commedia, infine Sorrentino e una fascia sempre più risicata di autori storici, mentre il cinema più indipendente italiano molto spesso fatto in economia, ma con idee molto forti, rimane ai margini, anzi per l’Anica l’associazione degli industriali cinematografici, la categoria del basso budget non dovrebbe neanche esistere, non sono prodotti da vedere e promuovere, quindi questi film vengono poco visti e mal distribuiti, verrebbe da dire che sono fuori dal mercato (parlo anche dei documentari) però sono tanti soprattutto i giovani che spingono verso quella direzione di libertà espressiva, possibile che non si possa creare un circuito di sale in grado di diffondere questi film indipendenti anche il Italia? Invece la chiusura c’è anche in questo governo, non ci sono segnali positivi forse perché si punta su altre questioni, però così si finisce con l’inaridire la fonte del cambiamento e proseguire solo affidandosi alla pancia delle persone.
LONTANO DA QUI, REGIA DI SARA COLANGELO
Questo film costituisce un vero gioiellino che guarda alla società materialista di oggi con spirito critico. Una maestra della scuola materna insoddisfatta dei suoi due figli che vivono lontani da se stessi, scialbi, indifferenti a tutto e poco curiosi, entra in contatto con un bambino che pur non potendo scrivere per l’età ogni tanto inventa una poesia che si scopre essere di grande qualità artistica, quasi impossibile per un bambino di 5 anni. La maestra trascrive queste poesie e in un corso serale di linguaggio poetico che frequenta, dice che sono sue destando l’ammirazione di un poeta che gestisce il corso e copre di attenzioni il bambino che considera un genio, ma la sua ammirazione la spinge oltre contattando il genitore che è però favorevole ad una educazione convenzionale. Intanto al corso serale continua a recitarle come se fossero sue però ad un certo punto di fronte ad un reading poetico cambia idea e vuole che sia il bambino a partecipare contrastando il disposto del genitore che lo voleva impegnato in una attività sportiva, lei lo porta al reading dove tra altri poeti adulti riscuote molto successo e infine lo rapisce e scappa in un albergo sul lago, ma il bambino non ci sta capisce che c’è qualcosa che non va e telefona alla polizia. Il film si conclude quando a lui gli scappa una poesia ma non c’è nessuno che lo ascolta. Il bambino aveva intuito che c’era qualcosa che non funzionava, voleva si stare con la maestra però lei esagerava, e noi capiamo che aveva bisogno di uscire dalla mediocrità della sua vita e temeva che lo stesso bambino circondato da un ambiente sbagliato avrebbe perso ben presto la sua ispirazione per essere fagogitato dentro agli orribili schemi della società odierna, ma questo non poteva giustificare il fatto di isolare dal mondo il piccolo poeta per difenderlo dalle insidie che avrebbe incontrato crescendo.
MENOCCHIO film di Alberto Fasulo
Ho visto un film interessante come Menocchio per la regia di Alberto Fasulo che però prende una piega troppo ripetitiva nelle immagini in primo piano togliendo forza al racconto, c’è si una immersione in una storia rinascimentale con una religiosità laica ben interpretata dagli attori, ma le inquadrature costantemente in primo piano, sarà perché ero in prima fila al cinema Edera di Treviso (tutto pieno) veniva voglia di vederle più larghe, almeno ogni tanto. Era tutto un ricercare le immagini della pittura del ‘500, tanti quadri come se ogni inquadratura fosse pittura, solo che in questo modo i personaggi rimanevano in una staticità bella come forma ma un po’ ridondante, forse una maggiore attenzione alla sceneggiatura avrebbe dato più fruibilità alla storia tratta da un libro di Carlo Ginzburg “Il formaggio e i vermi” ed. Einaudi e alle voci del tempo, c’erano troppi silenzi e un linguaggio a tratti sviluppato per bene a tratti un po’ ridotto che nega quel tanto di dinamicità pur sempre in un quadro autoriale dell’autore, alla fine si sta più di un minuto sul viso di Menocchio che abbiamo visto abbondantemente in tutti i chiaroscuri pittorici del film, mi ricordava un certo Paolo Benvenuti ma il quadro povero delle scene nell’insieme non dà una forza trasognante, da renderlo emotivamente coinvolgente.
RED LAND – ROSSO D’ISTRIA
Ho visto il film RED LAND e l’ho trovato cinematograficamente ben fatto e ben curato nei particolari essendo in costume e quindi anche molto costoso, sembra un film di genere col criterio di amico-nemico che tanto funziona nel racconto cinematografico così come riducendo la complessità degli schieramenti in campo, in buono e cattivo, questa volta però sono i fascisti gli amici buoni e i comunisti titini i nemici cattivi, quindi il film diventa ideologico con toni melodrammatici accentuando la triste fine dei vari prigionieri italiani, tra cui Norma Cossetto, gettati nelle foibe, dopo essere stati uccisi ad uno ad uno, però delle foibe non se ne parla molto, giusto nel finale, trascurando un po’ il dramma personale della Cossetto, la cosa più importante era quella di dimostrare nei titoli di coda i 7000 morti infoibati, motivo per avere finanziamenti pubblici, senza ricordare che a qualche km da lì a Trieste nella risiera di San Saba altrettanti furono gassati ed erano per la maggior parte croati, sloveni e antifascisti italiani e molti titini. Insomma se si vede solo una parte e si nega l’altra come se non esistesse e quindi fosse giusto annullarla, si fa lo stesso errore che fanno gli avversari.
Per quanto riguarda gli Istriani il film fa capire che il loro destino era segnato in quanto fenomeno legato al fascismo che se fosse stato sconfitto ne avrebbe seguito le sorti così come negli anni 30 i fascisti avevano snazionalizzato i croati e gli sloveni, la vittoria dei comunisti titini avrebbe fatto il contrario, anche se c’è da dire che un certo numero di italiani rimase, soprattutto contadini ma dovette subire il cambio di nome e quindi secondo il film non potevano essere italiani. Si poteva creare una zona franca? Sin dagli antichi romani chi vince ha il potere di cambiare le cose, chi perde può solo mantenere la vita…se ci riesce. La guerra purtroppo per i vinti è questo e fa questo.
IL CNA – CONFEDERAZIONE NAZIONALE ARTIGIANATO NEL SETTORE CINEMA
Un altro convegno che c’è stato a Venezia ‘75 il 7 settembre, riguardava “l’Impresa Cinematografica e i Territori in Rete” con vari ospiti:
– Stefania Ippoliti presidente dell’Italian Film Commission ha perorato gli sforzi della Film Commision Veneta di incrementare la propria funzione nel cinema anche perché la nuova legge Cinema “ci aiuta grazie agli incentivi fiscali”;
– Cristina Priarone direttore della Roma Lazio Film Commission ci dice: “la nostra funzione è anche quella di aiutare le imprese per le location, nello sviluppo delle Coproduzioni attraverso un network operativo”.
C’è un fondo di 10 milioni di euro solo in caso di coproduzioni con un paese estero, un altro fondo è di 9 milioni e viene dato in maniera automatica cioè per chi spende come produzione nel Lazio: “siamo sempre presenti a Venezia, Roma e Cannes, poi anche siamo nella formazione di Cine Campus, masterclass dei grandi registi e produttori, relazioni sui vari mestieri del cinema coinvolgendo gli esperti, infine facciamo stage di 6 mesi per i ragazzi”.
– Emanuele Nespeca portavoce CNA Toscana ci parla dell’esperienza territoriale della Toscana, sviluppando il senso di essere produttore per mettere in contatto a livello orizzontale e verticale: “noleggi, catering, bisogna pensare al territorio”;
– Franco Bocca Gelsi portavoce CNA Lombardia dove manca la consapevolezza di sfruttare di più i finanziamenti pubblici rispetto alla Campania per una mal interpretato orgoglio di voler fare da soli;
– Mario Perchiazzi portavoce CNA Lazio afferma dell’importanza delle Film Commission nel contesto dei territori.
Intervengono altri e infine conclude Gianluca Curti: “certo i territori non sono paragonabili a Roma che ha migliaia di persone nel audiovisivo, però insieme possono costruire una realtà di grande forza”.
Nel pomeriggio convegno con la presenza del sottosegretario Lucia Bergonzoni, Nicola Borelli direttore generale Mibac- Cinema, in cui si è parlato di Over The Top per fare crescere gli investimenti del settore, l’ha detto Borelli, l’ha ribadito la Bergonzoni e sulla questione non può che essere d’accordo anche il portavoce CNA Gianluca Curti, erano presenti Paolo Del Brocco di Rai Cinema e Michela Montevecchi 7a Commissione Cultura Senato.
I NUMERI DEL CINEMA ITALIANO 2017
Nella Saletta Pavilion stracolma con gente in piedi, della 75°Mostra del Cinema di Venezia, Nicola Borrelli Direttore Generale del Mibac snocciola le slide velocemente alla presenza del Sottosegretario Sen. Lucia Borgonzoni e a Gianni Canova Direttore di 8 1/2 in veste di moderatore.
Non ci sono gli effetti della nuova legge in quanto i decreti attuativi dovevano essere ancora approvati, il dato visto però con poco favore è l’aumento dei film prodotti che salgono a 235 perché gli investimenti sono diminuiti da 344 milioni a 263, questo è un indice di impoverimento della produzione italiana.
Difatti molti di questi film si attestano sulla fascia del cinema povero da 200 a 800 mila euro di budget e quindi film anche se fossero interessanti, che hanno pochissima possibilità di essere distribuiti in sala in quanto il mercato italiano può assorbire un massimo di 40 film di produzione nazionale poiché si attesta a meno del 30%, mentre invece la fa da padrone il prodotto americano di grandi budget in quanto viene distribuito in tutto il mondo (almeno il 50% o giù di lì) e del cinema europeo da festival che attrae le sale d’essai, per il rimanente, anche perché i film europei vengono acquistati con pochi soldi e non essendoci più i minimi garantiti ormai da tempo, le possibilità per il cinema italiano sono ridotte ai minimi termini, poi c’è anche il problema della Rai che non investe nel cinema italiano non comprando più niente, e nessuno dei presenti che pubblicamente scoraggia questa produzione a basso costo, poi però vogliono investire sui giovani autori che pochi vedono e quindi si accorgono di loro. L’unica soluzione di fronte a questa sovrapproduzione di offerta di prodotti filmici sarebbe quella di creare un circuito di sale indipendenti come abbiamo più volte ribadito completamente defiscalizzate e con incentivi di programmazione se non si intraprende questa strada ci sarà sempre più depressione da sovrapproduzione, un classico del capitalismo fin dagli anni ‘20 del novecento.
Comunque sono diminuite anche le co-produzioni quindi meno internazionalizzazione, con calo vertiginoso dei Crediti d’imposta bloccati incredibilmente dalla legge.
Di questi 235 film 89% sono di sesso maschile, (74% fiction, 24% doc. e 1% Animazione) e prosegue un’inarrestabile declino della sala afferma Michele Casula rispetto al Salotto e tutti questi film almeno quelli che costano poco non hanno un merito sufficiente per farsi vedere in sala, come a dire se costano poco manco li vediamo, al di là della qualità del film e ciò è abbastanza allucinante se si pensa bene. Vista questa situazione di sovrapproduzione mandiamo un consiglio: piccoli produttori non fate i vostri film indipendenti, mettetevi insieme, costituite una rete d’impresa e invece di 80-100 film fatene una decina che possono essere almeno visti.
Bruno Zambardino dice giustamente di accrescere la visibilità dei territori, ma questo discorso rinvia al decentramento che l’attuale legge non sembra prendere in considerazione, mentre la sottosegretaria Lucia Bergonzoni pensa alla criticità e storture da modificare mentre le sale Polifunzionali fanno fatica a resistere in certe zone, buono il progetto di 3.000.000 per finanziare il cinema negli ospedali, parla anche di sale che devono essere rinnovate, il cinema italiano deve essere più competitivo, la sfida avviene anche nelle varie piattaforme e nelle finestre non deve intervenire lo Stato, favorire gli investimenti stranieri evitando magari l’effetto cartolina sull’uso delle location e poi i soliti problemi dei blockbuster estivi, però il sottoscritto ha potuto constatare che in pieno agosto, anzi nel giorno di ferragosto c’era un sacco di gente che vedeva i film nelle tre sale del cinema Edera di Treviso ed erano rassegne e film da festival.
Intanto il dibattito si avvia stancamente con la solita “musica” di sottofondo.
IL CONSIGLIO SUPERIORE DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO, UN ANNO DI LAVORO
Incontro all’Italian Pavilion – Sala Tropicana Conferenze dell’Hotel Excelsior, per arrivarci bisogna transitare per una saletta degli specchi in cui è facile inciampare così uno si intimidisce e ascolta in maniera succube i poteri del Cinema che si manifestano nella persona del Direttore Generale Mibac, Borelli.
Dopo la sua introduzione anzi presentazione della piattaforma che è ancora in fase iniziale interviene l’autore e sceneggiatore Rulli nella sua qualità di presidente del Consiglio, ma Petraglia dove sta? Non lo si vede da nessuna parte. La Legge 220 è ormai operativa però sui contributi automatici ci sono stati dei problemi: da un meccanismo premiale puro che tradotto significa (chi incassa) a un meccanismo più contaminato dalle qualità artistiche e comunque solo se il produttore fa un altro film dopo almeno 5 anni (prima erano 3) mentre nei vari punteggi “equilibristici” la parte economica cioè l’incasso, vale per il 60% mentre il 40% riguarda l’aspetto artistico-culturale. Non solo sala, ma anche altre piattaforme mentre rispetto al passato gli autori non hanno più contributi, quindi si va di male in peggiorando, d’altra parte i contributi automatici si stanno modificando perché rischiavano di reggersi sulle autodichiarazioni difficili per il Ministero da accertare, anche perchè l’incasso non giustifica una politica di settore e quindi l’esistenza dello stesso Mibac, per cui modificare certi aspetti degli automatismi diventa doveroso.
Pure la figura del produttore indipendente ha degli aspetti paradossali che sembra più un produttore dipendente dai poteri televisivi per aver diritto ad una programmazione televisiva, deve avere una library di diritti secondari (chi era in sala e anche i politici possono capire queste cose?) Rulli passa ai contributi selettivi e lì il problema è dei selezionatori di chi richiede il contributo, devono leggere un sacco di roba di tutti i tipi e quindi perdere il loro tempo professionale senza percepire niente, è chiaro che così fanno passare gi amici degli amici, quindi è meglio invece di 5 specialisti che leggono le sceneggiature, di farli diventare 5 x 5 con un gettone di presenza per un anno, rinnovabile.
Poi si parla di 70 punti per un film per essere considerato italiano, di valorizzare i film d’essai anche nelle multisala oltre che nelle sale d’essai e soprattutto riportare in sala i giovani che poi tutto sommato in sala ci vanno pure.
12 milioni sono stati deliberati dalla Legge per la scuola, ma bisogna saperli spendere creando dei modelli di formazione del cinema, il denaro quindi c’è, bisogna fare dei progetti.
Per quanto riguarda la censura cinematografica si pensa di introdurre anche la fascia dei sei anni di età.
Insomma ci sono vari problemi insieme ai tanti pubblici che vanno al cinema e Canova rettore dell’IULM ci anticipa di un incontro a Milano tra operatori anche internazionali, c’è un problema culturale è lui che parla di giovani che vanno al cinema perché comunque la sala deve essere al centro di qualsiasi discorso culturale, nella sala i personaggi vengono visti in grande di più dello spettatore e questo crea vicinanza ed emozione, fuori dalle sale il cinema diventa solo prodotto di intrattenimento di seconda fascia. L’autore Martinotti parla del Consiglio come la Corte Costituzionale ma Rulli gli risponde che ha un ruolo solo consultivo. E poi con qualche altro intervento specifico si concluse l’incontro.
BANDO FINANZIAMENTI SELETTIVI 2
Per quanto riguarda invece le risorse disponibili per la produzione di film, lunghi, corti, animati, documentari, è pari a € 24.500.000, di cui € 5.760.000 per i giovani autori suddivisi in 3 sessioni, 6 opere promosse a sessione, opere prime e seconde € 3.840.000 suddivisi in 3 sessioni, 4 opere a sessione di cui una riservata a reti di imprese e imprese di nuova costituzione e € 2.300.000 per documentari cinematografici, televisivi e web, anche qui spazio per le reti di imprese, € 3.000.000 per opere d’animazione, € 9.600.000 per opere cinematografiche di lungometraggio di particolare qualità artistica e di film difficili con risorse finanziarie (quest’ultimi modeste, con 3 sessioni, sono messe a contributo un numero massimo di 7 opere, di cui 2 film difficili, c’è spazio anche per le imprese di nuova costituzione.
Le richieste di contributo devono essere fatte da imprese che si qualificano come produttori indipendenti operanti col codice Ateco 59.1, avere l’opzione del soggetto e sceneggiatura, e l’opera aver ottenuto la nazionalità italiana in via provvisoria. Ci sono dei paletti per i film: 4.000.000, 100.000, 200.000, 1.500.000 e riguardano le opere prime e seconde, giovani autori, documentari e cortometraggi, opere difficili, anche per quelle di qualità artistica il costo deve essere inferiore a 4.000.000, 30% sopra la linea e devono poter essere usufruite anche da disabili sensoriali. Bisogna allegare soggetto o trattamento, profilo dei personaggi, budget del progetto, piano di lavorazione, relazione artistica del regista con le potenzialità distributive (relazione di produzione dell’impresa, i contratti di opzione senza modificare i dati economici.
Poi ancora tanto per semplificare, il profilo e curriculum dell’impresa, regista e autori dichiarazione di attori a partecipare all’opera, i curriculum vitae dei capi dei vari settori etc. etc.
La valutazione è effettuata dagli esperti, il punteggio minimo per accedere al contributo è di 70 punti, i contributi per le opere prime, seconde o di giovani autori e qualità artistica possono avere fino a € 2400.000, per le opere difficili € 900.000, d’animazione € 1.000.000, documentari € 600.000 e cortometraggi 120.000.
Come è erogato questo contributo?
Entro il termine perentorio di 1 anno dalla data del decreto di approvazione della graduatoria presenta la documentazione con una possibile ulteriore proroga per una volta di altri 6 mesi.
Il beneficiario può chiedere un acconto del 40% erogato entro 90 gg. Al termine delle riprese il beneficiario mette a disposizione della DG Cinema il materiale girato e dà un altro acconto del 40% (80 in totale). Entro 24 mesi dalla graduatoria l’impresa presenta alla DG Cinema la richiesta definitiva del contributo assieme alla richiesta definitiva di riconoscimento della nazionalità italiana.
L’opera deve essere consegnata presso gli uffici della DG con le specifiche tecniche annesse, assieme al consuntivo dei costi, il piano finanziario definito con l’indicazione dell’apporto societario diretto del produttore, le giornate di riprese etc e poi tutti i dati sulla distribuzione, qualora fosse distribuita dallo stesso produttore in caso di film televisivi o web si vede il fornitore di servizi di media audiovisivi.
Effettuate le verifiche da DG Cinema entro 90 giorni liquida il saldo entro 30 giorni il beneficiario presenta quietanza di pagamento del compenso agli autori del soggetto e della sceneggiatura.. Il contributo deve essere speso sul territori italiano.
La copia campione deve essere depositata presso la Cineteca Nazionale, mentre il produttore deve conservare presso la propria sede legale tutta la documentazione contabile e deve inserire nei titoli di testa il logo del Mibac. Poi ci sono i soliti casi di revoca e decadenza del finanziamento pubblico ad es. per mancanza di professionalità del prodotto finale o magari è difforme a quanto detto, per mendacità, omissione o falsa documentazione in sostanza se le fatture sono false ma qui si va sul penale, se ci sono costi troppo figurativi e via cantando, non viene riconosciuto il requisito della nazionalità italiana.
Per la distribuzione nazionale di opere cinematografiche ci sono € 2.880.000, € 960.000 a sessione, si può beneficiare di un importo max di € 200.000 (troppo poco per fare una pubblicità invasiva.
BANDO ALLE CHIACCHIERE E STUDIAMO I FINANZIAMENTI SELETTIVI
Bando per la concessione di contributi selettivi per la scrittura, lo sviluppo e la pre-produzione, la produzione, la distribuzione nazionale di opere cinematografiche e audiovisive – art. 26 legge 220/16 anno 2018.
Si devono valutare le qualità artistiche ovvero il valore culturale di un film in base alle considerazioni di 5 esperti. Ecco i fondi per il 2018.
1) Scrittura € 960.000,00;
2) Sviluppo e pre-produzione € 2.560.000;
3) Produzione € 24.500.000,00
4) Distribuzione € 2.880.000,00.
Ricordiamo che se un film è considerato Film Difficile può cumulare aiuti pubblici del 100% del costo di produzione (per l’intero costo) e sempre se per questo film oltre ad essere difficile produttivamente, si trovano solo risorse modeste, ed è considerato tale quando ha un costo complessivo di produzione inferiore a € 1.500.000.
Si possono anche costituire Reti d’Impresa in maniera verticale ad es una impresa si occupa di produzione e una di post-produzione o distribuzione ovvero di esercizio.
La richiesta di contributo deve essere presentata utilizzando la piattaforma informatica online www.cinema.beniculturali.it; firmata digitalmente allegando la documentazione completa.
Ci saranno 3 sessioni in un anno in cui presentare la domanda.
Per il 2018 la 1a sessione è dal 18/6 al 9/7;
la 2a “ dal 3/9 al 22/9;
la 3a “ dal 31/10 al 30/11.
Se si riceve un contributo pari o superiore a € 150.000 bisogna produrre l’informazione antimafia.
L’intensità di aiuto non supera il 50% del costo dell’opera audiovisiva, elevata al 100% per le opere in coproduzione in cui partecipano Paesi Dac dell’OCSE, i progetti di sviluppo e pre-produzione e per le opere difficili che non riescono ad attrarre risorse finanziarie significative del settore privato, sia d’animazione, sia film che abbiano ottenuto i contributi selettivi, con un costo di produzione di € 2.500.000,00 o che siano distribuite in un numero di sale cinematografiche inferiore al 20% del totale delle sale cinematografiche.
Naturalmente ci saranno controlli e sanzioni.
A) Per la scrittura il fondo annuale è di € 960.000, di cui 540.000 per il cinema suddiviso in 3 sessioni di 180.000 ciascheduna, in ogni sessione passano almeno 9 progetti, il resto sono per opere televisive e web con 6 progetti a sessione.
I soggetti interessati possono presentare richiesta di contributo in un formato sottoscritto con firma digitale o Spid, non più di due progetti per sessione di sceneggiature originali e inedite con l’autore che deve mantenere la titolarità dei diritti. Oltre ad inviare soggetto, trattamento, storyboard, bisogna inviare curriculum vitae e e i contatti dell’autore (?).
Il Mibac valuterà sulla qualità e originalità del soggetto, del trattamento, il potenziale di diffusione del film e fruizione dell’opera. Il punteggio minimo è di 70 punti su 100 di cui 40 che riguardano la qualità e originalità dello scritto. Il finanziamento alla scrittura arriva a € 20.000, € 5.000 se si tratta di cortometraggi.
Ci sarà un acconto del 50% entro 12 mesi, però l’autore produce la sceneggiatura alla D.G. Cinema.
Il contributo è revocato se la sceneggiatura non sembra adeguata professionalmente o sia difforme al soggetto a suo tempo presentato.
B) Poi abbiamo i contributi per lo sviluppo e la pre-produzione di opere cinematografiche, televisive e web sia narrative che documentaristiche in totale è stato per il 2017 di € 2.560.000,00. In ogni sessione sono messi a contributo un n° massimo di 4 progetti.
La richiesta di contributi possono essere fatte da imprese cinematografiche e da reti d’impresa. Bisogna allegare il soggetto, il trattamento ovvero la stesura provvisoria della sceneggiatura, lo storyboard soprattutto per le opere di animazione; per le opere seriali occorre il soggetto breve, il profilo dei personaggi, progetto di serializzazione, il soggetto della puntata pilota. Gli esperti anche qui valutano la qualità e l’originalità della sceneggiatura, ovvero del soggetto, la potenzialità del progetto, possibilità di diffusione e fruizione dell’opera, attribuiscono i punteggi e stilano la graduatoria. Il punteggio minimo è di 70 punti. Si parla di € 100.000 a progetto e di € 30.000 nel caso di opere web.
Poi entro 18 mesi dalla data del decreto di approvazione della graduatoria l’impresa presenta alla DG Cinema la richiesta definitiva di liquidazione del contributo con il consuntivo dei costi di sviluppo e pre-produzione, il piano finanziario etc. mentre i beneficiari del contributo devono tempestivamente comunicare ogni variazione del progetto presentato ed approvato e conservare tutta la documentazione contabile, ci può essere la revoca in caso di dichiarazione mendace o falsa documentazione, il finanziamento può essere anche decurtato se i costi sono inferori rispetto a quelli dichiarati.
Fine prima parte
TAX CREDIT DEGLI ALTRI SETTORI
Dopo il tax credit dei produttori vediamo gli altri crediti d’imposta previsti dalla Legge 220/16.
All’art. 16 si disciplina il credito d’imposta per le imprese di distribuzione cinematografica.
All’art. 17 si disciplina il credito d’imposta dell’esercizio cinematografico.
All’art. 18 si disciplina il credito d’imposta per il potenziamento dell’offerta cinematografica.
All’art. 19 si disciplina il credito d’imposta per l’attrazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi.
All’art. 20 si disciplina il credito d’imposta per le imprese non appartenenti al settore cinematografico e audiovisivo (le società esterne).
All’art. 21 abbiamo le disposizioni comuni.
Vediamo ora i decreti applicativi:
i Distributori di cui all’art. 16 della legge 220 se vogliono ottenere il beneficio devono avere la residenza in Italia, il codice ATECO j59.1, le opere audiovisive devono avere la nazionalità italiana e i requisiti di eleggibilità culturale di cui alla Tab A. Decade il riconoscimento se l’opera audiovisiva non ottiene o perde il requisito della nazionalità italiana ed eleggibilità culturale.
Poi abbiamo le Sale cinematografiche di cui all’art 17 che possono usufruire del credito d’imposta (qui siamo all’art. 9 e seguenti dei Decreti Applicativi, poi l’art. 10, l’art. 11 l’art. 12 in cui si parla del certificato di regolare esecuzione dei lavori di ristrutturazione, del costo complessivo ed eleggibile e l’ammontare del credito d’imposta richiesto (tra le altre cose).
Poi si passa al Credito d’Imposta per il potenziamento dell’Offerta cinematografica di cui all’art. 18 della Legge Cinema disciplinato dagli art. 15 e seguenti del Capo IV° dei Decreti Applicativi
E’ riconosciuto agli esercenti delle sale cinematografiche al fine di potenziare l’offerta cinematografica italiana o europea, dipende dalla programmazione delle sale, massimo 20% degli introiti. Se l’esercente di una multisala cn 8 o più schermi programma in una qualunque giornata, il medesimo film di qualsiasi nazionalità per di più del 30% degli spettacoli giornalieri non può fruire del credito d’imposta per i 15 giorni precedenti e per i quindi giorni successivi.
L’art. 19 della Legge 220 parla di credito d’impresa per l’attuazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi, che coincide cn l’art 19 dei Decreti Applicativi per opere audiovisive “fuori” dalla nazionalità italiana per imprese di produzione esecutiva e di post-produzione che abbiano sede legale nello Spazio Economico Europeo, se sono soggette a tassazione in Italia e a che abbiano un capitale interamente versato e un patrimonio netto di € 40.000,00 e cn la classificazione ATECO J 59.1.
Poi ci sono altre attrazioni di investimenti, comprese quelle Esterne al settore cinematografico ed audiovisivo, art 20 della legge 220. Nei decreti applicativi entriamo nel CAPO VI° dell’art. 25: sono quelle associate in partecipazione al produttore, ai sensi del Codice Civile e al di là delle tanti questioni che sorgono con i bilanci, bisogna perfino verificare i rapporti di parentela delle imprese coinvolte.
Alle imprese esterne è cmq riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% degli apporti in denaro versati a titolo d’investimento per un importo massimo annuo di 1 milione (della serie ti darò un Milione) x impresa.
A decorrere dal 1° gennario 2020 il credito è ridotto al 20% (Siamo nell’art. 26 dei decreti attuativi) mentre il 40% di tax Credit si può avere solo x opere da produrre che abbiano ricevuto i contributi selettivi dal Mibact, il credito non è cedibile.
Poi c’è il costo complessivo e il costo eleggibile delle opere, la richiesta preventiva (art. 28) e la richiesta definitiva (art.29). Non ci devono essere misure “antielusive”, tipo eliminare il rischio economico del socio, in questo caso verrebbe revocato il beneficio.
Per dirla in sintesi il quadro dei finanziamenti pubblici di un film è pari al 50%, questo significa che l’altro 50 lo deve cercare il produttore con apporti propri ovvero cn prestiti o benefici privati, a meno che il film sia considerato difficile, o sia un’opera prima o seconda in questo caso si ha diritto ad un finanziamento al 100% pubblico, ma con risorse di natura diversa. Lo stesso 100% per i documentari e cortometraggi, per i film dei giovani, ma si parla di opere con un costo inferiore di € 2.500.000,00, cioè quando non si riesce ad attrarre risorse finanziarie significative, bisognerebbe cmq capire cosa significa significative a che percentuale ci attestiamo, non si può fare un decreto applicativo ed essere cosi astratti.
Oltre alla produzione anche la distribuzione si attesta sul 100% di finanziamenti pubblici per le opere difficili tenendo presente dell’opportunità da parte del produttore di distribuirselo da sé in perfetta autonomia con un investimento personale, avendo diritto ad uno sconto fiscale del 40% che si può cedere e sempre 100% in quanto film difficile, ma un film difficile è difficile che ce la faccia con questo mercato ridotto ai minimi termini dove vincono i film d’azione milionari Usa, distribuiti in tutti i mercati mondiali. Bisognerebbe che il tax credit per i film difficili arrivasse al 70% ovvero che i finanziamenti selettivi fossero molto alti ma così facendo però si avrà costantemente bisogno di ciò che si chiama risorsa pubblica o statale, altrimenti bisogna fare come Trump, innalzare i dazi, i film americani solo in lingua originale con la maledizione di tanti attori italiani che li doppiano.
Al Box Office italiano dei primi venti (fine giugno) 19 sono made in Usa e Uno indiano. Avanti cul brun (Avanti col gambero).
SPETT. MINISTRO BONISOLI
c/o Mibact
via del Collegio Romano, 27
00186 – Roma
Caro Sig. Ministro, Le scrivo questa nota sul settore Cinema che come autore indipendente vedo molto peggiorato dopo l’era Franceschini perché è stata approvata una legge, la 220/16, che ha notevolmente aumentato la burocrazia.
Nel ns gruppo facebook POLITICA CINEMA IN MOVIMENTO abbiamo discusso molti punti per migliorare il settore, ma allo stato attuale la situazione è di calma piatta, dove ci sono tanti film fatti e pochi distribuiti con uno spreco di risorse, di attori, autori, di idee.
Per tale motivo bisognerebbe creare con urgenza un nuovo circuito di 200-300 sale che permetta a questo cinema indipendente di essere visto da un suo pubblico, per cui utilizzando le tecnologie digitali queste sale potrebbero diffondere il cinema altrimenti invisibile.
Bisognerebbe anche aggiungere che dei 400 milioni del Fondo Complessivo del Cinema in buona parte dovrebbero essere formati da una tassa di scopo facendola pagare ai grandi network della rete:
Facebook, Google, Youtube e non come adesso da soldi pubblici come l’Iva e l’Irep di Settore, visto che questi grandi gruppi utilizzano al loro interno molto cinema, fanno vedere tanti film e riducono la possibilità di andare al cinema in sala da parte di molta gente visto che ci sono parecchi film piratati.
Un altro punto importante è quello di diminuire come entità i finanziamenti automatici perché favoriscono i film che incassano come le commedie all’italiana, che proprio perché incassano non hanno bisogno di finanziamenti automatici, aumentando invece i finanziamenti selettivi e puntando sull’innovazione di un cinema distante dalla televisione, mentre dovrebbe essere aumentato il tax credit esterno incentivando i finanziamenti degli imprenditori fuori dal settore arrivando fino al 70% del budget di defiscalizzazione almeno per i film difficili, dando la possibilità ai privati di poter concorrere in Associazione in Partecipazione e non al 30% come attualmente diminuita al 20% nel 2020. Puntare sull’esterno vuol dire aumentare il mercato cinematografico che non verrebbe più controllato dai poteri forti inclusa la burocrazia.
Un altro punto fondamentale è il decentramento attraverso un cinema territoriale che si strutturerebbe con le Film Commission e con le Commissioni nelle macroregioni, naturalmente può rimanere anche quella centrale.
Fondamentale poi è l’apporto della Rai sia sviluppando il livello decentrato per valorizzare i territori, sia per la gestine dei diritti e per le quote e la creazione di un canale tematico per il cinema indipendente magari superando Rai Fiction e Rai Cinema e ritornando alle Reti.
Questi possono essere alcuni temi da affrontare.
Cordiali saluti
SEMINARIO INTERNAZIONALE MEDIA CINEMA IRECOOP
Relazionano Silvia Sandrone, Sara Belinazzi del Progetto Media UnioneEuropea e il produttore Alessandro Borelli di Torino. Siamo a Villa Italia, via S. Marco 51 a Padova se sbagli strada finisci nella puzza industriale delle fabbrichette venete come è successo al sottoscritto, questa villa rappresenta un miracolo di verde in mezzo a strade e autostrade, tant’è vero che è difficile trovarla e manda in tilt anche il navigatore che ritorna avanti e indietro, ma una volta individuata di fronte alla gigantesca Ikea, puoi entrare in un luogo di pace e servirti del suo ristorante e passeggiare mentre i camion lontani appena si notano oltre gli alberi.
Il progetto Media riguarda la Formazione Cinematografica, lo Sviluppo di Progetti cinematografici, la loro Promozione e Distribuzione, sono effettuati tramite dei Bandi che interessano gli operatori di settore, riguardano anche la Programmazione Televisiva.
Sono contributi a Fondo Perduto di soggetti residenti in Europa anche senza Rendicontazione. Il progetto Media sostiene gli Enti che si dedicano alla formazione e favoriscono le cooproduzioni tra Paesi europei.
E’ importante registrare la propria società al portale, ci sono una trentina di Paesi che fanno parte di questo progetto Media che tende ad aiutare quelli che hanno scarsa capacità produttiva, mentre l’Italia fa troppi film anche se molti di questi non vengono distribuiti, quindi questo criterio non la favorisce, sarebbe da cambiare perché rischia solo di finanziare gli altri Paesi.
Per lo sviluppo di progetti si possono ottenere € 25.000,00 ma si deve essere in fase avanzata, un’opera singola o cataloghi di progetti, promuovendo a livello produttivo delle strategie realistiche e finanziarie, è importante fare il progetto in lingua inglese, è indispensabile un trattamento, ma anche avere la sceneggiatura ormai conclusa, lo slate funding e il teaser (quest’ultimo non sempre è indispensabile) lo sviluppo di un progetto che può anche non trasformarsi in film, non è obbligatoria la cooproduzione anche i contributi non devono essere necessariamente restituiti, si possono avere dei prestiti bancari che vengono garantiti.
Quando si parla di Produzione si parla di sviluppo di progetti e di investimento, ci sono criteri economici, quelli editoriali (20-30%) degli investimenti e infine iproduttivi. E’ importante per una produzione cinematografica nazionale imparare a entrare in collaborazione con produzioni europee, non fare tutto da soli che poi nessuno vi considera, allarghiamo la prospettiva e quindi sviluppando storie che siano di interesse locale ma anche globale o almeno europeo
