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1 – IL MONOPOLIO DELL’ALTO COSTO

26 Luglio 2013

IL MONOPOLIO DELL’ALTO COSTO

E siamo arrivati al fuoco del problema, dopo aver parlato del perché i film italiani non escono, in risposta a tutti i presunti esperti che invocano il mercato cinematografico come se fosse la classica panacea che risolve, liberalisticamente parlando, tutti i mali dell’economia, basta vedere a questo proposito gli articoli di Battista & Company che pontificano dal’altezza della loro scienza economica, dicendo che questo mercato deve vincere la naturale pigrizia degli italiani che s’attaccano a Mamma-Mammella-Stato che li nutre con le sue poppe pubbliche e via sproloquiando, adesso analizziamo quello che G.d.V. su IL MANIFESTO dell’11.7.13, titola: Il vero problema è Hollywood…. Blockbuster flop.

Si parla di The Lone Ranger e Variety, ma anche Pacific Rim e l’autrice cita George Lucas e Steven Spielberg – i quali di fronte ad una platea di studenti –  hanno previsto questa implosione, proprio loro, che risultano essere gli artefici del blockbuster nella storia del cinema, che a partire dagli anni 70 ha distrutto la concorrenza internazionale a suon di milioni di dollari di investimento alzando il tiro.

Se fino a quel momento qualsiasi produttore europeo, quindi anche italiano, poteva lanciare in tutto il mondo film spettacolari a basso costo (io mi ricordo sempre il filone italiano dei Supermen, si legge come si scrive) del produttore-regista Italo Martinenghi – deceduto da qualche anno – che ho avuto il piacere di conoscere assieme al suo sceneggiatore Toni Corti,  il quale mi disse di aver fatto moltissimi soldi in tutto il mondo con questo filone dei tre supermen, a basso costo e ad alta fantasia, film spettacolari certo, con inseguimenti spettacolari e con cooproduzioni che convolgevano il Giappone, la Turchia, il Sud America, ma tutto rimaneva dentro ad una concorrenza ancora possibile.

Ricordiamoli brevemente:

  • I Fantastici 3 Supermen, 1967;
  • Che Fanno i nostri Supermen tra le vergini della giungla, 1970;
  • i 3 Supermen a Tokio;1968;
  • E cosi divennero i 3 Supermen del West;1974
  • I 3 Supermen contro il padrino, 1979;
  • 3 Supermen alle Olimpiadi, 1984;
  • 3 Supermen in Santo Domingo.1986.

Uno dei tre era Dick Gordon alias Salvatore Borgese che ha iniziato come stuntman e con all’attivo di più di 50 film, interpretava un supermen muto con effetti comici, gli altri con facce da belli, erano Tony Kendall alias Luciano Stella, Brad Harris, Nick Jordan alias Aldo Canti. Italo Martinenghi ha fatto la regia di alcuni, per altri invece i registi erano Bitto Albertini e Parolini.

Invece George Lucas e Steven Spielberg hanno creato un cinema assolutamente unico, puntando di più sui mostri della science-fiction costruiti da grandi scenografi, o creando macchine straordinarie dentro a modelli produttivi irraggiungibili e con effetti inimmaginabili, lo potevano fare per gli altissimi budget che permettevano a loro di girare e rigirare le scene, con investimenti incredibili nella tecnologia e con la possibilità di rimontare un film se non era venuto bene e lo potevano fare grazie al fatto che avevano una distribuzione internazionale che prendeva tutti mercati mondiali disponibili.

Se tu investivi in soldoni, tipo 200 milioni di dollari, facevi il calcolo che ti riprendevi i soldi non solo dal mercato americano ma da tutti gli altri mercati aggiuntivi, che se il film andava bene raggiungeva il miliardo di incasso. Era tutto calcolato, la promozione, i gadget, i tempi lunghi, tutto preordinato scientificamente. Poteva essere un flop fin dall’inizio ma non lo è stato perché il pubblico ha risposto a dovere.

Bastava solo che i mercati esteri non rispondessero perché il rischio di flop aumentasse, anche se il mercato interno Usa permette cmq di incassare cifre enormi.

Solo che questo tipo di film ha distrutto in un baleno anche grazie ad una promozione invasiva, tutti quei film spettacolari ma di modesto budget che erano diventati improvvisamente obsoleti di fronte alla grande magnificienza di questi prodotti, che soddisfacevano anche la critica, perché Spilberg e Lucas – come sappiamo tutti – erano maestri di regia e le loro storie sempre profondamente originali. Invece oggi per l’ultimo Superman la critica dà solo il 57% di pareri positivi. Assuefazione ? Spielberg e Lucas però sono stati accusati di ipocrisia per aver gridato “al lupo” dopo essere stati loro stessi i responsabili della creazione del blockbuster moderno con film originalissimi da far tremare i produttori della Fox: “in quel tempo erano troppo innovativi quasi “impensabili” e contro la grana di quello che passavano all’epoca gli Studios”.

Ma mentre loro due si sono dimostrati grandi maestri riuscendo a conciliare il business con l’artisticità del prodotto, oggi sembra che chi mette i soldi si senta autorizzato a scorreggiare in cucina, dice Soderbergh in maniera un po’ triviale, cioè a dire che la libertà dei regista è nettamente ridotta, e c’è sempre uno scontro di pareri che supera la dialettica quando si devono interpretare i gusti del pubblico, ma anche il regista (lo ricorda Sodebergh) è stato parte del pubblico e questo vale per i film da 250 milioni di dollari come per quelli di 5 milioni, che per gli americani sono film a basso costo con paghe da minimo sindacale.

Rimane sempre il fatto che con 200 milioni di dollari in Italia si fanno mediamente più di cento film quindi la discrepanza è impossibile da colmare, parlo di concorrenza. In Italia il costo totale dichiarato dei primi trenta film a budget alto e medio e quindi di qualità industriale, è attorno ai 130 milioni di dollari, tutta la produzione italiana vale meno di un blockbuster, quindi per far concorrenza al cinema Usa invece di fare 30 film bisognerebbe farne uno solo che sia altamente spettacolare e riesca ad entrare nell’ immaginario collettivo, ma poi bisogna distribuirlo in tutto il mondo e le distribuzioni che lo possono fare sono solo quelle Usa, almeno mi pare, ma mi posso sbagliare, che non ci sia nessuna distribuzione europea a quel livello. Che facciamo?, mettiamo 30 registi a dirigere un super film solo, e ogni volta che c’è una inquadratura da fare si tiene un’assemblea, assumiamo anche una trentina di sceneggiatori, 7-8 direttori della fotografia ecc.. Si capisce che i blockbusters costituiscono un oligopolio dai grandi mezzi finanziari Usa che non può avere concorrenza. Forse se si fa un film europeo….però è sempre difficile trovare una soluzione produttiva comune, dovrebbe essere recitato in inglese e quindi con soluzioni e linguaggi simili a quelli Usa.

Per favore cari Battista, Brunetta ecc, per quanto riguarda la concorrenza informatevi prima di sparar …cavolate,…e ho usato un termine passabile.

In Italia invece stiamo discutendo – giustamente – del taglio del Tax Credit, del milione di euro del Mise (ministero dello Sviluppo Economico) per lanciare i nostri film all’estero della serie TI DARO’ UN MILIONE (un importo che fa sbellicare dalle risate) se confrontiamo i budgets Usa, mentre aumentano i fondi regionali alle film commission.

Sembra che si proceda tra caos e anarchia governativa e quando questo succede vuol dire che c’è da preoccuparsi.

Cmq molti soldi si devono spendere per la promozione perché lo dice anche Paolo Minuto nell’ultimo “Diari di cineclub”: “noi (che dovremo analizzare la qualità intrinseca di un film) diventiamo selezionatori inconsapevoli di film + potenti mediaticamente”.

Bisogna perciò – come ho più volte e ossessivamente ribadito – creare un circuito indipendente che poggi sulle sale dei cineclubs e su quelle del centro storico, un circuito capace di valorizzare i prodotti indipendenti a low budget, se vogliamo far rinascere il cinema italiano di qualità…e con questo ho detto tutto. Alla prossima

GIANCARLO SARTORETTO

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