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5 – SCAGLIA LA PRIMA PIETRA (lungometraggio)

22 Novembre 2013

Davide vive in un mini appartamento di proprietà, facendo lavori saltuari di ogni genere, talvolta anche faticosi (l’idraulico, il meccanico, il postino precario, l’impiegato saltuario) con l’hobby a tutta PRIMA della scrittura.

Non facendo parte dell’entourage letterario non riesce a farsi pubblicare.

Trova anche qualche sparuto estimatore ma le case editrici invase da manoscritti preferiscono non rischiare ripiegando sui soliti noti prima di scegliere un perfetto sconosciuto; d’altronde il mondo non cambia e le cattive abitudini si consolidano, ma soprattutto domina la burocrazia e la gerontocrazia.

E’ sensibile alle foglie di canapa indiana, vive appartato tra fantasie e profondi isolamenti.

In una città vicina abita la madre e il vecchio ambiente di amici in cui è cresciuto, ma quando la va a trovare cerca di non incontrare nessuno, “per non sciupare i ricordi” dice a se stesso. Ama molto le viole da campo e le delicatezze un po’ femminili e i suoi quaderni sono riempiti da frasi e discorsi aI volte sconnessi, ma conserva la capacità di interrompere un ritmo frenetico di attività e meditare sulle cose acquisendo una certa arguzia che viene apprezzata dagli altri. Serba, a discapito del presente, un atteggiamento romantico, sogna soprattutto un mondo in cui ci siano meno predatori, meno specialisti e più spiritualità e intellettualità, insomma dove tutti possano fare lavori alti o bassi senza la discriminazione, legata allo status, che invece costringe la vita di tanti nelle loro gabbie d’infelicità.

Il sadismo e la cattiveria di “colleghi” di lavoro per fortuna saltuari è anche il riflesso di una chiusura mentale totale, quando invece tutto sembra aprirsi alla globalizzazione intesa anche come spirito universale.

Ciò che lo circonda non gli piace, ma cerca di conviverci alla meglio.

Sostanzialmente è un asociale e forse un disadattato e piano piano l’unico modo per rifarsi rimane quello di immaginarsi dei “colpevoli”, dei simboli che rispecchino la lordura presente.

Osservando la gente che parla entra nella loro vita, isola un “colpevole” della situazione, lo trasforma in preda che poi bracca come un segugio, quasi fosse uno stalker. Talvolta ha scontri violenti, dolorosi e assurdi con certe persone che manco conosce e che il più delle volte fuggono impaurite. Si rappresenta dentro di sé la morte come l’immagine metaforica della rinuncia a vivere, del conformismo che dilaga come un virus

In una circostanza segue una ragazza fino a casa, cerca di parlarle, lei  esemplifica quel male oscuro di cui lui soffre e senza manco conoscerla la carica di significati negativi, quella prende paura, lo scambia per un bruto, lui la insegue come un balordo, riesce perfino a entrare nel suo appartamento, la madre e il padre della ragazza sono sorpresi dall’intrusione, si prendono uno schiaffo sul corridoio mentre Davide se n‘è già fuggito via.

Avverte uno sdoppiamento della sua personalità, una parte di sé è gentile, un’altra sempre più violenta.

Una svolta della sua vita ce l’ha quando fa conoscenza con un vero psicopatico, un assassino seriale freddo e glaciale, lo fa in circostanze casuali mentre vaga per la città arrabbiandosi come al solito con la gente dagli atteggiamenti conformisti e si siede in un bar a prendere un caffè.

Si tratta di un incontro fortuito tra due persone totalmente distanti e distinte, una strana coppia: Davide è un esistenzialista, di temperamento molto emotivo, precario per scelta, vede le cose dal lato grottesco, nelle sue “filippiche liriche” se la prende anche con i tanti mediocri che fanno politica solo per il potere, che vogliono circondarsi di ruffiani, adulatori e pseudo artisti. Ammira nell’altro i modi freddi, compassati, il tipo sembra un uomo privo di emozioni, attraente, eppure è un serial-killer che si fa chiamare Tom, da Tommaso. Quando costui è in vena di scherzare, ci aggiunge il prefisso zio, “mi chiamo zio Tom, e sono qui per ammazzare qualcuno con amicizia” Tom non nasconde un’espressione da duro che crea timore, dagli occhi impenetrabili, non riesci mai a capire se quando mette la mano nel taschino interno della giacca lo faccia per prendere l’accendino e fumare una sigaretta o per spararti senza minimamente scomporsi.

La sua professione è quella di sicario, basta pagare e fa lavoretti puliti, puliti, garantiti.

Tra lui e zio Tom si crea un’intesa surreale. Si parlano per caso seduti ai tavolini esterni di un bar del centro e nasce da subito una situazione di complicità folle.

Davide pensa di affidargli un piano di gambizzazione di alcuni scaltri e perfidi individui che l’avevano turlupinato in passato, soprattutto quelli che non pagavano con scuse varie, alla consegna di un lavoro. Un pomeriggio si fa vedere in compagnia di Tom a esigere i vecchi debiti e tutti pagano senza discutere. Gli offre una sontuosa cena in cui il killer confessa tutta la sua solitudine e stanchezza.

Passa qualche settimana e Davide che alterna momenti di entusiasmo a momenti di depressione ormai sempre più in preda a furori concreti maledice fino al desiderio di eliminazione fisica, alcune persone che prontamente strabiliandolo, muoiono. Si spaventa per il suo odio che si concretizza, tanto da sentirsi in colpa, quindi decide di non essere prigioniero d’una passione negativa, anche se queste persone sono tutte invariabilmente persone che occupano posizioni di potere.

Praticamente è stata creata una casa editrice con soldi pubblici che dovrebbe tutelare la qualità dei libri, così da lasciar spazio ad opere letterarie particolarmente aspre e difficili per il grande pubblico, ma una associazione di scrittori mediocri occupa il potere con sistemi mafiosi creando ad hoc una rete di intrallazzi nella quale risaltano queste “croste” che riescono a farsi pubblicare grazie alle proprie influenze politiche. Ora sono proprio questi leccaculi di pseudoscrittorti ad essere omicidiati, la polizia non ha un indizio, come si dice in questi casi brancola nel buio più nero.

Ma se questi scrittorti erano quasi sconosciuti la morte di intellettuali di grido getta lo scompiglio tra l’opinione pubblica creando nella gente una sorta di panico ossessivo, soprattutto per quella parte di intellettuali di un certo livello.

Intanto Davide riesce a trovare una strada e finalmente farsi pubblicare, senza anticipare dei soldi, il suo nuovo agente lo entusiasma per telefono,  finalmente viene apprezzato. Passa dei giorni intensi e bellissimi, i suoi disagi diventano un pallido ricordo, ma l’operazione editoriale in verità è di ripiego, senza grandi promozioni. In qualche intervista Davide esagera, si lascia andare a commenti piuttosto pesanti sulla situazione attuale del mondo artistico-intellettuale, che erano stati a lungo repressi, e doveva assolutamente sfogare, per snobismo forse, soprattutto per una forma di narcisismo e per un desiderio di farsi notare. Sta di fatto che dalla polizia si fa veramente notare,  e il bisogno di trovare un “colpevole” per la sequela di omicidi sotto la pressione del mondo politico e di certa opinione pubblica, fa si che Davide venga arrestato perché ritenuto il serial-killer.

Questo fatto di cronaca si trasforma in breve in una grande notizia e fa scattare la pubblicità sul suo nome. Diventa famoso e il  suo libri va a ruba, viene ristampato un sacco di volte, diventa una celebrità e dal carcere può finalmente farsi pubblicare da una grossa casa editrice, il successo commerciale risulta immediato. Ora è uno scrittore di successo, con l’aiuto di una guardia carceraria impietosita del suo caso evade, tutti lo inseguono, ha l’impressione di essere lui il braccato (chi di arma ferisce di arma perisce). Viene affrontato in una notte buia in un testa a testa drammatico da uno che lo vuole morto. Alla fine Davide scappando come un ossesso nel buio  riesce ad avere la meglio, l’altro finisce in un dirupo  durante un concitato inseguimento e con sorpresa e anche un certo dolore scopre l’indomani sui giornali, trattarsi del suo amico serial-killer che evidentemente ha manovrato o è stato manovrato contro di lui.

Quindi qualcuno lo vuole morto, potrebbe essere una specie di capro espiatorio o qualcosa di diverso ancora, vittima designata di una grande tresca; decide di sparire per qualche tempo con documenti falsi  che si fa fare da un amico conosciuto in carcere, sono quelli del serial-killer zio Tom. Si imbarca in una nave viene avvicinato da uno strano tipo che gli indica unuomo da liquidare e quasi come indossasse nuovi panni prova gusto ad ucciderlo anche senza essere pagato. Si stupisce di sé stesso, non prova più pietà per gli esseri umani, deve essere preda di una nevrosi regressiva.

E’ come se avesse assorbito dentro di sé l’identità dell’ucciso.

Dopo quasi due anni ritorna a casa di nascosto e viene a sapere che la morte degli scrittori era dovuta ad una faida interna per questioni di potere.

La vita clandestina lo attrae fino ad un certo punto, concorda con l’avvocato il ritorno alla legalità, ormai può lasciare il suo ruolo di serial-killer e continuare a fare lo scrittore di successo….dove ammazzerà un sacco di gente ma solo con la fantasia.

giancarlo sartoretto

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Tutti i diritti riservati al sottoscritto che li può cedere temporalmente o definitivamente Chi è interessato scriva a giancarlo.carofilm@gmail.com;

 

SOGGETTO n° 5

 

 

 

 

 

 

 

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