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STATI GENERALI DEL CINEMA VENETO

12 Maggio 2018

In che stati è il cinema veneto? Non è messo granché bene, (quello televisivo non lo conosco) se si esclude una produzione come Jole Film gestita da Francesco Bonsembiante, che ha alle spalle un grosso personaggio come Marco Paolini, uomo di cinema e di teatro, il resto è poco o niente a parte i documentari e il film di Nicola Fedrigoni che ha avuto un certo successo regionale “Fin che c’è prosecco c’è speranza” un giallo che si snoda tra le piantagioni del prosecco e la Venezia dell’ispettore Stuchy ben interpretato da Giuseppe Battiston con regia e scrittura veneta (di Padovan e Fulvio Ervas).

Francesco Bonsembiante interroga la platea di studenti presenti all’Università di San Giobbe a Venezia, difatti non si capiva se il target erano gli studenti o i professionisti del settore, abbiamo risposto tutti, ha messo a confronto gli spettatori del calcio con quelli di cinema, gli spettatori di cinema dal 2015 al 2017, sotto i 100 milioni di incassi e dei ben 536 film distribuiti nell’ultimo anno cinematografico di cui 218 italiani (comprendendo quelli in coproduzione). Bonsembiente snocciola tutta una serie di cifre da far venire mal di capo, anche nel campo dei libri, tanti libri, tanta narrativa e tanti film ma pochi sono quelli che incassano tanto, su 100 film italiani come ho detto a più riprese solo 50 incassano bene, 20 di questi sopra il milione di euro trenta sotto il milione, e gli altri 50 sotto le 100.000 euro, mentre Bonsembiante ha quantificato gli spettatori diventando così più difficile capire gli incassi in sala e così un dato pessimista diventa ottimista aggirando le solite lamentazioni per dire insomma che si sta bene, a dir la verità (e non me ne voglia) sta bene solo lui, col cinema italiano. In effetti la maggior parte della produzione italiana incassa poco perché dispone di poche sale meno di trenta, ma a volte ne ha solo due una a Milano e una a Roma per cui tanti film nostrani rimangono nell’oscurità e questo è un dato politico di settore che non può essere eluso e diciamolo! Le Film Commission hanno fatto poco o quasi niente, bisogna capire però il loro ruolo, se devono solo captare qualche produzione nazionale o internazionale e facilitare l’attività cinematografica nel territorio non occorre personale ulteriore della Regione, se invece attraverso questa struttura assieme ai vari Fondi si vuole incentivare una presenza COSTANTE del cinema nel territorio allora bisogna creare una struttura di competenze e di capacità attrattive in cui ci sia cinema turistico ma anche il tax credit (con un data base delle imprese disposte ad investire), per incentivare delle produzioni CONTINUE nel territorio. Se ad esempio ci fosse un decentramento delle Commissioni del Mibact in ogni macro regione, a Torino, Milano, Venezia, Firenze, Bari Napoli, Palermo, si risolverebbe il problema di Roma, dove 5 persone devono vagliare centinaia e centinaia di progetti con tutto il “commercio” che ne consegue, promuovendo invece un maggior sviluppo del territorio.

Oltre a questo provvedimento ci vorrebbe anche un circuito di sale almeno 300 per distribuire tutto il cinema italiano prodotto, valorizzando anche i documentari e i cortometraggi. Le sale che aderirebbero al circuito potrebbero essere sia private, che comunali, parrocchiali, cineclub, di quartiere, universitarie, occupate, delle Film Commission e dovrebbero ottenere un marchio che darà diritto ad un finanziamento diretto del Mibact per la proiezione di film indipedenti e una defiscalizzazione completa per motivi culturali. Quindi con i finanziamenti del Mibact, quelli regionali, con il tax credit e altre soluzioni creative tipo il crowdfunding comunale, il product placement ecc,si potrebbero lanciare produzioni con continuità di personale assunto nel territorio.

Ancora oggi però si insiste sulla centralizzazione burocratica che produce solo film invisibili, incentivi fiscali bloccati, con poche Film Commission realmente capaci e tra l’altro con procedure difformi tra una Film Commission e l’altra.

I troppi decreti attuativi dell’ultima legge sul cinema hanno paralizzato il settore, è vero che adesso c’è la possibilità della cessione del tax credit alla banca che anticipa, però ancora l’approdo non esiste, siamo in alto mare così come il tax credit esterno del 40%, se hai il contributo selettivo, giustamente è importante anche saper gestire l’aspetto finanziario di un film avvalendosi del credito Iva come è stato sottolineato.

1a parte Gian Sart

2°parte articolo

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