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PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE

10 Ottobre 2015

 

by Giancarlo Sartoretto*

 Supervisor progetto NECHE

 

Se noi vediamo la produzione cinematografica oggi, notiamo che è andata progressivamente intensificandosi in svariati paesi del mondo, abbiamo la solida produzione europea:italo-francese-inglese-tedesca, dei paesi nordici, dell’Est, della Russia; una produzione giapponese, una cinese (compreso Formosa e Hong Kong), della Corea del Sud, Egitto, Paesi Arabi e in grande quantità l’India, la nascente produzione africana, ma chi domina il mercato mondiale e si attesta ad una quota attorno all’80% del totale, è la produzione USA (sia il cinema hollywoodiano che quello indipendente).

Gli americani (a differenza di noi) possono investire nella produzione cinematografica milioni di dollari perché il loro mercato è pressoché universal, molto spesso i loro film sono doppiati e un grande attore americano viene visto con lo stile francese, italiano, russo ecc. e attraverso gli attori si diffonde la “grandeur” Usa.

Boicottare il cinema a Stelle e Strisce sarebbe un atto di terrorismo economico perchè gli Usa detengono una fetta importante del business, quasi il monopolio, tutti siamo cresciuti a pane e cinema Usa che in questi decenni ha prodotto miti e divismo, successo, soldi e anche una nevrosi da successo, ecc, ecc..

Nell’era della globalizzazione permane quindi una divisione mondiale dell’attività economica:a noi i grandi stilisti e piloti sportivi moto e macchine,agli Usa il cinema, ai tedeschi la filosofia, ai francesi la letteratura, agli inglesi la regina.

E il prestigio del cinema italiano conquistato con il neorealismo e la commedia all’italiana?

Caduto verticalmente!

Oggi il cinema italiano in Europa è quasi sconosciuto a parte qualche eccezione e in Usa si continua sempre a parlare del cinema italiano degli anni 40/50, come se adesso fosse defunto o al meglio un cadavere che cammina.

All’inizio Ci fu la legge Corona del ’65 che voleva tirar su il cinema che ormai s’era inginocchiato, ma la Tv questo curioso apparecchio domestico, avrebbe ridotto drasticamente il pubblico del grande schermo, un pubblico che quando andava al cinema preferiva film melodrammatici, western, eroi da fumetto, qualche documentario piccante, schemi elementari di sceneggiatura, l’eroe contro le avversità, e i comici di grana grossa,a metà strada c’era il genere commedia, vero snodo di diversi pubblici, mentre il cinema più prestigioso manteneva tendenze autoriali.

La riduzione degli spettatori cinematografici che ormai stavano a casa anche la domenica per vedere in Tv magari qualche film di Stanlio e Ollio, mandò in crisi soprattutto le sale gestite dai “pidocchietti” che erano capillarmente presenti nel territorio più decentrato.

Negli anni ‘70 Il crollo del pubblico cinematografico infligge un grosso colpo al cinema, molti produttori falliscono, i generi si riducono, si fanno film con pochi soldi, il mercato si ridisegna, senza contare che negli anni ’70 la contestazione politica faceva del cinema uno strumento di lotta politica per il cambiamento sociale nell’illusione che potesse influenzare la rivoluzione e la nascita di tanti cineclub,(associazioni del cinema erano sorte già dal dopoguerra per una spinta cattolica di base), è dovuta al periodo di vigenza della sinistra extraparlamentare:si vedevano film impegnati non solo socialmente, ma anche nel linguaggio, nei simboli, una ricerca che trovava i suoi momenti cruciali nel pedinamento di un personaggio fino a riprenderlo anche quando dormiva, in tempo reale.

Oggi forse il cinema nostrano cerca una nuova ragione d’essere, una nuova identità, intanto però ci deve essere qualcosa che non funziona se col cinema soprattutto quello indipendente non si vede un euro neanche con lo specchietto delle allodole.     

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