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TAX CREDIT DEGLI ALTRI SETTORI

19 Luglio 2018

Dopo il tax credit dei produttori vediamo gli altri crediti d’imposta previsti dalla Legge 220/16.

All’art. 16 si disciplina il credito d’imposta per le imprese di distribuzione cinematografica.

All’art. 17 si disciplina il credito d’imposta dell’esercizio cinematografico.

All’art. 18 si disciplina il credito d’imposta per il potenziamento dell’offerta cinematografica.

All’art. 19 si disciplina il credito d’imposta per l’attrazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi.

All’art. 20 si disciplina il credito d’imposta per le imprese non appartenenti al settore cinematografico e audiovisivo (le società esterne).

All’art. 21 abbiamo le disposizioni comuni.

Vediamo ora i decreti applicativi:

i Distributori di cui all’art. 16 della legge 220 se vogliono ottenere il beneficio devono avere la residenza in Italia, il codice ATECO j59.1, le opere audiovisive devono avere la nazionalità italiana e i requisiti di eleggibilità culturale di cui alla Tab A. Decade il riconoscimento se l’opera audiovisiva non ottiene o perde il requisito della nazionalità italiana ed eleggibilità culturale.

Poi abbiamo le Sale cinematografiche di cui all’art 17 che possono usufruire del credito d’imposta (qui siamo all’art. 9 e seguenti dei Decreti Applicativi, poi l’art. 10, l’art. 11 l’art. 12 in cui si parla del certificato di regolare esecuzione dei lavori di ristrutturazione, del costo complessivo ed eleggibile e l’ammontare del credito d’imposta richiesto (tra le altre cose).

Poi si passa al Credito d’Imposta per il potenziamento dell’Offerta cinematografica di cui all’art. 18 della Legge Cinema disciplinato dagli art. 15 e seguenti del Capo IV° dei Decreti Applicativi

E’ riconosciuto agli esercenti delle sale cinematografiche al fine di potenziare l’offerta cinematografica italiana o europea, dipende dalla programmazione delle sale, massimo 20% degli introiti. Se l’esercente di una multisala cn 8 o più schermi programma in una qualunque giornata, il medesimo film di qualsiasi nazionalità per di più del 30% degli spettacoli giornalieri non può fruire del credito d’imposta per i 15 giorni precedenti e per i quindi giorni successivi.

L’art. 19 della Legge 220 parla di credito d’impresa per l’attuazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi, che coincide cn l’art 19 dei Decreti Applicativi per opere audiovisive “fuori” dalla nazionalità italiana per imprese di produzione esecutiva e di post-produzione che abbiano sede legale nello Spazio Economico Europeo, se sono soggette a tassazione in Italia e a che abbiano un capitale interamente versato e un patrimonio netto di € 40.000,00 e cn la classificazione ATECO J 59.1.

Poi ci sono altre attrazioni di investimenti, comprese quelle Esterne al settore cinematografico ed audiovisivo, art 20 della legge 220. Nei decreti applicativi entriamo nel CAPO VI° dell’art. 25: sono quelle associate in partecipazione al produttore, ai sensi del Codice Civile e al di là delle tanti questioni che sorgono con i bilanci, bisogna perfino verificare i rapporti di parentela delle imprese coinvolte.

Alle imprese esterne è cmq riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% degli apporti in denaro versati a titolo d’investimento per un importo massimo annuo di 1 milione (della serie ti darò un Milione) x impresa.

A decorrere dal 1° gennario 2020 il credito è ridotto al 20% (Siamo nell’art. 26 dei decreti attuativi) mentre il 40% di tax Credit si può avere solo x opere da produrre che abbiano ricevuto i contributi selettivi dal Mibact, il credito non è cedibile.

Poi c’è il costo complessivo e il costo eleggibile delle opere, la richiesta preventiva (art. 28) e la richiesta definitiva (art.29). Non ci devono essere misure “antielusive”, tipo eliminare il rischio economico del socio, in questo caso verrebbe revocato il beneficio.

Per dirla in sintesi il quadro dei finanziamenti pubblici di un film è pari al 50%, questo significa che l’altro 50 lo deve cercare il produttore con apporti propri ovvero cn prestiti o benefici privati, a meno che il film sia considerato difficile, o sia un’opera prima o seconda in questo caso si ha diritto ad un finanziamento al 100% pubblico, ma con risorse di natura diversa. Lo stesso 100% per i documentari e cortometraggi, per i film dei giovani, ma si parla di opere con un costo inferiore di € 2.500.000,00, cioè quando non si riesce ad attrarre risorse finanziarie significative, bisognerebbe cmq capire cosa significa significative a che percentuale ci attestiamo, non si può fare un decreto applicativo ed essere cosi astratti.

Oltre alla produzione anche la distribuzione si attesta sul 100% di finanziamenti pubblici per le opere difficili tenendo presente dell’opportunità da parte del produttore di distribuirselo da sé in perfetta autonomia con un investimento personale, avendo diritto ad uno sconto fiscale del 40% che si può cedere e sempre 100% in quanto film difficile, ma un film difficile è difficile che ce la faccia con questo mercato ridotto ai minimi termini dove vincono i film d’azione milionari Usa, distribuiti in tutti i mercati mondiali. Bisognerebbe che il tax credit per i film difficili arrivasse al 70% ovvero che i finanziamenti selettivi fossero molto alti ma così facendo però si avrà costantemente bisogno di ciò che si chiama risorsa pubblica o statale, altrimenti bisogna fare come Trump, innalzare i dazi, i film americani solo in lingua originale con la maledizione di tanti attori italiani che li doppiano.

Al Box Office italiano dei primi venti (fine giugno) 19 sono made in Usa e Uno indiano. Avanti cul brun (Avanti cl gambero).

Gian Sart

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