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1 – OSSERVATORIO EUROPEO AUDIOVISIVO

28 Febbraio 2014

AREA STUDI E SVILUPPO

L’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, organismo sovranazionale che fa capo al Consiglio d’Europa, che vede nel 2014 la Presidenza dell’Italia con il Direttore Generale per il Cinema del MiBACT, Nicola Borrelli, ha presentato i primi dati sul 2013 relativi al mercato sala nei Paesi europei e in alcuni Paesi confinanti.

Le fonti delle informazioni sono le società di rilevazione nazionale dei box office e le Istituzioni pubbliche competenti per il cinema.

Sono stime provvisorie soggette ad assestamento, ma consentono un primo sguardo d’insieme sull’Europa e sui Paesi extra-UE membri dell’Osservatorio.

Il primo dato che emerge, sull’intero continente, è un calo tendenziale nel decennio di circa 10 punti percentuali e 100 milioni di presenze, da oltre un miliardo di biglietti venduti nel 2004 ai circa 900 milioni nel 2013. Anno che segna un complessivo -4,1% in Unione Europea rispetto al 2012, con solo 8 Paesi su 26 (per gli altri i dati non sono disponibili) ad aver registrato un aumento.

Il mondo nel frattempo è cambiato, e con esso la fruizione di film in sala. Quello che i dati sui biglietti non dicono è quanto cinema viene consumato attraverso gli altri schermi: quello televisivo, quello del pc e, soprattutto, la fruizione in mobilità consentita da tablet e altri device – forniti di memorie ormai enormi, che consentono autonomia di fruizione anche grazie al time-shifting – e dall’integrazione delle tecnologie cloud nella vita quotidiana.

Quindi le notizie dai cinema europei non sono buone, soprattutto quelle provenienti dai mercati maturi: Francia, Germania, UK avevano mostrato tassi di crescita negli ultimi anni, mentre il 2013 segna anche in quei territori una battuta d’arresto, come nella maggior parte dei Paesi – per lo più nella Vecchia Europa – monitorati.

Più preoccupante di tutti il mercato spagnolo, dove l’emorragia continua da anni: con un ulteriore –16% il mercato sala conta ormai meno di 80 milioni di presenze, lontano dall’essere insidiato dai mercati minori, ma ormai ben al di sotto della soglia psicologica dei 100 milioni di biglietti che superava solo tre anni fa e dai livelli degli altri quattro grandi Paesi.

Unico tra questi ultimi a mostrare segno + è l’Italia, ancora una volta in controtendenza, ma per la prima volta da anni in positivo, con una crescita del 6,6%, pari a una stima finale di 106,7 milioni di biglietti venduti.

Ma anche altre notizie non sono cattive: se si allarga lo sguardo ad alcuni Paesi che vivono una fase economica di crescita si vedono altri segni +, per quanto su mercati in alcuni casi minuscoli: a parte Italia e Paesi Bassi, è di segno positivo il dato di Bulgaria, Lituania, Lettonia, Romania, Slovacchia e Ungheria.

Cala però anche la Polonia, unico mercato di dimensioni significative nell’Est Europa e cedono qualcosa tutti i Paesi nordici.

Un segnale molto interessante viene dalle quote di mercato di prodotto nazionale, che è il dato che dovrebbe parzialmente confortare i produttori europei: anche in molti Paesi dove il mercato ha segnato una contrazione, la quota di prodotto nazionale aumenta.

In altre parole, salvo approfondimenti ulteriori, non sembra essere un minor gradimento di prodotto domestico a far scendere i consumi ma, al contrario, i film di produzione nazionale appaiono essere la componente stabile che, a riduzione del perimetro complessivo, inevitabilmente segna un rialzo.

Accade in Polonia, in Slovenia, in Svezia, in Lituania, in Croazia, in Danimarca, in Germania, in Austria e, nello SEE, in Norvegia. In UK invece la quota cede di pari passo al mercato, come in Finlandia e, ancora una volta, in Spagna. Segna un’eccezione in negativo la Francia, in cui la quota di mercato del prodotto nazionale scende più che proporzionalmente al mercato nel suo complesso, pur mantenendo un notevole 33%, che continua a essere il valore più alto in Europa.

La situazione è esattamente contraria al verso dell’Italia, dove sale il mercato e più che proporzionalmente la quota di mercato interno, dal 26 al 31%. Gli analisti di settore sanno quanto i mercati siano sensibili alla presenza – o assenza – di singoli casi di successo, ma in un panorama come quello disegnato dall’Osservatorio il segnale dell’Italia nel 2013 è particolarmente significativo.

Notazione a parte meritano due dei principali mercati ai confini con la UE, oggetto di particolare attenzione per l’export di prodotto italiano e per l’audiovisivo per le relazioni bilaterali con il nostro paese in fase di consolidamento: Russia e Turchia. Il mercato cresce a due cifre in entrambi i casi e, con esso, la quota di mercato del prodotto domestico: la Russia in particolare è l’ottavo mercato globale (la Francia è il quinto) per presenze complessive e mostra notevoli margini di crescita anche sul fronte della diffusione di schermi e di cinema europeo non nazionale. (AREA STUDI E SVILUPPO – f.medolago@anica.it)

UFFICIO STAMPA ANICA

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