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1 – UNA DISTRIBUZIONE REMUNERATIVA PER IL CINEMA INDIE

6 Marzo 2013

Lo constatiamo ogni giorno con i nostro occhi quanto sia prolifico il cinema indiE ITAliano, ce ne siamo accorti anche ai vari festival, ce lo dicono gli autori di documentari, che vengano premiati a più riprese, eppure questi film spesso autoprodotti, più spesso finanziati almeno in parte dal Mibac, vivono una realtà separata come è quella dei festival, non riescono cioè ad essere distribuiti come meriterebbero se non in qualche sparuta sala d’essai.

Tanto s’è detto da parte di tutti gli organismi istituzionali, sindacali ecc, tanto poco s’è fatto, come parole gettate al vento perché poi la politica dell’inedia prevale sempre…e allora diciamolo senza pretendere di dire verità ultime o penultime, anzi scoprendo l’acqua calda vicino ad una fonte termale: se vogliamo, come pensiamo, far uscire questi prodotti in sala bisogna mettere in piedi con urgenza un circuito alternativo di distribuzione che sia nello stesso tempo anche remunerativo, che non venga lasciato alla fantasia di qualche autore quando deve distribuire il suo film (inventandosi, per creare un po’ di pubblicità, un presunto circuito nato col suo film e che morirà presto col lo stesso), ma che possa invece veramente attecchire .

Ora noi abbiamo un sacco di monosale ubicate nei centri storici delle città che si trovano in difficoltà e quindi sono costrette a chiudere per il “cannibalismo” esercitato da tutte quelle multisale di periferia che invece di attirare nuovo pubblico (magari di periferia) l’hanno sottratto ai cinema dei centri storici, probabilmente perché fuori c’è più parcheggio e servizi.

FINANZIA UN FILM VINCI UNA CASA

 

E’ proprio con queste sale del centro storico che invece si potrebbe ricominciare a sviluppare una logica del discorso che abbia un senso condiviso, naturalmente queste sale per far uscire i film indipendenti avrebbero bisogno anche di un qualche ausilio statale, una certa promozione, una sinergia fra i vari soggetti che operano nell’istituzione cinema, pensiamo al Mibac che finanzia dei film e poi non si cura della loro distribuzione (se non in maniera marginale) e pensiamo nella stessa logica del discorso, ai vari festival italiani come Santa Marinella Film Festival, Il Cinema Indipendente di Foggia, Il Gallio Film Festival, quello di Lodi e di Busto Arsizio, Imaginaria, Amidei, Clorofilla, Mantova Film Festival, Est Montefiascone che premiano le opere prime e seconde e il cinema invisibile, trovandosi a svolgere un’attività utile e culturalmente necessaria di scoperta di una cinematografia considerata a torto marginale, come se il cinema indipendente fosse in effetti un luogo distaccato del cinema italiano e assimilabile ai film africani e dei paesi dell’est che si scoprono solo nelle varie rassegne.

Questi festival possono avere una funzione trainante e importante per la valorizzazione del cinema indipendente e un trampolino di lancio mediatico per quei film che riscuotono l’interesse del pubblico, se questa sinergia tra i festival, le sale cinematografiche dei centri storici e il Mibac con l’aiuto di altri soggetti come le associazioni di categoria, potrebbe partorire non un topolino, ma mille topolini e così far distribuire almeno quei film segnalati o vincitori di premi, si avrebbe la possibilità di garantire una uscita almeno di questi film, e quindi il pubblico potrebbe vederli, allora si che ci sarebbe più attenzione verso il cinema indipendente italiano e l’investimento fatto servirebbe a rilanciare il cinema nazionale, lasciamo le multisale di periferia al cinema Usa o a quello con grande promozione, mi riferisco soprattutto alle commedie italiane e lanciamo il made in italy nei centri storici, tutte quelle opere autoriali documentari, cortometraggi, sperimentali segnalate dal circuito di festival dando uno sfogo necessario all’autoproduzione.

Provare questa strada vorrebbe dire sviluppare finalmente un percorso completo e mantenere la diversità dei linguaggi nel cinema arricchendola al punto tale che anche il cinema d’essai potrebbe trovare un suo spazio di pubblico, si tratta di mettere insieme un’attività che molti svolgono in maniera separata

giancarlo sartoretto

 

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