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2 – GLI INTELLETTUALI, IL POTERE, I GIORNALI, GLI APPELLI E I CAPPELLI

26 Marzo 2013

Sugli intellettuali e il potere sono stati sprecati fiumi d’inchiostro, anche sugli intellettuali e il Partito Comunista, gli intellettuali e la sinistra.

Ci sono intellettuali di potere che hanno messo la loro conoscenza al servizio di un leader che governa il Paese per un periodo più o meno lungo e gli intellettuali di opposizione che si sono opposti a quel potere per manifestare un contro potere che è diventato a sua volta egemone a livello di rappresentazione mediatica.

Sono stati i giornalisti – alcuni dei quali facevano parte di quel potere – a rappresentare gli intellettuali come coloro che potevano partecipare alle vicende politiche schierandosi da una parte o dall’altra, senza contare poi gli appelli che trasmettevano spesso istanze della società civile, che facevano diventare questi intellettuali degli opinion leaders arricchendo il panorama dell’informazione.

Questi appelli contano proprio perché vengono sottoscritti da persone prestigiose, che hanno già scritto dei libri, che sono professori universitari, la maggioranza dei quali definiti con una venatura di disprezzo, di “sinistra” e che nella gerarchia sociale ancora molto rigida, quasi castale, vengono prima, in senso intellettuale, rispetto alle masse lampadine spente, che capiscono dopo, anzi molto dopo,  le cose importanti da capire, che partecipano ai dibattiti da festa dell’Unità solo come comparse a scomparsa. Sono gli intellettuali che anticipano i movimenti della società, mentre il popolo bue li ringrazia.

Un grande intellettuale di costume fu Pier Paolo Pasolini, ma in quei tempi l’intellettuale era anche un poeta.

Senonchè anche gli intellettuali scoprono gli antidoti al loro potere molto prima che questo avvenga nell’era di internet.

Negli anni ’60 viene pubblicato un libro, un saggio “La realtà come costruzione sociale” dei sociologi-filosofi Luckmann e Berger in cui in sintesi si esprimeva il concetto che gli intellettuali non hanno più il monopolio del pensiero, ma in una “realta” costruita socialmente fanno parte del senso comune e i loro apporti sono pari a quelli che partecipano alla costruzione del senso comune.

Molto prima di internet si era capito che il pensiero deriva da esperienze comuni e nei laboratori si possono solo inventare dei “tecnicismi” che poi sono tradotti in senso comune quando sono volgarizzati nei libri attraverso l’uso della parola.

Perché tutto questo pistolotto, per dire semplicemente che sui temi politici e sociali chiunque dotato di raziocinio può esprimere dei concetti originali come l’intellettuale solo che la gerarchia “reazionaria” di sinistra, impone la sua sottomissione a chi è costruito, montato e smontato, dai media.

E anche in questo il mov di Beppe Grillo è rivoluzionario, non in quanto disprezza gli intellettuali, anche una certa destra bacchettona li ha sempre disprezzati (i danni causati dal libero pensiero) ma in quanto li riconduce a delle entità normali e non i rappresentati di un pensiero “migliore”, che possono dire ad esempio un sacco di stupidaggini come chiunque altro quando parla di cose che non sa e non capisce o non vuole capire dall’alto della sua posizione di potere.

Ecco perché in questo tipo della società della condivisione, sono quelli che vogliono stupire sperando di essere considerati come dei Pasolini e invece non capiscono che tutto è cambiato e che anche loro sono un pezzo di un ingranaggio del sapere simile a tanti altri pezzi, questo l’hanno ormai capito tutti, il senso comune, meno certi personaggi di sinistra che sono ottusamente legati ai media e continuano a sparar cavolate pensando di essere grandi pensatori, e qui citare Gaber diventa doveroso perché ha capito il cambiamento e ha trattato molti temi con ironia.

by giancarlo sartoretto

 

 

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