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CINEMA INDIPENDENTE E DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONVEGNO TENUTO A VENEZIA IL 5.9.16

1 Ottobre 2016

E’ lunedì mattina, blitz alla Mostra del Cinema di Venezia per in convegno su Cinema e Territorio al Digital Espo ore 11.00, presìdi  militari e vigili ovunque, poca gente diradata nei vari luoghi, tutto sembra in tono minore. Cerco questo posto all Excelsior : 1° – 2° – 3° piano, mi mandano da tutte le parti, ma nessuno sa niente e camminando nel corridoio quasi per caso vengo a sapere di questo convegno sul Cinema Indipendente e la nuova Legge Cinema a cui partecipano le varie istituzioni preposte, con la presenza del DG MIBACT Borelli.
Questo convegno appare come una classica rappresentazione della vecchia politica di settore cn i suoi riti consueti e consunti e i suoi rappresentanti di sempre. E vediamo cosa dice Ranieri Martinotti che introduce la rappresentazione in nome dell’Anac, l’associazione + antica degli autori (mancano al convegno i 100 autori). Stigmatizza in questo DdL i rapporti col sistema televisivo in questa suddivisione tra Cinema Industriale e quello + Autoriale, è a quest’ultimo che bisogna dare + risorse, si accanisce contro gli OVER THE TOP che non pagano la tassa di scopo, mentre gli incentivi fiscali si posizionano sul cinema industriale, cita poi l’art. 2 del DdL in cui entrano anche oltre il Cinema e la Fiction, i videogiochi.
R.M. si aspettava finalmente in questo Ddl una governance esterna alla politica, aspettativa andata delusa e il Consiglio Superiore del Cinema ha soprattutto nomine ministeriali (8+3) sempre dettate dalla politica, ma di che governance parla R.M., viene da chiedersi? Insomma ci dice il Ns che l’anima industriale del cinema si becca l’82-85% delle risorse mentre l’anima artigianale fatta di medie -piccole e microimprese solo il residuo, per cui il DdL respingendo la proposta Anac di aumentare i finanziamenti selettivi al 25% dei 400 milioni di risorse di cui all’art. 11., dà una miseria al cinema indipendente. Perché la percentuale prevista è risibile e corrisponde a 60 milioni, dove c’è anche la promozione Cinematografica con finanziamenti ad enti vari, quindi togli 38 milioni da destinare anche alla Biennale Cinema e il finanziamento netto è pari a 21 milioni da dividersi tra, si suppone, GIOVANI AUTORI, OPERE PRIME E SECONDE, TERZE E CORTOMETRAGGI, in totale 12 sessioni all’anno, cioè mediamente circa € 1.750.000,00 a sessione che diventano una miseria e cmq 21 milioni sono sotto il 10%, mentre le 5 personalità che giudicano i progetti devono essere di fama internazionale, però non devono essere pagati, solo rimborsi spese (quindi i progetti li faranno leggere a qualche loro allievo). R.M. non dà una valutazione “politica” della legge.
Poi è il turno di Di Noia della Federazine Italiana Cinema d’Essai che parla di esercizio di qualità, distribuzione di qualità, di criticità, di eccezione culturale del cinema, dei finanziamenti pubblici che devono compensare le storture di mercato, d’estate poi non ci sono mai film italiani, ma solo U$A e Getta (Horror e Fumetti) mentre la Francia ha un cinema che fa 200 milioni d’incassi (il doppio dell’Italia). Anche Di Noia non entra nel merito della legge e si ripete facendo ricordare al pubblico il suo cognome.
La rappresentante dei Giovani, Marzotto, sembra dalla parte del cinema indipendente, ma anche dalla parte di questo disegno di legge che lo vuole relegare ai margini come una cornice senza quadro, gettata in qualche angolo di muffa. Insomma caldeggia questa legge di sistema che mira allo sviluppo economico anche se viviamo in un periodo di stagnazione, mancherebbero però le start-up aziendali, poi parla di problemi produttivi, di microimprese (uno può fallire mentre produce un film) chiede un più facile accesso al credito delle piccole imprese, mentre i finanziamenti automatici costituiscono un calderone, infine afferma che bisogna aprirsi alle medie imprese. Anche qui ci si mantiene sul generico, non c’è una valutazione politica, e l’intervento “cerchiobottista” mantiene una ambiguità di fondo.
E’ il momento del giornalista Montini che nel suo intervento cerca di fotografare la realtà del mercato cinematografico: ci sono film di successo, è vero, ma anche quelli che hanno difficoltà a farsi vedere (e sono la maggioranza) e quindi c’è un cinema che ha bisogno di sostegno e un altro, no. Questo DdL. sembra più aiutare i film di successo (che paradossalmente non ne hanno bisogno) e abbandonare i secondi, diventando quindi INUTILE (però non ha osato dirlo) perché dai tempi dei tempi la legge dovrebbe difendere le posizioni + deboli. Il DdL nelle intenzioni dovrebbe promettere + varietà cinematografica, ma invece avrà un automatismo per i soli film di successo ci dice Montini (lasciando indietro i film indipendenti). La Tv poi si mangia buona parte delle risorse, mentre l’attenzione per le sale – secondo il Ns, appare insufficiente (a leggere il DdL non mi sembra proprio visto che dà l’interesse culturale anche alle sale) infine Montini dice che serve il cinema pubblico x combattere le distorsioni del mercato.
Laura Delli Colli, giornalista, difende il DdL, la vecchia legge ha ormai 50 anni, bisogna far squadra, la sua è una difesa d’ufficio cn frasi generiche del tipo: la nave non deve essere più affondata, con questa legge non mancheranno + le mezze stagioni, ecc. ecc..
Ecco infine l’inquietante intervento del DG Borelli, inquietante perché parla di modernismo criticando molti interventi presenti, giudicati come passatisti e sessantottardi, (anni ’60 e dintorni) e fa venire in mente il Veltroni in una altra sala della Mostra di ormai parecchi anni fa, quando sosteneva l’urgenza di una riforma della legge 1213 di Corona. Tali modifiche avrebbero poi favorito secondo lo stesso Borelli produttori che diventavano ricchi grazie ai finanziamenti milionari di film che incassavano una miseria (l’allusione poteva essere rivolta agli amici di Veltroni).
Il D.G. si lamenta del fatto che gli interventi in sala sono poco a conoscenza delle modifiche introdotte al DdL dalla 7a Commissione Cultura del Senato, ci ricorda le 60 audizioni, i 3 anni di raccolta dati e questo disegno di legge deve modificare un sistema di incentivi troppo indifferenziato (a pioggia) e poi il D.G. si chiede e ci chiede: cos’è il Cinema Indipendente e d’autore? Con la presente normativa anche Checco Zalone andrebbe finanziato, ecco allora cosa servono i decreti attuativi, andare nello specifico, rivedere il sistema delle regole, tutto ciò si può fare con la Delega Legislativa. E ancora si chiede Borrelli cos’è il Produttore Indipendente? E quello che non si fa produrre dalle televisioni e la rete dove la mettiamo? Poi parla di Alfabetizzazione Mediatica (formazione) insomma un disegno di legge quello di Franceschini, capace di rinnovare sostegni e regole in maniera da rilanciare il cinema italiano. Comunque una nuova legge serve urgentemente, perché gli attuali ASSETTI sono deficitari, 800 milioni pubblici spesi x 100 milioni di incassi, troppo pochi rispetto all’investimento effettuato …
Prosegue Borelli: “qui si parla di contributi selettivi x le piccole imprese, il Tax Credit per le grandi imprese, è sbagliato! Sono categorie obsolete, bisogna invece favorire la crescita di tutti gli operatori, grandi e piccoli. Cos’è il cinema culturale? Non esiste, il cinema è di per sè cultura!” Pensava allo stesso modo anche De Laurentiis quando pretendeva il finanziamento pubblico ai cine panettoni. Per Borelli insomma bisogna fare in maniera che il TARGET di riferimento venga raggiunto anche da film indipendenti. Come? Non mi sembra che l’abbia detto.
Ci vogliono gli aggiustamenti, ci dice il D.G. tramite i Contributi Automatici, con una legge di assetto più rispondente al mercato odierno.
Marco Asunis della FICC (Associazione di Cultura Cinematografica) e della rivista online DIARI DI CINECLUB si lamenta dei tagli che il DdL riserva alle varie associazioni riducendole a rischio sopravvivenza e differenzia tra i prodotti industriali e i beni culturali e in questo quadro le Associazioni sono declassificate e disconosciute.
L’Avv. Bruno Della Ragione si sofferma sul TAX CREDIT anche a livello tecnicistico, il credito d’imposta è attorno al 25-20% x cui appare sterilizzato il credito d’imposta x esterni e cmq prima bisogna pensare allo sviluppo e poi alla promozione (i produttori Usa non sarebbero d’accordo) parla anche di Tax Credit e Produzione Esecutiva.
Andrea Occhipinti della Lucky Red, presidente distributori dell’Anica e Amministratore Delegato di Circuito Cinema, ci dice che i film di successo sono commedie poco esportabili, il tax credit andrebbe modulato in termini di intensità, poi parla della fragilità della ns produzione.
Fulvio Lucisano della IIF ci ricorda dei 100 milioni di spettatori che sono rimasti invariati da 30 anni a questa parte e neanche le multisale cn le sale d’essai incorporate li hanno aumentati, poi parla di sale che devono rispettare i 6 metri dal confine, ma forse anche lui non ha letto il DdL che prevede deroghe alle leggi urbanistiche in caso di ampliamenti di sale cinematografiche.
Leonardo De Franceschi parla di cinema & diversità (poco rispettata) e quindi vuole introdurre degli emendamenti al DdL e poi afferma forse una verità: la scarsa attrattività nei mercati esteri dei film italiani è dovuta alla mancanza di politiche cinematografiche efficaci.
l’Avv. Lo Foco interviene su varie questioni, il Tax Credit, sul fatto che il 2015 come incassi cinematografici è stato salvato da Zalone ed esalta gli automatismi (chi incassa deve essere aiutato) e ciò costituisce una grande prova di democrazia?!?!
A mio parere dare soldi a chi già incassa costituisce una forma di assistenzialismo puro, crea posizioni di privilegio e nessuno cercherà di fare + film diversi e quindi è esattamente il contrario, a meno che non si consideri la democrazia come degenerazione di un sistema politico e quindi in quanto forma di degrado.
Torri, critico cinematografico fa la sua “particella elementare” ma dice, non fino in fondo, una grande verità: il Ministero che gestisce la cultura si chiama PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI, quindi primato della Cultura anche nel cinema, e riquindi deve mantenere la volontà di fare un cinema diverso, + sale d’essai per tutti, la politica è il mezzo, la cultura il fine, non come adesso che la politica (magari di potere personale è il fine) e la cultura il mezzo su cui discettare x fare bella figura e questo DdL finisce per premiare le storture di mercato…
Conclusioni- Per alcuni il DdL Franceschini appare come la classica panacea che guarirà da tutti i mali e il cinema come settore si riprenderà alla grande. A mio parere invece rappresenta più una visione tecnocratica, ministeriale a cui si sono assoggettati un pò tutti, ispirata dall’ottimismo del potere di cambiare la realtà attraverso le leggi e non il contrario, cioè fare delle leggi in base alla realtà che ci circonda , a cui si prestano in ultima analisi anche le varie associazioni subalterne a questo disegno, solo attente a trovare una loro collocazione di potere, più che a cercare delle soluzioni vere.
Il cinema così si risolleverà? Temo di no, soprattutto per quanto riguarda il cinema indipendente, quando basterebbero 2 piccoli provvedimenti quasi innocui per tirare su un settore come dice Montini per metà depresso. Basterebbe creare un CIRCUITO di sale private, comunali, parrocchiali, delle associazioni di cultura cinematografica, cineclub, di quartiere, universitarie, occupate, gestite dalle Film Commission, con un marchio di cinema indipendente, che sfruttano le nuove tecnologie, attraverso una multiprogrammazione senza bisogno di tenitura, facendo vedere questo cinema nelle scuole. L’altra soluzione è quella di potenziare i contributi selettivi, allargando però le Commissioni a quelle territoriali istituite nelle macroregioni, in collaborazione con le Film Commission regionali
Gian Sart

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