logo

Blog

1 – CINEMA E POLITICA

16 Giugno 2015

Il Ministro Franceschini non si discosta affatto dalla tradizione della politica cinematografica in mano ai ns politici, che è tutta impostata sull’apparenza: “facciamo sistema” ci dice, cominciamo ad attrarre produzioni dall’estero, da quando ci sono io, io, io, (ribadisce Franceschini) tutto cambia in meglio e faremo un grande percorso di sviluppo del cinema italiano (creiamo attorno a noi l’ottimismo e i risultati si vedranno).
Quante volte i ns politici (a riprendere da Veltroni) ci hanno propalato rosee e progressive previsioni, grande entusiasmo per ciò che un tempo il cinema era stato, ma che grazie al loro intervento sarebbe di nuovo risorto, il cinema sarebbe finalmente ritornato grande, salvo poi riperpetuare lo stesso andazzo, e cioè una distribuzione cinematografica che non permette di assorbire un sacco di prodotti indipendenti, dove se investi i soldi non tornano più…e dove l’invisibilità è totale. Da un po’ di tempo è cosi che funziona la politica: vogliono sempre far vedere che fanno, fanno, fanno, incidendo il solito disco: auspichiamo, desideriamo, coinvolgiamo, abbiamo la certezza, rimaniamo in proficua attesa…e avanti col brum.
Caro Ministro, che sistema Italia possiamo sviluppare se molti sono convinti ormai che noi italiani non siamo capaci di fare cinema, quando i ns film venivano doppiati dagli Usa, basta vedere i numerosi spaghetti-western degli anni ‘60. Oggi solo noi doppiamo i film americani, che vengono proiettati in quasi tutti i cinema che contano, ma cosa può essere successo nel frattempo?
Glielo dico io: che il cinema italiano si è disperso nella politica dei partiti i quali hanno fatto convegni a tutto spiano promossi a destra e a sinistra, più a sinistra che a destra a dir la verità, per mostrarsi e dimostrarsi (da parte di qualche regista di secondo piano) a fare discorsi inutili che non hanno portato a nulla se non a chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere…mi si nota di più se sto in piedi a sentire, o seduto in platea ad ascoltare, ma ascoltare chi? E intanto quelli che fungevano da rappresentati e dirigenti di forze anche molto distanti tra di loro, si abbracciavano tutti, che fossero di destra o di sinistra…per la causa comune, poi si sentivano al telefono tra di loro e si facevano i convegni tra di loro, alla fine si facevano i caxxi loro, diventavano responsabili di qualcosa e piano piano entravano nel Mibact, nelle commissioni, in Rai e tu ancora parlavi di autori, di diritti, rovesci del destino, fin che la morte non ti raggiungeva…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Indietro