3 – SULLA PIRATERIA ONLINE CHE FARE?

FINANZIA UN FILM VINCI UNA CASA

CINEMA ONLINE, FILM SENZA PAGARE

Dice nel suo articolo Roberto Brega (L’Unità del 12/03/2013) “Cinema non temere i pirati Web”.

  • Si, ma cosa bisogna fare?
  • Bisogna ridurre temporalmente i diritti d’autore e dall’altra parte ripulire la rete di migliaia di film piratati.
  • Ma sarà mai possibile ripulire la rete di film piratati, quando si possono vedere benissimo su youtube sia interi che a pezzi?
  • Bloccare i computer?
  • Non è semplice
  • Promuovere una azione culturale?
  • I tempi sono lunghi
  • Promuove una pubblicità progresso?
  • Tanti se ne fregano.
  • E’ la tecnologia che ha creato questo, e la tecnologia deve darci una soluzione
  • E intanto?
  • So cavoli amari.

Si potrebbe parlare all’infinito e non trovare una soluzione condivisa. L’abbattimento delle finestre temporali e le agognate licenze di distribuzione pan territoriali sono per l’internauta fastidiosi vincoli da aggirare per cercare il film gratuitamente.

C’è quindi una lotta continua tra chi vuole fissare dei paletti e chi vuole abbatterli, però ne va dell’efficienza di tutto il sistema complessivo di valorizzazione della merce. Oggi tocca ai film, domani toccherà a qualcosa altro, i Pirati hanno dato vita a un movimento nel nord europa, vogliono condividere qualsiasi cosa, non sopportano restrizioni di natura commerciale, la condivisione è una forma di socializzazione di informazioni, di strumenti della conoscenza.

E dall’altra parte cosa dicono gli esperti del settore?

Hanno fatto un sacco di convegni costosi in cui si arrampicavano sopra e sotto i muri e molti parlavano senza neanche sapere la differenza tra un download e uno streaming. Se il download di un film può anche costare, perché si scarica interamente un film e pure la copertina, lo streaming è una specie di noleggio on line come con i cd, solo che a differenza dei cd (contatto fisico) si entra in una library virtuale dove si può individuare il film da vedere che può comparire nel proprio schermo televisivo o nel monitor del computer dopo aver pagato attraverso una scheda i 2-3 euro, per 24 -48 ore.

Quindi, caro Brega qui non c’è nessun Robin Hood nella foresta virtuale è che certi pirati non vogliono assolutamente pagare sia per una questione ideologica, sia per una soddisfazione personale, non gli passa neanche lontanamente per l’anticamera del cervello pagare anche solo 2 euro e quindi si tratta di discutere del rapporto tra tecnologie socializzanti e l’appropriazione individuale trovando un nuovo terreno di confronto, appunto nella riduzione temporale dei diritti d’autore. Come si può affrontare il problema? Fino a quando la rete sarà piena di film piratati ben pochi vorranno vedere un film specifico magari pagando 3 euro, anche perché bisogna utilizzare una scheda pre-pagata e magari passare attraverso una banca, per carità?

 

 

 

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