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1 – BUSINESS PLAN 3 – L’AMBIENTE COMPETITIVO

4 Marzo 2014

L’AMBIENTE COMPETITIVO

Introduzione – Per avere dei finanziamenti dalle banche, ti chiedono il Business Plan, quindi anche per il cinema indipendente è importante familiarizzare, con questi concetti. Nel primo articolo abbiamo parlato de L’IDEA – ELEMENTI DI DIFFERENZIAZIONE, INNOVAZIONE nell’ambito della produzione cinematografica, nel secondo articolo abbiamo parlato de LA CAPACITA’ DEI SOCI e adesso invece vediamo L’AMBIENTE COMPETITIVO.

L’ambiente competitivo è il luogo fisico dove si sviluppa il business e può essere nazionale o internazionale. E’ composto di variabili (demografica, sociale, normativa, tecnologica, economica) da cui possono scaturire minacce o opportunità.

Da qui scaturisce il mercato di riferimento: ci sono parecchi studi a cura dell’Anica (l’associazione delle imprese cinematografiche) sulla segmentazione della clientela che frequenta la sala cinematografica e si divide in pubblico giovanile che segue soprattutto il cinema americano con qualche eccezione nella sua parte “politicizzata,” quello infantile che segue i cartoons insieme ad un pubblico adulto che l’accompagna e quello adulto con uno stile di vita medio, che predilige le commedie e prodotti d’evasione e quello medio-alto (con profili di consumo di qualità) che predilige prodotti autoriali e di nicchia simili ma anche diversi a quelli del pubblico giovanile impegnato socialmente.

Bisogna individuare i fattori critici del successo come il valore della sceneggiatura e del suo autore, l’influenza degli opinion leader, il tipo di distribuzione e i punti di forza e quelli di debolezza del progetto produttivo

QUALI SONO I PUNTI DI FORZA E QUELLI DEBOLI ?

Il mercato è a sommatoria 0, non c’è nessuna influenza di espansione in quanto è già strutturato.

L’elenco delle minacce sono solo quelle derivate da una situazione di guerra che induce la gente a non andare al cinema e rimanere incollata alla tv per sapere le ultime notizie, poi ci sono anche gli umori della gente, gli opinion leader che indirizzano verso un altro tipo di spettacolo, una nuova moda, il caldo e lo spostamento verso le spiagge, la presenza imprevista di altri divertimenti più coinvolgenti, un affievolimento della crescita culturale che induce a una maggiore indifferenza per certi prodotti cinematografici.

L’elenco delle opportunità va dalla bella sceneggiatura, una buona regia, dei bravi attori, un pubblico attratto e coinvolto, alla società di distribuzione che punta sul prodotto.

Poi bisogna vedere anche la concorrenza, chi fa prodotti simili, se sono concentrati nello stesso periodo di tempo, quante sono le produzioni che fanno le commedie ad esempio e chi sono e quale distributore di riferimento hanno.

Quali sono le imprese distributrici, quelle più importanti che fanno incassi alti, e quelle intermedie che superano il milione di €uro, infine quelle indipendenti che non riescono ad arrivare al mezzo milione di incasso.

Bisogna indicare l’incasso delle maggiori imprese di distribuzione, la percentuale divisa tra Produttore, Distributore ed Esercente, le dinamiche con gli esercenti, il punto di forza delle grosse società di distribuzione è quando svolgono anche l’attività di produzione, il problema del trust verticale (grosso produttore e grosso distributore che possiede anche le sale cinematografiche). Il grosso produttore-distributore che diventa esercente può essere sanzionato dall’Autority per mancanza di concorrenza, ma dall’altra parte è in grado di conoscere perfettamente il suo pubblico. Punti di debolezza quando le varie compagnie in posizione di dominio, tendono a “chiudersi” in una sola formula produttiva creando una confezione sicura e duratura nel tempo e che non recepiscono il possibile cambiamento dei gusti del pubblico.

La caratteristica tipica della produzione cinematografica è che il successo commerciale di una pellicola dipende da un’altra impresa che ha con la prima solo un rapporto contrattuale, per cui non è possibile per l’impresa cinematografica stilare piani di mercato come per le imprese che operano a contatto col mercato e che possono fare politiche diverse di distribuzione, la stragrande maggioranza delle imprese cinematografiche devono “appoggiarsi” ad imprese di distribuzione che collocano i prodotti audiovisivi nel mercato con criteri specialistici per ogni tipo di film, individuando cioè i vari tipi di esercenti e i vari tipi di pubblico. Sbagliare le sale può significare l’insuccesso di un prodotto audiovisivo.

Da un punto di vista geografico ci sono le sale del centro storico e le sale fuori dal centro storico spesso ubicate in periferia in spazi associati ai centri commerciali dove c’è facilità di parcheggio rispetto al centro storico.

Un’altra suddivisione è tra sale d’essai che fanno vedere prodotti più culturali con un pubblico di nicchia e le sale (sia di centro che di periferia) che hanno un pubblico più generalista.

Ecco la peculiarità del settore cinematografico, poiché è suddiviso in tre imprese diverse ognuna separata dall’altra, solo l’esercente potrà fare una politica per il consumatore finale mentre il distributore cercherà di collocare il prodotto filmico al meglio dandogli una rilevanza pubblicitaria sia in termini di manifesti sia acquistando spazi nei media, sia con i gadget coinvolgendo anche altri settori produttivi, sia con i giochi su internet in cui il film ha un proprio sito. Questo investimento pubblicitario viene diviso tra il produttore e il distributore mentre fino a qualche tempo fa vigeva l’istituto del Minimo Garantito, di un importo anticipato al produttore per iniziare un nuovo film.

Dall’analisi del particolare settore cinematografico emerge che il successo d’un prodotto è legato meno a fattori tecnico-artistici (una buona sceneggiatura, una brava regia, dei bravi attori, una bella fotografia, musiche, scenografie, costumi, montaggio) ma di tutta una serie di altri fattori a volte imponderabili dovuti alla moda, al particolare momento, alla curiosità per un fenomeno sociale, alla pubblicità che scaturisce attorno ad un autore o attore, a fenomeni televisivi opportunamente adattati anche se poi il prodotto ben confezionato penetra meglio nel mercato per cui i Fattori Critici di Successo sono talmente volatili da ricondursi ad una unica definizione del progetto: “può funzionare” “ha qualcosa di nuovo” che il pubblico opportunamente sollecitato può premiare pagando un biglietto.

Riassumendo, la situazione attuale del settore è pervasa da una grossa presenza della distribuzione Usa, (le major) da una presenza di produttori-distributori italiani (le minimajor) con circuiti di sale in condizione di oligopolio verticale, alcune (due o tre grosse produzioni) altre produzioni intermedie che lavorano anche su commesse televisive e un’ampia gamma di società indipendenti e microaziende che lavorano senza costanza produttiva.

Il settore cinematografico può essere molto influenzato dai finanziamenti statali che ampliano la gamma dei prodotti cinematografici (quelli di valore culturale) che trovano difficilmente un mercato di supporto, ma che generano anche molta occupazione temporanea come il settore dei lavori pubblici che crea infrastrutture o delle commesse militari legate alle esigenze della difesa nazionale. Naturalmente sarà la politica a privilegiare un maggior o minor investimento nella cultura puntando piuttosto nelle sviluppo di infrastrutture o nelle spese militari (che si vedono materialmente) piuttosto che dirigersi verso l’immateriale tipico di un prodotto culturale)

Il 3D è il settore in ampia crescita tecnologia che può essere applicata in tutti i tipi di cinema ma che trova una sua evidenza nei film particolarmente spettacolari e tratti da fumetti.

Naturalmente per operare con successo occorre legarsi ad una buona società distributrice che creda nel prodotto in maniera di avere un posizionamento strategico intermedio tra le produzioni di nicchia e le grandi produzioni .

Bisogna distinguere infine l’impresa che ha un singolo progetto dall’impresa che produce costantemente almeno un progetto all’anno.

giancarlo sartoretto

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