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2 – CINEMA, PROPAGANDA, IMPEGNO, EVASIONE.

8 Giugno 2013

Il cinema tra le due guerre è stato “usato” come propaganda politica per il potere, però il cinema è anche impegno politico al di fuori del potere, cosi’ come può essere disimpegno, non   cesso, ma evasione, che non è la stessa cosa ma ma quasi…

Negli anni 30-40 al cinema era demandata anche una funzione di propaganda che significava in ultima analisi manipolare le coscienze, allo scopo di asservirle, però ormai oggi gli studiosi hanno constatato che l’influenza della propaganda non è così “totalizzante” e procede più a livello esteriore tramite comportamenti consumistici di miti meno potenti di quelli tradizionali, ma che si rinnovano continuamente rimanendo solo delle mode passeggere e degli atteggiamenti, un certo divismo, che nutre questi miti.

Qualcuno in passato pensava che bastasse creare un involucro cinematografico dentro il quale mettere tutte le idee per cambiare il mondo, ma questo cinema è stato definito più “reazionario” che “rivoluzionario”; nel contrasto dialettico tra forma e contenuto apparivano più innovativi certi film in cui l’immagine, non servendo un becero realismo politico, cercava forme espressive autonome, anche se poi il popolo aveva bisogno del melodramma strappalacrime per sognare ed evadere dalla realtà spesso connotata di grigiore e conformismo e contemporaneamente anestetizzarsi la mente dai problemi del “quotidiano dei lavoratori”.

La polemica tra realismo politico e astrattismo c’è anche nella pittura e segna un momento di rottura nella cultura politica del Partito Comunista degli anni’50.

Assistiamo poi all’invasione dei fotoromanzi, dei fumetti in cui si esaltano determinati valori piccolo-borghesi, e a qualcuno era venuto in mente di creare fotoromanzi o fumetti “proletari” e di fronte a una televisione “manipolatrice” come quella incentrata sul gossip, la stessa sinistra non ha a suo tempo creato televisioni alternative.

Così il cinema è stato spogliato da queste sue funzioni sociali di cambiamento dell’universo simbolico per svolgere funzioni più contenute, di evasione dal quotidiano lavorativo da una parte, e un cinema più impegnato e d’essai dall’altra. Queste due modalità di fruizione del prodotto attualmente si dividono il mercato: Non è tanto il cinema che crea opinioni ma è al contrario l’opinione della gente che “vuole” un certo cinema.

La gente vuole delle storie – talvolta desidera solo divertirsi anche in maniera grossolana – ma anche delle “geografie” incontaminate, rispetto ad es. agli anni ’70 in cui il cinema rispecchiando un bisogno di cambiamento sociale, almeno giovanile, si nutriva di sperimentazione, spesso incentrato sulla non-storia, sul cinema nel cinema, per tutti c’è un film famoso come “Effetto Notte”. In ultima analisi nel presente funzionano meno i film metaforici, didattici con il loro realismo contaminato dalle idee dell’autore, simbolici. Oggi “la Montagna Sacra” non avrebbe incassato come negli anni ’70 in cui spopolavano i libri di Carlos Castaneda che si incentravao sulla riscoperta dei simboli primigeni.

Oggi siamo ormai nel regno del dominio della pubblicità, è la pubblicità che ti permette di “piazzare una idea” e il budget diventa fondamentale per il lancio d’un prodotto culturale, ci sono alternative come il cinema indipendente, ma per quello americano il basso costo si aggira su 5-6 milioni di euro, come il documentario, però se non si spende in PROMOZIONE si rischia l’invisibilità. L’impegno purtroppo non piace a tanti 

by giancarlo sartoretto

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