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1 – QUOTE CINEMA – PARTE SECONDA

7 Febbraio 2013

A proposito di quote, perchè la Rai continuava a comprare film americani piattamente televisivi (lì probabilmente c’e qualche strano giro finanziario ) INVECE che comprare i prodotti italiani?

Già -come sappiamo – il cinema italiano è escluso dalla grossa distribuzione che privilegia il molto più costoso prodotto americano, poi viene escluso una seconda volta perché la Rai (e anche Mediaset)privilegiano pacchetti di film americani (dove ci sono ripeto, strani giri finanziari) con la scusa-paraculata che i film italiani non avendo incassato non possono venire distribuiti in Tv.

Quindi a “mangiare” devono essere solo gli americani, e chi fa questi strani giri finanziari (Rai o Mediaset) o meglio gli amici e gli amici degli amici.

Oltre a ciò non vogliono neanche rispettare le quote, il che ci fa venire il latte alle ginocchia.

In passato i produttori indipendenti avevano due possibilità:

a) o conoscevano politicamente tramite i partiti e le amicizie e quindi riuscivano a livello clientelare;

b) o cercavano altre forme di distribuzione alternative, sia al theatrical che alle antenne televisive. Si pensava – per quanto riguarda la distribuzione, al possibile mercato di internet.

Però Internet almeno in Italia è fallita miseramente (anche se qualcuno come il patron della Cattleya continua a sperarci almeno come discorsi da propinare al pubblico) per effetto della devastante pirateria. Come facevano gli utenti a noleggiarti in videostreaming il film quando nella rete viaggiavano migliaia di film piratati, molto più famosi dei prodotti indipendenti? Solo un fesso della rete poteva pagare. E difatti erano talmente pochi che non ci si remunerava la banda larga, senza contare che sono molti che si vantano di non pagare e vedere gratis per farsi belli col gruppo (VEDI L’ART. DELL’INTERVISTA DEL PIRATA INFORMATICO)

Naturalmente qui purtroppo è mancata una campagna mediatica da parte delle associazioni di autori che chiacchierano chiacchierano e non combinano niente, così è per la un po’ troppo storica Anac ma anche i 100 autori non scherzano a fare i carini come certi intellettuali di centrosinistra pronti a vendere il c… pur di farsi notare a parlare di cose di cui manco capiscono il significato.

E’ vero che è una tecnologia molto avanzata e che potrebbe prefigurare il superamento del valore della merce, la socializzazione dei mezzi di produzione ecc. ecc., ma è anche vero che il capitalismo (anche se genera tanti debiti) funziona ancora, e cosi come si paga in ristorante e non si fa l’esproprio proletario, lo stesso dovrebbe essere per un prodotto cinematografico, ma qualche pseudo intellettuale istericamente, parla di condivisione che deve essere assoluta: allora perché caro Intellettuale da strapazzo non condividiamo anche tua moglie.

Ai tempi antichi in Grecia lo facevano o lo teorizzavano con la filosofia. Bisognerebbe parlare anche di queste associazioni di autori che non sono riusciti a combinare niente anche rispetto al cinema d’autore e i cui rappresentanti si sono fatti solo gli affari loro strappando contratti di antenna per influenza politica, questo per far capire il degrado anche della politica di settore.

giancarlo sartoretto

 

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