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1 – I PUNTI SALIENTI

17 Maggio 2013

FINANZIA UN FILM VINCI UNA CASA

Se vogliamo difendere il cinema italiano indipendente da un possibile e quasi sistematico fallimento economico dei suoi produttori, dobbiamo con urgenza sviluppare dei punti da portare all’attenzione mediatica per salvare il salvabile.

Altrimenti fra qualche anno vedremo solo film giovani, carini e omologati e tanti autori disoccupati. La rete del cinema indipendente si è riunita all’Apollo il 14 maggio. Ecco quello che penso io per essere concreti ed aggredire i nodi:

  1. Abolire il Reference System. Quel sistema di punteggio per i progetti presentati al Mibac (Ministero Beni e Attività Culturali) che favorisce il finanziamento dei film solo dei soliti noti, anche perché si considera l’aver vinto solo pochi festival importanti e non in tutti i festival che ci sono in Italia e nel Mondo creando una discriminazione “classista” tra festival di serie A e festival di serie B, festival di serie C e quelli di serie D (Dilettanti), registi di Serie A e registi di serie B o C1, C2. Idee di serie A ecc. Ecco che si crea una gerarchia burocratica della peggio specie. Il Reference System è nato dalla Riforma del 2004 attuata per mezzo di decreti ministeriali, sotto la spinta dei poteri forti del cinema, i senatori della pellicola che volevano che si rispettasse una gerachia della visibilità (chi è più noto, chi è meno noto, chi non è noto o visto per niente) questo in origine per sconfiggere la tendenza che il Ministero aveva di finanziare con grosse cifre perfetti sconosciuti, i quali non riuscivano ad incassare neanche una minima parte di ciò che era stato speso, perché a quell’epoca si finanziavano totalmente pochi progetti e chi più conoscenze politiche e di varia natura, aveva, più riusciva, a questo proposito un gruppo di produttori (chiamiamoli così) grazie a queste conoscenze senza rischiare niente sono riusciti a fare un sacco di soldi alla faccia del bicarbonato di sodio, si davano miliardi senza vedere le potenzialità distributive di un progetto, mentre tanti altri progetti magari migliori, rimanevano fuori. Invece di dare poco a tanti in maniera che i produttori dovessero trovare la differenza, davano tanto a pochi (i privilegiati) da farli diventare ricchi a spese della comunità.
  2. Creare un circuito distributivo a capitale misto (Stato e privati) che sia remunerativo per il cinema indipendente, i festival non fanno guadagnare un euro, puntando invece sulle mono sale del centro storico che quindi possono passare con ritardo al Digitale. Tanti si inventano circuiti alternativi ma sono solo espedienti di lancio del loro film, il problema è che un sacco di film indipendenti non vengono visti e così la Rai o Mediaset non li comprano e il produttore che ha anticipato anche grazie, in certi casi al finanziamento pubblico, si trova con le braghe di tela e rimane esposto con le banche, entra facilmente per piccoli importi, nella centrale rischi e non piglia più nessun anticipo neanche se si mette in ginocchio e si frusta la schiena. La loro valorizzazione può passare anche attraverso una agenzia pubbblicitaria, una rivista online fatta dagli autori e un interesse mediatico, presupposti oggi come oggi per poter creare una confezione decente per vendere un prodotto di questo tipo altrimenti, si creano confezioni di serie b) o di serie c) scartate anche pregiudizialmente dal pubblico. Una rivista fatta da filmakers (italiani) per loro, che funga anche da scambio di esperienze, di annunci ecc. coinvolgendo tutti gli autori di cortometraggi e di documentari diventa fondamentale se vogliamo valorizzare adeguatamente queste risorse creative togliendole da un certo isolamento. Si dovrebbe potenziare una rete insomma!
  3. E qui passiamo a un aspetto un po’ delicato che non piace (per niente) ai doppiatori e cioè la regolamentazione della distribuzione dei film Usa (della serie o mangiano solo loro o mangiamo anche noi). Lo scambio ineguale con il cinema Usa vige da tanti anni. Oggi per poter imporre (a differenza degli anni 60) un film in Usa ci vogliono parecchi capitali ancora prima che delle idee nuove. “Con Sorrentino e Garrone il nostro cinema arranca negli Usa” dice Pedro Armocida in un articolo del 29/03/2013 su IL GIORNALE. Il film di Garrone, Reality, ha incassato 18.000 dollari e 144.000 dollari per il film di Sorrentino girato in Usa. E diciamola sta verità: ci sono troppi film made in Usa (circa 300 nelle nostre sale in un anno- se non sbaglio) che non danno la possibilità ai nostri film di essere “circuitati almeno in Italia” con grave danno economico. Se non incassano in Italia dove vuoi che vadano, a parte rare eccezioni, perché oggi i film prodotti sono tanti e ogni Paese promuove i loro.
  4. Il Mibac assegni solo l’interesse culturale, il visto censura ecc., mentre delle commissioni dentro a macroregioni diano il contributo statale che si coniuga con quello regionale e sponsorizzazioni varie locali. Si creerebbero delle sinergie. Commissioni a gettone presenti ad es. a Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo, Bari formate da autori di cinema in stand by. Così si creerebbe uno spirito di concorrenzialità e la Commissione che lavora meglio (che giudica seriamente i progetti) emerge e quindi i produttori sarebbero incentivati a girare in quei territori. Questi finanziamenti diretti non devono superare la metà del budget, l’altra metà può essere procacciata dal produttore con i suoi giri finanziari, ma anche dalla Tax Credit esterna perché cmq sono sempre dei privati che vengono coinvolti. Se poi un circuito distributivo efficiente remunera questi capitali si creerebbe di fatto un circolo virtuoso per il cinema piu’ libero e impegnato socialmente.

by giancarlo sartoretto

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