TAX CREDIT – Disposizioni Applicative Imprese INdipendenti

SECONDA PARTE

I crediti d’imposta sono utilizzabili esclusivamente in compensazione.

Il produttore ha l’obbligo di usare nei titoli di coda il logo del Ministero e siamo arrivati finalmente all’art. 8 della cedibilità del credito d’imposta: sono cedibili a intermediari bancari.

Anche nel campo audiovisivo il riconoscimento del credito d’imposta decade qualora all’opera audiovisiva non venga riconosciuto in via definitiva il requisito della nazionalità italiana e decade di conseguenza il requisito di eleggibilità culturale, si provvede anche al recupero del beneficio eventualmente già fruito maggiorato di interessi.

Andiamo al Capo II che titola Sviluppo di Opere Audiovisive art. 10: “ai produttori indipendenti spetta un credito di imposta in misura pari del 30% delle spese sostenute per lo sviluppo di film e opere televisive e web fino a un massimo annuo di credito di € 3.000.000 per ciascuna impresa o ciascun gruppo d’imprese”, a cui segue l’art 11: “spetta il tax credit se il produttore presenta alla DG CINEMA la richiesta definitiva da redigersi su modelli predisposti con la richiesta di riconoscimento di eleggibilità culturale, il soggetto, e la sceneggiatura, l’indicazione delle spese sostenuto per lo sviluppo rilasciate da un revisore contabile, il contratto sottoscritto con gli autori del soggetto e della sceneggiatura, l’ammontare del credito d’imposta spettante al produttore, il piano finanziario, la suddivisione del piano di utilizzo del credito d’imposta” (e vai con le carte).

Passiamo all’art. 12: “ai produttori indipendenti spetta un credito d’imposta in misura pari al 30% del costo eleggibile di produzione di opere cinematografiche riconosciute di nazionalità italiana fino ad ammontare massimo annuo a € 8.000.000 per impresa ovvero per ciascun gruppo di imprese, il beneficio spetta a condizione che il 100 per cento del credito d’impresa sia speso sul territorio italiano.” L’Art 13 parla di richiesta preventiva redatta su modelli predisposti con l’avvenuta richiesta di riconoscimento della nazionalità italiana provvisoria, poi il contratto sottoscritto con gli autori, il costo complessivo, il costo eleggibile, e il credito d’imposta teoricamente spettante, il piano di lavorazione, il piano finanziario etc.

Finalmente l’art 14 parla di richiesta definitiva all’ottenimento della nazionalità definitiva, poi si passa con l’art 15 alla produzione di opere televisive e Web: anche ai produttori indipendenti spetta un credito d’imposta per le spese sostenute per la produzione di opere televisive o web fino ad un ammontare massimo di € 10.000.000,00. L’aliquota va dal 15 al 30% del Costo eleggibile poi c’è tutta una vasta casistica da sderenare qualsiasi ragionier-produttore, cmq si parla di opere televisive in coproduzione, coproduzione in pre acquisto e in licenza di prodotto con il 20% dell risorse proveniente nei mercati esteri contemplati nel trattato di Pechino al quale mi inchino….

L’art 16 parla di opere eleggibili e requisiti mentre l’art. 17 della titolarità dei diritti il credito d’imposta di cui all’art 15, spetta a condizione che il produttore presenti al DG Cinema non oltre 90 giorni prima della data di inizio delle riprese con la documentazione connessa alla richiesta preventiva, il produttore beneficiario del credito d’imposta è tenuto a reinvestire l’importo del beneficio entro 24 mesi dalla data di riconoscimento definito del medesimo, naturalmente deve permanere nella qualità di produttore indipendente e che vengano rispettati i criteri di titolarità dei diritti.

 

Prima Parte articolo

IL TAX CREDIT DALLA LEGGE ALLE DISPOSIZIONI APPLICATIVE

ART 15 LEGGE 220

Credito d’imposta per le imprese di produzione

1. Alle imprese di produzione cinematografica e audiovisiva

è riconosciuto un credito d’imposta, in misura non

inferiore al 15 per cento e non superiore al 30 per cento

del costo complessivo di produzione di opere cinematografiche

e audiovisive.

2. Nella determinazione dell’aliquota del credito d’imposta,

il decreto di cui all’articolo 21 prevede comunque

che:

a) per le opere cinematografiche  è prevista l’aliquota

del 30 per cento;

b) per le opere audiovisive, l’aliquota del 30 per

cento può essere prevista in via prioritaria per le opere

realizzate per essere distribuite attraverso un’emittente

televisiva nazionale e, congiuntamente, in coproduzione

internazionale ovvero per le opere audiovisive di produzione

internazionale; per le opere non realizzate in coproduzione

internazionale ovvero che non siano opere audiovisive

di produzione internazionale; per le opere in cui il

produttore indipendente mantiene la titolarità dei diritti in

misura non inferiore al 30 per cento, secondo le modalità

previste nel medesimo decreto di cui all’articolo 21.

3. Per le altre tipologie di opere audiovisive, l’aliquota

è determinata tenendo conto delle risorse disponibili

e nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi previsti

dall’articolo 12.

DISPOSIZIONI APPLICATIVE IN MATERIA DI CREDITI DI’IMPOSTA ART. 15 220/16

Si vuole lo sviluppo la crescita e l’INternazionalizzazione delle Imprese, e quindi nuovi autori, nuove imprese, innovazione tecnologia e manageriale ed evoluzione nelle politiche commerciali, si vuole promuovere il merito, il mercato e la concorrenza. “Cosa vuoi più dalla vita” e si va avanti con questo entusiasmo burocratico e intanto si complicano normative da renderle inapplicabili.

Sviluppo e Crescita non mi sembra che ce ne sia nel cinema e internazionalizzazione delle imprese ancora meno, di autori ce ne sono una caterva che non arrivano al secondo film però completamente mangiati da un sistema burocratico mercantilistico, nuove imprese proprio no, innovazione tecnologica e manageriale ed evoluzione nelle politiche commerciali stiamo a zero, il merito il mercato non te lo dà perché il mercato non c’è e quindi non essendoci non può promuovere nessuna concorrenza, è vero che ci sono incentivi per ideazione, scrittura sviluppo, produzione distribuzione, diffusione, ma non si sa come fare, il produttore per poter fare una domanda visto questo livello di burocrazia è costretto a dire cose mendaci con il rischio di essere escluso per 5 anni anche per falsa documentazione, hanno talmente falsificato la realtà di settore che se non spari qualche cavolata non ne vieni fuori vivo.

Il produttore indipendente è colui innazitutto che svolge attività di produzione audiovisiva e non è controllato da, ovvero collegato a, fornitori di servizi di media audiovisivi se per un periodo di 3 anni non destina più del 90% della propria produzione ad un solo fornitore (invece di essere così farraginoso basta dire che produce sempre col solito fornitore).

I diritti primari sono relativi allo sfruttamento di una opera audiovisiva in Italia sulla reti di comunicazione elettronici, i diritti secondari riguardano lo sfruttamento delle produzioni audiovisive all’estero

L’art 2 (Oggetto e Requisti) ci dice che sono ammessi ai benefici i produttori indipendenti che abbiano sede legale nella SEE (SPAZIO ECONOMICO EUROPEO) OSTREGA!

Chi se l’è inventata questa formula? Che abbiano capitale sociale minimo interamente versato ed un patrimonio netto di € 40.000, che siano in possesso di classificazione ATECOj591, devono avere nazionalità italiana e i requisiti di eleggibilità culturale alla Tab A e qui si parla di opere cinematografiche, di opere audiovisive per mezzo di un fornitore di servizi di media televisivi.

I crediti di imposta e le altre misure pubbliche di sostegno pubblico non possono superare la misura del 50% del costo dell’opera, l’altro 50% del costo deve essere finanziato privatamente, però in certi casi è elevato al 100 % del costo complessivo per le opere difficili, tipo quelle in coproduzione DAC, e opere di animazione non in grado di attrarre risorse finanziarie significative del settore privato (per dire che non ti c…onsidera nessuno), poi film che abbiano avuto i contributi selettivi che anche loro essendo troppo difficili non li considera nessuno, ma che saranno sti film difficili: staranno per 50 minuti ad inquadrare un uomo che si gratta le unghie sul muro?! E con un costo complessivo di produzione di 2.500.000 ovvero i film distribuiti in contemporanea in un numero di sale cinematografiche inferiore al 20%… del quadrato dell’ipotenusa. (E’ troppo complicato)!

 

 

LA SCONFITTA DI RENZI

Ecco un post di qualche tempo fa che ho trovato nelle bozze:

La sconfitta di Renzi potrebbe tramutarsi in sconfitta della sua ultima creatura deforme LA LEGGE CINEMA un monstrum di decreti di tutti i tipi che amplifica la burocrazia a dismisura e il potere del Mibact, la legge dovrebbe entrare in vigore se non ricordo male entro il 1° gennaio 2017 così come alla stessa data sono operativi i fondi per la ristrutturazione delle sale cinematografiche mentre per tanti decreti la scadenza è quella del 30 aprile 2017. Anche l’articolo 28 delle sale è soggetto al decreto attuativo e quindi di fatto non può essere operative che al 30 aprile. Staremo a vedere chi firmerà tutti questi provvedimenti. Non ha senso come ha detto giustamente Renzo Rossellini non aggiungere anche una legge su RAI SERVIZIO PUBBLICO che obblighi il servizio pubblico a comprare da subito i film indipendenti, a rispettare le quote e a creare un canale tematico di lungometraggi indipendenti, corti e documentari, altrimenti …. ci arrabbiamo perché hanno usato i soldi pubblici x arricchirsi alle nostre spalle e se li sono sparititi con criteri vomitevoli …

STATI GENERALI DEL CINEMA VENETO/2

Il cinema territoriale sarebbe a low cost con principio glocal, favorire l’aspetto locale come esempio globale, nel convegno tanti non hanno capito questo e hanno stigmatizzato il pericolo della “chiusura” localistica.

Certo il cineturismo puo’ creare degli equivoci come ha detto la professoressa Giulia Lavarone, mentre Italo Candoni della Confindustria ha chiesto di mettere in primo piano: “Cosa ci guadagno?”Quando si desidera coinvolgere le imprese del territorio, alla  domanda: vuoi investire in una sturtup innovativa che può essere l’associazione in partecipazione a un film?

Innanzitutto uno sconto fiscale del 30-40%, e può andare bene a chi ha molto credito fiscale, poi la possibilità di partecipare in questa associazioni n partecipazione, sia a una promozione pubblicitaria che a una vendita estera.

Un prototipo che può valorizzare anche il territorio con una ricaduta positiva di 1 a 3 o 1 a 4 per ogni euro speso, avviene cioè una moltiplicazione dell’economia.

Anche il prof. Panozzo ha ribadito che bisogna pensare a un film come occasione di promozione dell’impresa.

Filippo Nalon membro del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, la commissione più importante di tutto il sistema cinema, ha parlato di esigenze del territorio e dello sviluppo del cinema nelle scuole, ci sono un sacco di soldi messi a disposizione per progetti scolastici, anche perché, diciamocelo per la seconda volta, la produzione cinematografica è troppo “romanocentrica” al punto tale che in certe commedie ci sono allusioni che solo chi è addentro alla lingua e alla cultura romanesca può capire e quindi si rischia la solita colonizzazione.

Quest’anno nel Veneto ci saranno 5 milioni di euro per la Film Commission, fondi Por (finanziamenti europei) e si creerebbe una fondazione, sperando che la stessa non assorba tutto il budget, aggiungo anche che la formazione migliore è quella che si ha partecipando ad un set.

Le Film Commission insieme ai vari fondi regionali dovrebbero accompagnare lo sviluppo del progetto che si deve dispiegare nella sua massima potenzialità appunto nel territorio regionale.

Sulle coproduzioni abbiamo visto un Villi Herman, regista svizzero, piuttosto polemico col ns sistema cinema a proposito delle coproduzioni, bisognerebbe che ci fosse una Agenzia nazionale che si occupasse di questo settore che a volta fa perdere molto tempo alle produzioni, così come un’agenzia dovrebbe occuparsi della vendita alle televisioni estere dei tanti prodotti italiani, mentre chi fa da sé sfrutta solo delle conoscenze personali non sempre decisive e molto lavoro viene vanificato mentre i mercati diventano solo espositivi.

Dicevo che in Veneto come in Italia le piccole imprese indipendenti sono troppo individualiste, ognuno va per conto suo, senza rete, a sbattere continuamente il grugno, non c’è una possibilità di mutuo soccorso e le fregature uno se le prende e se ne sta zitto, invece bisognerebbe cercare di socializzare le forze, creando dei soccorsi finanziari anche nello sviluppo dei progetti: in questo caso uniti si diventa più forti e quindi “parte” di una trattativa.

 

 

STATI GENERALI DEL CINEMA VENETO

In che stati è il cinema veneto? Non è messo granché bene, (quello televisivo non lo conosco) se si esclude una produzione come Jole Film gestita da Francesco Bonsembiante, che ha alle spalle un grosso personaggio come Marco Paolini, uomo di cinema e di teatro, il resto è poco o niente a parte i documentari e il film di Nicola Fedrigoni che ha avuto un certo successo regionale “Fin che c’è prosecco c’è speranza” un giallo che si snoda tra le piantagioni del prosecco e la Venezia dell’ispettore Stuchy ben interpretato da Giuseppe Battiston con regia e scrittura veneta (di Padovan e Fulvio Ervas).

Francesco Bonsembiante interroga la platea di studenti presenti all’Università di San Giobbe a Venezia, difatti non si capiva se il target erano gli studenti o i professionisti del settore, abbiamo risposto tutti, ha messo a confronto gli spettatori del calcio con quelli di cinema, gli spettatori di cinema dal 2015 al 2017, sotto i 100 milioni di incassi e dei ben 536 film distribuiti nell’ultimo anno cinematografico di cui 218 italiani (comprendendo quelli in coproduzione). Bonsembiente snocciola tutta una serie di cifre da far venire mal di capo, anche nel campo dei libri, tanti libri, tanta narrativa e tanti film ma pochi sono quelli che incassano tanto, su 100 film italiani come ho detto a più riprese solo 50 incassano bene, 20 di questi sopra il milione di euro trenta sotto il milione, e gli altri 50 sotto le 100.000 euro, mentre Bonsembiante ha quantificato gli spettatori diventando così più difficile capire gli incassi in sala e così un dato pessimista diventa ottimista aggirando le solite lamentazioni per dire insomma che si sta bene, a dir la verità (e non me ne voglia) sta bene solo lui, col cinema italiano. In effetti la maggior parte della produzione italiana incassa poco perché dispone di poche sale meno di trenta, ma a volte ne ha solo due una a Milano e una a Roma per cui tanti film nostrani rimangono nell’oscurità e questo è un dato politico di settore che non può essere eluso e diciamolo! Le Film Commission hanno fatto poco o quasi niente, bisogna capire però il loro ruolo, se devono solo captare qualche produzione nazionale o internazionale e facilitare l’attività cinematografica nel territorio non occorre personale ulteriore della Regione, se invece attraverso questa struttura assieme ai vari Fondi si vuole incentivare una presenza COSTANTE del cinema nel territorio allora bisogna creare una struttura di competenze e di capacità attrattive in cui ci sia cinema turistico ma anche il tax credit (con un data base delle imprese disposte ad investire), per incentivare delle produzioni CONTINUE nel territorio. Se ad esempio ci fosse un decentramento delle Commissioni del Mibact in ogni macro regione, a Torino, Milano, Venezia, Firenze, Bari Napoli, Palermo, si risolverebbe il problema di Roma, dove 5 persone devono vagliare centinaia e centinaia di progetti con tutto il “commercio” che ne consegue, promuovendo invece un maggior sviluppo del territorio.

Oltre a questo provvedimento ci vorrebbe anche un circuito di sale almeno 300 per distribuire tutto il cinema italiano prodotto, valorizzando anche i documentari e i cortometraggi. Le sale che aderirebbero al circuito potrebbero essere sia private, che comunali, parrocchiali, cineclub, di quartiere, universitarie, occupate, delle Film Commission e dovrebbero ottenere un marchio che darà diritto ad un finanziamento diretto del Mibact per la proiezione di film indipedenti e una defiscalizzazione completa per motivi culturali. Quindi con i finanziamenti del Mibact, quelli regionali, con il tax credit e altre soluzioni creative tipo il crowdfunding comunale, il product placement ecc,si potrebbero lanciare produzioni con continuità di personale assunto nel territorio.

Ancora oggi però si insiste sulla centralizzazione burocratica che produce solo film invisibili, incentivi fiscali bloccati, con poche Film Commission realmente capaci e tra l’altro con procedure difformi tra una Film Commission e l’altra.

I troppi decreti attuativi dell’ultima legge sul cinema hanno paralizzato il settore, è vero che adesso c’è la possibilità della cessione del tax credit alla banca che anticipa, però ancora l’approdo non esiste, siamo in alto mare così come il tax credit esterno del 40%, se hai il contributo selettivo, giustamente è importante anche saper gestire l’aspetto finanziario di un film avvalendosi del credito Iva come è stato sottolineato.

 

IL CINEMA ITALIANO E’ TENUTO SU DALLA BUROCRAZIA CENTRALIZZATA

Qualche giorno fa un giovane regista cinematografico si lamentava perché nemmeno quelli che in Italia lavorano con lui vanno a vedere il film che aveva appena girato, magari con grande fatica e preferiscono vedere il solito film americano, quello di Spielberg in questo caso, o altro in altri casi, per riconoscere sotto sotto che il ns cinema non è così imperdibile, il bello è che sono tanti quelli che vogliono stare nel cinema perché è un bel lavoro, sono tanti quelli che scrivono continuamente sceneggiature come se glielo avesse ordinato il dottore e pretendono che tu gliele produci senza avverti prematuramente avvisato, ovvero quelli che sommergono le produzioni di curriculum e poi quando vanno a vedere un film o ti parlano di cinema ti parlano dell’Usa come se gli italiani contassero meno di zero a parte rare eccezioni e allora diciamolo: è inutile che il Mibact finanzi nuovi autori se poi questi vengano sistematiciamente abbandonati a loro stessi e non hanno la possibilità di vedere distribuiti i loro film né al cinema né in tv o venduti all’ estero, che senso ha produrre se non c’è la possibilità di gestire i diritti perché la Rai se ne disinteressa altamente di acquistarli, come le altre maggiori televisioni che fanno giri che puntano sull’estero Usa, a questo punto chi fa un film non riesce a firmarne un secondo perché diventano tutti prodotti invisibili mentre c’è chi guadagna approfittando di certe posizioni di potere magari comprandoli sempre dall’Usa, insomma ad excludendum, c’è gente giovane che non ha nessuna prospettiva di carriera cinematografica, per le cattive politiche governative che dimostrano un disinteresse della cultura stessa che si arrabatta e tira a comprare Usa e Getta, ma invece di valorizzare questi autori fa diventare il cinema uno strumento di potere burocratico, di spreco di talenti dove si scambiano influenze e poteri (ci metto dentro anche i critici cinematografici) e poi ti arriva un Renzi qualunque che quando firma la nuova legge sul cinema ( un po’ di tempo fa) ti dice che finalmente sono finiti i favoritismi delle commissioni e quindi sviluppiamo gli automatismi di chi incassa, sono questi che possono dominare il mercato e che film sono? Questa storia Renzi non poteva saperla e non poteva capirla in così breve tempo, pero tutti andavano a caccia di commedie per cercare di fare soldi subito, dove pochi però sono i distributori in grado di lanciarle sul mercato e fare quella milionata che ti assolve dalle spese, commedie che poi non escono dall’Italia e quindi ritorniamo alle commissioni ma come si possono migliorare queste Commissioni? Non certo creando assistenti agli esperti Commissari generando dei commerci inusitati di “gusti” e di intrallazzi, l’unica alternativa è quella di moltiplicare le Commissioni decentrate di esperti sviluppando un Cinema Territoriale e qui c’è la solita sordità manifesta. C’è chi non vuole perdere il potere del centro e chi è che non vuole perdere questo potere? Torniamo al titolo.

 

LA Xa MAS – L’UFFICIO “I” Violenza Tra le Province di Tv e Pn (1944-1945) ED. ISTRESCO

Nell’introduzione al nuovo libro di Federico Maistrello (siamo nel Palazzo dei Trecento a Tv, nel quadro delle iniziative del 25 aprile) Irene Bolzon ci parla dell’Unità speciale della Regia Marina, la Xa Flottiglia Mas.

I cosiddetti Marò conservavano durante l’ultima guerra l’immagine di maledetti ed avventurieri, e facevano parte di una unità militare che non voleva definirsi fascista pur essendolo fino al midollo, dotata anche di un notevole servizio di spionaggio che le permise alla fine della guerra di sfuggire alla resa dei conti, il suo capo era Junio Valerio Borghese implicato all’inizio degli anni ‘70 in un colpo di stato, il quale parlò di quel periodo (dopo l’armistizio del ‘43 e la continuazione della guerra con i repubblicani della RSI e i nazisti) con astuzia assolutoria, nella retorica dei vinti. La Xa Mas si rese colpevole di violente pratiche ritorsive anche se da un punto di vista militare non era tanto efficace se non nel senso di fornire informazioni ai tedeschi. Maistrello nel libro ci racconta i fatti snocciolandoli come cronaca avvincente.

L’autore ci spiega che all’inizio della guerra la Xa Mas era impiegata negli attacchi di altri navi con l’ausilio di barchini esplosivi, molti volontari erano attirati dal carisma del comandante e da una buona paga, quando però la Xa Mas venne usata nell’antiguerriglia per 4 mesi, anche nel trevigiano si macchiò di gravi atti di violenza.

Se all’inizio il suo impiego aveva lo scopo di custodire i cantieri della TODT, con l’attività antipartigiana venne aperto l’Ufficio Informazioni nella torre del castello di Conegliano il famoso Ufficio “I” comandato da Umberto Bertozzi, uomo crudele spietato e sadico che per avere informazioni non esitava a instaurare un sistema di torture nel Castello diventato in poco tempo DELLA TORRE DELLE GRIDA STRAZIANTI.

Anche Cino Bocazzi un medico scrittore trevigiano fu catturato, però per tutta una serie di considerazioni e di conoscenze, venne rispettato ed è proprio lo scrittore a descrivere il Bertozzi.

Il partigiano Pino da Zara invece fu torturato e ammazzato violentemente più che “giustiziato” come afferma l’autore, dalla Xa Mas e cosi ci furono altri episodi di pura violenza e di annientamento fisico, di morti, di incendi di sequestri di beni o meglio di estorsioni e quando venivano uccisi i partigiani, tutto il paese doveva vederli come monito, il 2/1/45 ben 5 partigiani furono passati per per le armi a Ciano del Montello, il 7 gennaio ‘45 furono uccisi i partigiani della Brigata Castelli (episodio già presente sul suo precedente libro sulle Brigate Nere) col concorso di altri reparti militari: Brigate Nere, Alpini, GNR, il 26/1/45 furono 6 partigiani passati per le armi a Pieve di Soligo, a Cordignano numerosi ostaggi furono catturati, 6 fucilati perché a Sarmede era scomparso uno della Xa Mas. Per la famiglia della vittima i Marò hanno voluto 50.000 lire estorte alla popolazione facendole passare come offerta volontaria.

Bertozzi costringeva le persone catturate a bastonarsi tra di loro e anche da sole dandosi schiaffi e pugni altrimenti venivano fatte fuori a bruciapelo, in quattro mesi di attività vennero uccisi 50 uomini e 360 furono oggetto di soprusi e angherie: case bruciate, deportazione in Germania senza nessuna pietà o umanità, anche se Bertozzi alla fine fu rimosso dal suo incarico per le proteste in seno alla stessa Xa mas.

Alla conclusione della guerra il torturatore doveva essere fucilato, ma per tutta una serie di ragioni difficili da capire, la condanna a morte non fu applicata e cosi come tanti altri criminali di guerra, rimase impunito.

Maistrello conclude la presentazione del suo nuovo libro edito dall’ISTRESCO mentre interviene

il partigiano Ettore Bragaggia che si duole perché oggi i giovani si sono dimenticati di questi fatti, un altro intervento critica il fatto che il comune di Valdobbiadene abbia onorata in seduta pubblica la Xa Mas, lo storico gli risponde che lui tratta solo i fatti storici, dovrebbe essere l’ANPI (l’associazione dei partigiani italiani) ma anche altre associazioni che stigmatizzano eventuali manifestazioni fasciste non consoni, magari con un qualche manifesto di protesta.

A Gorizia addirittura hanno cantato in consiglio comunale la loro canzone di guerra, ma qui nel Trevigiano i fatti descritti dall’autore del libro dimostrano inequivocabilmente comportamenti criminali per l’efferatezza degli omicidi commessi, da quelli della Xa Mas.

 

DUE PUNTI IMPORTANTI PER RISOLLEVARE IL CINEMA ITALIANO: DECENTRAMENTO E CIRCUITO DISTRIBUTIVO INDIPENDENTE

ECCO DELLE MODIFICHE IMMEDIATE ALLA LEGGE CINEMA 220 PER IL PROSSIMO MINISTRO PER LA CULTURA

Dobbiamo puntare sulle commissioni decentrate e sulle film commission locali PER UN CINEMA TERRITORIALE e poi su un circuito nazionale per la distribuzione dei film indipendenti. Solo in questa maniera si può risollevare il cinema italiano.

Cinema Territoriale sul principio del local-global (storie locali per una

distribuzione internazionale) attraverso:

a) il decentramento delle commissioni del Mibact in macro regioni

TORINO x Piemonte, Vald’aosta, Liguria, Sardegna;

MILANO x Lombardia e Emilia Romagna;

VENEZIA x Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia;

FIRENZE x Toscana, Umbria, Marche;

ROMA x Lazio, Abruzzi;

NAPOLI x Campania e Molise;

BARI x Puglia e Basilicata;

PALERMO x Sicilia e Calabria.

b) decentramento Rai per sfuggire all’influenza politica dei progetti;

qui immaginiamo le sedi Rai decentrate che possono decidere anche di

preacquistare il diritto di antenna oltre che ad offrire dei servizi legati alle

loro potenzialità produttive, per intenderci la Rai di Udine non è la Rai di

Torino, ma anche finanziare documentari locali sulle bellezze, curiosità,

prodotti, ecc.

c) Film Commission funzionanti che si coordino tra di loro e

burocraticamente (modelli e procedure uniformi) con il Mibact;

Il ruolo delle Film Comm. diventa fondamentale oltre che per i servizi che

già conosciamo, nel sostegno al produttore per aiutarlo ad interagire con

sponsor del territorio, crowdfunding locale, amministrazioni comunali,

promoz. del turismo (cineturismo) e finanziatori esterni grazie alla tax

credit.

Le commissioni nelle macro regioni possono convivere IN MANIERA

PARITETICA anche con una COMMISSIONE UNICA NAZIONALE.

E’ fondamentale insistere per una trasparenza e un pluralismo di

generi e di gusti nella scelta dei progetti da finanziare. A tal fine si

richiede che nelle Commissioni Giudicanti vengano coinvolti

professionisti di chiara fama nazionali o internazionali in

rappresentanza di tutti i generi del Cinema.

Nella fase istruttoria l’essenziale è la sceneggiatura.

Circuito Distributivo

AGENZIA

Viene creata una Agenzia di distribuzione e promozione del cinema

indipendente che si avvale di un circuito di sale che vi aderiscono, diffuso su

tutto il territorio italiano.

Per il finanziamento dell’Agenzia ci si avvarrà di una UNA TASSA DI SCOPO

DA NON FAR PAGARE AGLI ESERCENTI DEL CIRCUITO, MA A TUTTI GLI

ALTRI E A TUTTE LE TV E PIATTAFORME VARIE SUI PROVENTI

DERIVANTI DALLA PUBBLICITA’ INSERITA NEI FILM, SU UNA

PERCENTUALE DEGLI INCASSI E DELLE VENDITE INDIVIDUALI.

CIRCUITO

Le sale che aderiscono al circuito potranno essere: private, comunali,

parrocchiali, associazioni di cultura cinematografica, cineclub, di quartiere che

servono anche come centri di formazione, universitarie, occupate, sale gestite

sul territorio regionale dalle Film Commission.

4

Le sale aderenti otterranno un marchio che darà diritto ad un finanziamento

diretto del Mibact per la proiezione di film indipendenti e una defiscalizzazione

completa per motivi culturali.

Le sale per mantenere il diritto al marchio dovranno avere e mantenere uno

standard di qualità.

PROGRAMMAZIONE

I film indipendenti compresi documentari e cortometraggi dovranno essere

circuitati per almeno 6 mesi attraverso una multiprogrammazione con

cambiamenti continui di programmazione giornaliera, approfittando delle

nuove tecnologie di proiezione.

Il Circuito tenderà ad essere il più possibile inclusivo anche di film a bassissimo

costo che però devono mantenere un “livello tecnico” minimo, da sala

cinematografica.

Le proiezioni dovranno essere fatte in DIGITALE (DCP)standard internazionale

2K – 4k con schermo fisso, non con videoproiettori e schermo mobile, questo

per far in modo che il circuito non sia considerato inferiore.

DISTRIBUZIONE E PROMOZIONE

L’Agenzia programmerà i film su tutto il circuito, fornendo alle sale i manifesti

pubblicitari, cartoline e questionari rivolti al pubblico per capire il gradimento

dei singoli film, oltre alla creazione di un sito on line interattivo con il pubblico.

I produttori forniranno all’Agenzia tutto il materiale pubblicitario dei propri film:

locandine, trailers…

L’Agenzia avrà accesso a trasmissioni Rai Regionale e Rai Nazionale per la

promozione del singolo film indipendente e del circuito con interviste varie.

Verrà creata una rivista on line gratuita e cartacea da lasciare nelle sale del

circuito al costo di 1 euro per promuovere i film e tutti gli autori con interviste,

compresi cortometraggi, e documentari.

L’agenzia si coordinerà con tutti gli istituti culturali italiani del mondo che

dovranno organizzare almeno una rassegna annua di film indipendenti italiani

(a questo fine, bisognerebbe sapere quanti finanziamenti ricevono e come li

spendono). Con possibilità di invitare gli stessi autori.

DIRITTI SUCCESSIVI

L’Agenzia potrà in accordo con i singoli produttori impegnarsi per vendere

singolarmente o in pacchetti i film alle televisioni in primis, per il canale

tematico della Rai e comunque a tutte le emittenti italiane nel rispetto delle

quote di programmazione stabilite dalla legge.

 

TRUMP E I DAZI

TRUMP E I DAZI

Trump, il presidente Usa vuole reintrodurre i dazi, perché troppa valuta Usa scappa in altri lidi europei, una emorragia che svaluta il Dollaro, insomma il mondo non sempre può essere libero e bello, così interrompendo un lungo periodo di scambi senza limiti tra Stati.

Anche da noi i dazi potrebbero difendere l’economia italiana dai bassi costi dei cinesi, ma ma non si può fare perché siamo nella Cee e dobbiamo sottostare alla pratiche di mercato libero nell’era della globalizzazione, dove la curva dei costi si abbassa verso la forza lavoro meno pagata, Trump invece vuole difendere la classe operaia americana.

Se noi invece potessimo difendere il cinema italiano limitando la distribuzione della produzione Usa sarebbe considerato un disastro perché il cinema Usa è il migliore del mondo, quello più costoso, quello più spettacolare:

– volete farci vedere gli sfigati film italiani come ai tempi dell’Italietta fascista e giù impropèri.

Beh limitare un po’ il ns lessico di espressioni inglesi non sarebbe male anche perché a questa velocità il gergo italiano sparisce, però limitare i film Usa nel senso di doppiarne solo un certo numero e il restante lasciarlo in lingua originale farebbe bene alla cultura cinematografica.

Apriti cielo – siete impazziti! E le sale da doppiaggio e i doppiatori?

Beh questi attori hanno bellissime voci potrebbero essere impiegati nell’aumentata produzione nostrana.

– Ancora? E noi doppiatori dobbiamo lasciare il certo per l’incerto…

Però rimane il fatto che la ns produzione è invisibile e quindi c’è uno spreco di talenti, allora in sostituzione bisogna creare un circuito di molte sale per il cinema italiano altrimenti se i film non riescono a incassare tutti chiederanno soldi allo Stato e continuerà questo assistenzialismo che può creare un cinema sempre più conformista, siamo d’accordo?

 

LA COMMISSIONE PER I FINANZIAMENTI SELETTIVI,E’ POLITICA.

Una commissione che dovrà giudicare centinaia di sceneggiature le quali dovrebbero essere lette per valutare l’originalità delle idee, diventa solo uno strumento in mano al Mibact, magari di un Direttore Generale che decide il progetto da far passare e quello non degno e quindi sarà la burocrazia che attivando una specie di lotteria, come diceva in audizione il Direttore Generale Blandini ai non raccomandati, che assegnerà dei finanziamenti grazie ad imperscrutabili logiche sotto tracciate dalla politica più compromissoria.

A questo punto e non è una provocazione, è molto meglio dare finanziamenti “automatici” anche ai film difficili senza nessuna selezione: i primi che riescono ad accedere ai finanziamenti in ordine di protocollo fino ad esaurimento dei fondelli, otterranno 100 tavolta 200.ooo euro a progetto, dipende dal budget, (i primi saranno gli eletti) e gli altri verranno rinviati alle sezione successiva.

Questi sono anni affollati e bisognerà “spingere” online oltre che fisicamente, piuttosto che ritornare alla vecchia pratica di una commissione che non sa neanche cosa sta giudicando, perché nessuno di loro ha letto il progetto e solo (forse) qualche pagina del soggetto, in quanto la mole di lavoro per fare una cosa seria è tanta e i commissari dovevano essere pagati (altrimenti si rischia di essere giudicati dai loro allievi).

 

LA COMMISSIONE CINEMA PER I FINANZIAMENTI SELETTIVI

La Commissione per la Cinematografia prevista dalla Legge 220 col compito di selezionare i progetti ha già un dimissionario: il regista Avati e tutti i prodromi della vecchia politica che è dura a morire e che forse non morirà mai e questo perché?

1) non è possibile che si possano giudicare centinaia di progetti che poi sono sceneggiature di minimo 100 scene che costano almeno un anno di fatica senza contare che bisogna anche impostare il progetto e farlo avanzare burocraticamente, senza essere pagati essendo un lavoro di lettura che può durare parecchie settimane;

2) le commissioni a mio parere dovrebbero essere composte da chi FA CINEMA e ha una esperienza diretta nel campo: da un produttore, da un regista, da uno sceneggiatore, da un distributore e da un esercente e anche da un attore e direttore della fotografia, il numero ideale sarebbe di 7. Il critico è bravo a disvelare filosificamente a decostruire, ma si deve privilegiare chi è capace a fare un’impalcatura;

3) produttivamente molti se non fanno un film almeno annuale vengono sommersi dai debiti per cui col finanziamento del nuovo film si paga il vecchio;

4) in un contesto del genere riuscirà a farsi finanziare chi riusce a trovare un a strada d’accesso che è formata da tutta una serie di aspettative e “conoscenze” da sviluppare, (chiamale se vuoi raccomandazioni) che diventa spesso una “lotteria” più che una lotta.

 

TERRA DESOLATA

La fiction domina incontrastata in Tv, l’ambito televisivo è preformato da schemi rigidi in cui la fanno da padroni le autorità più o meno religiose  le divise unite nella rappresentazione delle istituzioni, all’interno poi si creano dei conflitti prevedibili, i ruoli femminili portatori dei contrasti che tengono accesa l’attenzione, tutti tremendamente politicamente corretti o corrotti da questa pulizia formale insistente, i ruoli di carabinieri senza le carabine e le carabiniere sarebbero amorfi e dopo un po’ stucchevoli, oltre alle fiction esiste oggi sul mercato televisivo le serialità interminabili che durano la vita delle persone che le seguono creando una particolare assuefazione, ultimamente esistono anche le serie di grande qualità che somigliano – mi hanno detto – più al cinema, ma mentre le prime due sono gratis o quasi (l’abbonamento televisivo) le serie di grande qualità riguardano i canali a pagamento.

Scorrendo le Tv dall’1 al 1000 ne troviamo di tutti i tipi anche quelle viste da tre persone del condominio di casa, ma l’offerta è gigantesca, poi vediamo altri canali in streaming che ripetono gli stessi contenuti ogni giorno, Sky, Premium, poi Netflix, film in streaming, è un’offerta debordante.

Sono tantissimi i film visti in ogni dove dalle Tv e addirittura dai telefonini che sarebbero adatti solo per i video veloci, in questo modo è chiaro che per andare al cinema bisogna trovare qualcosa di diverso, una motivazione eccezionale, altrimenti visto che costa, nessuno ci va più, soprattutto dopo una giornata di lavoro e di stanchezza, tutti preferiscono addormentarsi guardando la Tv e poi se uno riesce con grandi sforzi ad alzare il sedere dal divano c’è il problema del parcheggio, motivo per cui le multisale hanno cannibalizzato le sale del centro perché sono state costruire in periferie spaziose, ma io sono convinto a differenza di tanti altri che le danno per spacciate, che le sale del grande schermo continuano ad attrarre e lo faranno per sempre nonostante le tv di grandi dimensioni, che per tanti funzionano in luogo del cinema, perché il grande schermo è portatore di una magia che nessuna tv ti può dare, si vedono i personaggi nello schermo più grandi di te (Silvano Agosti) e quindi possono diventare mitici, inoltre è più facile vedere i documentari, i docufiction e altri film un tantino più complessi, prototipi senza schemi limitanti come nelle fiction, è un altro livello di visione, ma i biglietti costano di più e se si scegliono sale del centro storico rimane sempre il problema dei parcheggi almeno che non ci sia un accordo o una convenzione con quelli sotterranei, cmq il cinema su schermo è un qualcosa però che non può essere messo da parte a meno che non finisca il senso del fare e vedere film.

 

FRANCESCHINI STA DISTRUGGENDO IL CINEMA – FERMIAMOLO!

Ieri a 8 e mezzo da Lilli Gruber abbiamo visto un Franceschini attaccato da Montanari sui Beni Culturali che sono diventati “mali” culturali secondo lo storico dell’arte, vediamo anche la legge sul cinema dell’esponente del Pd e che ha introdotto la novità dei finanziamenti automatici che come abbiamo sempre detto nel nostro gruppo facebook: “Cinema In MoVimento” sono assolutamente inutili perché se un film incassa pubblico e quindi denaro non ha bisogno di altre elargizioni statali automatiche, altrimenti diventa un finanziamento pubblico perenne, senza contare che si incentivano così film facili, di pancia e di peto con la speranza di avere anche elargizioni dallo Stato, mentre invece bisogna ritornare a fare selezione di idee originali per un cinema italiano competitivo a livello europeo e internazionale come se fossero dei bandi pubblici, facendo decidere ad una commissione autonoma dalla politica, ma anche creandone altre nelle macro-regioni per poter fare un cinema “Territoriale”, in tempi di “anni affollati” non si può lasciare ad una commissione di 5 persone a leggere centinaia di sceneggiature, perché altrimenti la selezione sarebbe determinata solo dalla “spinta politica” senza saper giudicare la qualità del progetto, la sua originalità e poi i finanziamenti pubblici servono per far crescere una produzione cinematografica in grado di mantenersi da sola e quindi bisogna distribuire il cinema italiano creando un circuito di 200-300 sale che abbia il marchio pubblico per far vedere e mettere in circolazione un sacco di prodotti cinematografici ma anche documentari, intanto – è la notizia di questi giorni – sempre meno gente vede film italiani, anche perché non si può puntare solo su Zalone.

ps: il programma cultura del M5S adesso ha solo i bene culturali bisogna allargarlo anche al cinema e allo spettacolo dal vivo

CONTRIBUTI AUTOMATICI/2

Poi si passa alle opere di animazione, anche qui sulla base degli incassi lordi ottenuti nelle sale cinematografiche, ovvero nel caso di opere televisive la durata dell’opera, se si tratta di opera web il costo medio orario di realizzazione (anche nel caso di opere televisive) poi ci sono gli ascolti (share) in Tv e visualizzazioni nel web, l’home entertainment su supporto fisico ovvero digitale, i fornitori di servizi media audiovisivi diversi dalle emittenti televisive e lo sfruttamento dei diritti in ambito geografici diversi. Sono autodichiarati i canali diversi dalle sale cinematografiche, ovvero in ambiti geografici diversi dall’Italia.

A livello artistico culturale si considerano la partecipazione alle manifestazioni cinematografiche e audiovisive internazionali di livello primario (come sopra).

Per quanto riguarda la Distribuzione Internazionale con riferimento ai risultati culturali ed economici, si fa riferimento alla Tab. 5 e riguardano gli introiti in ambiti geografici diversi, il numero e quindi la quantità di mercati esteri, la distribuzione internazionale di film d’essai italiani, ovvero di film che abbiano ottenuto contributi selettivi, ovvero un regista donna ovvero ottenimento di fondi di sostegno bilaterale o multilaterale che coinvolgano almeno 2 stati.

Possono accedere ai contributi automatici i distributori internazionali che abbiano sede legale ed apertura in Italia da almeno 3 anni.

Per l’Home Entertainment i punteggi sono calcolati sulla base della Tab. 6.

Quindi si va alla posizione contabile che ogni impresa audiovisiva apre e dove maturano degli importi a credito in base ai risultati economici, culturali ed artistici di ciascuna delle opere prodotte, ovvero distribuite e questi importi costituiscono il fondo potenziale dell’impresa sul quale sono erogati i CONTRIBUTI AUTOMATICI x sostenere lo sviluppo, la produzione e la distribuzione in Italia e al’estero di nuove opere cinematografiche o audiovisive di nazionalità italiana aventi i requisiti di eleggibilità culturale ai sensi dei decreti emanati in attuazione dell’art. 15 della legge 220/16.

Le somme accreditate devono essere utilizzate dall’impresa entro 5 anni, l’erogazione avviene su richiesta dell’impresa a stati di avanzamento o altro, con limiti di intensità di aiuto del 50% di produzione e distribuzione dell’opera audiovisiva, al 100% se hanno ottenuto contributi selettivi.

Ci sarà un monitoraggio ed eventuali sanzioni.

La TAB 1 si suddivide in TAB A che considera i parametri economici x incassi fino ad un massimo di 5 milioni, 1 punto ogni 5.000 euro incassati fino a 1 milione e via dicendo e poi si vede il costo industriale, il periodo estivo per la distribuzione, l’home, le licenze dei diritti di utilizzazione economica, 1 punto ogni 20.000 euro del valore delle transizioni ecc.

La TAB B riguarda i parametri culturali, 10 punti x ogni paese, in cui il film è stato proiettato, i film d’essai 10 punti, il genere femminile, altri punti.

La TAB C riguarda i parametri artistici come la partecipazione in concorso ufficiale dei festival della fascia A in questo caso si prendono 100 punti, vengono indicati tutti i festival in cui si possono prendere i premi, tipo nomination agli Accademy Award, 100 punti, Premio Oscar 200 punti poi ci sono i festival di fascia a, b, c.

La TAB 2 riguarda i punteggi opere televisive con i parametri economici (TAB A) parametri culturali (TAB B) e parametri artistici (TAB C).

La TAB 3 x le opere web, la TAB 4 x le opere di animazione, la TAB 5 per i distributori internazionali, la TAB 6 x gli editori di Home Entertainmente, ci sono insomma tabelle per tutti gusti e tipologie.

La TAB 7 ad es. ci dice i festival di seria A che sono i 3 massimi (Cannes, Berlino, Venezia) in serie B troviamo una caterva di festival e in serie C i nostri festival più nostrani, poi per finire vengono elencati tutti questi meccanismi che determinano a loro volta un punteggio automatico.

Che dire? Confermo le stesse impressioni di prima dei decreti attuativi, mi sembra un grande pasticcio brutto de via Santa Croce in Gerusalemme, (sede Mibact) staremo a vedere.

 

 

CONTRIBUTI AUTOMATICI/1

Forse il parto più importante e nuovo della legge 220/16 e riguarda i soldi che vengono dati alle opere cinematografiche televisive e di altro tipo, sulla base di parametri che determinano dei punteggi che si traducono in ACCREDITI.

Ci si riferisce all’art. 23 della legge 14/11/2016 n° 220, i contributi vengono dati in base ai risultati conseguiti dalle opere (economici, culturali e artistici) dalle imprese italiane.

Dopo le definizioni ex lege che interessano gli avvocati di cinema, vediamo i requisiti di film, opere televisive e web.

Le imprese per concorrere devono possedere un patrimonio netto di € 40.000, per i cortometraggi bastano € 10.000.

C’è una ripartizione annuale di risorse automatiche, per i film cinematografici spetta la parte più grossa della torta, il 68%, il 60% rapportato ai risultati economici del film e il 40% (68=100) ai risultati culturali ed artistici.

Per le opere televisive solo l’8% (60+40), per il Web 5% (60+40) videogiochi 4% (qui verrà emanato un ulteriore decreto), l’8% per le opere di animazione, per i distributori internazionali il 5% in relazione ai risultati economici e culturali derivanti dalle vendite e prevendite sui mercati diversi da quello italiano di opere cinematografiche, televisive o web, mentre per gli editori home entertainment, il 2% in relazione ai risultati economici e culturali derivati dalle transazioni in Italia delle opere cinematografiche, televisive e web, sia su supporto fisico che su piattaforme digitali.

Sono compresi anche i cortometraggi nella categoria delle opere cinematografiche nel limite del 5% della dotazione complessiva.

Ogni impresa matura un punteggio, ogni punto vale una quota sulla base di parametri di calcolo e ogni produttore dipende dalla proporzionalità della quota ammessa.

Adesso passiamo ai parametri.

Essi si formano sulla base degli incassi lordi ottenuti nelle sale cinematografiche anche in rapporto ai costi di produzione e distribuzione, o sulla base delle transazioni per la vendita di film dell’home entertainment, ovvero sulla base del valore della transazione dei fornitori di servizi di media audiovisivi, ancora con gli introiti derivanti dalle vendite e dalle prevendite dei diritti di ultizzazione e sfruttamento economico dell’opera in ambiente geografici diversi dall’Italia.

Tutto funzionerà con le autodichiarazioni (capirai!)

Per quanto riguarda invece i punteggi culturali dipenderà dalla partecipazione alle manifestazioni cinematografiche nazionali ed internazionali di livello primario, ovvero il conseguimento di premi e riconoscimenti indetti nella tab. 7, il n° di paesi esteri in cui il film ha avuto una diffusione di tipo commerciale, l’ottenimento della qualifica di film d’essai; l’ottenimento dei contributi selettivi, la realizzazione di film in coproduzione, la realizzazione di una opera cinematografica con regista donna (così pure la maggioranza degli autori) infine x contributi erogati da enti sovranazionali, Media ed Euroimages.

Per le opere televisive bisogna vedere anche i risultati dello share (gli ascolti).

Anche nell’ambito televisivo (come volevasi dimostrare) ci sono tante autodichiarazioni altrimenti è impossibile venirne fuori da queste precisazioni quantitative e quindi non ci sarà mai un vero controllo.

Per le opere Web bisogna vedere la Tab 3, ed il costo medio orario di realizzazione dell’opera, i risultati in termini di visualizzazioni ottenute, gli introiti intascati dalla vendita dei diritti, l’home entertainment e dagli ambiti geografici diversi, per quanto riguarda i risultati culturali ed artistici la partecipazione alle manifestazioni cinematografiche ed audiovisive nazionali ed internazionali di livello primario mentre non concorrono ai punteggi le opere web prevalentemente finanziate da fornitori di servizi di media audiovisivi o cooprodotti cn questi ultimi. (continua)