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COME SALVAGUARDARE GLI ANTICHI MESTIERI E L’ARTE DELL’ARTIGIANATO VENEZIANO?

20 Settembre 2017

Questo è il convegno promosso da una associazione EL FELZE dal nome della “copertura nera” contro la pioggia, delle gondole sempre più in disuso al giorno d’oggi.

Il luogo non poteva che essere l’Arsenale con le sue fucine d’altri tempi “le forge” dove si costruivano le navi della Serenissima, un grande cantiere  da rivalorizzare nella riscoperta degli antichi mestieri.

Il progetto si chiama Athena, dea Greca (Minerva a Roma) che tra le altre cose proteggeva il lavoro artigianale e riguarda la trasmissione di antiche manualità ai giovani come continuità di saperi.

Al centro di tutto il discorso ci sono le botteghe artigianali sempre più ridotte come numero per la concorrenza spietata dei cinesi, dall’altra parte ci sono giovani senza lavoro, in svantaggio sociale che potrebbero essere coinvolti e lo scopo del progetto è quello di sviluppare una rete di economia coooperativa nell’ottica dell’inclusione sociale che sappia anche apportare innovazione e costituire un laboratorio in 3D, tutte cose che richiedono l’impegno delle associazioni ma anche delle istituzioni politiche.

MARTINA TURCHETTO

Si dovranno selezionare 5 allievi motivarli ai lavori manuali di alto artigianato, quello artistico per intenderci, 640 ore da utilizzare in varie sedi e luoghi (Arsenale, Marghera, Venezia – Centro Storico).

Come sarà strutturato questo percorso? Con maestri d’arte che accompagneranno questi cinque allievi insegnando loro a sviluppare un’attività autonoma, ci sarà un workshop finale e l’inserimento produttivo; lo scopo è anche quello di creare un ambiente proficuo intorno alle botteghe, l’augurio è che anche l’Arsenale con la sua grandezza, diventi un centro per le attività artigianali di alto livello.

SAVERIO PASTOR

Quante figure artigianali intorno alla gondole: squerariòli, remèri, fondidori, intagiadori, indoratori, fravi, calegheri, sartori, tutti nomi stampati nei ponti, nelle calli, nei sottoporteghi di Venezia.

Si parla di valorizzazione, di marchi, di marketing endogeno ed esogeno, di costruire una rete del patrimonio materiale, di una filologia del restauro, di un museo delle arti e mestieri tutto intorno all’artigianato d’arte, puntare sulla qualità dei prodotti e non al ribasso quando le Pubbliche Amministrazioni ordinano un lavoro e anzi bisogna chiedere all’Amministrazione pubblica sgravi e deroghe. E’ questo l’ambiente consono dove può svilupparsi un momento virtuoso e un “centro commerciale” in centro e non nelle periferie, tutto questo però si scontra con l’eccessivo moto ondoso causato da un trasporto irrazionale basato su un business di immediato richiamo, no quindi al passaggio delle grandi navi, si alle imbarcazioni tradizionali, bisogna ritornare a fare nell’Isola di San Servolo i corsi di alto artigianato con partecipanti provenienti da tutta l’Europa. Anche il Vetro di Murano è in decadenza, c’è sì una scuola, un museo, un consorzio, un marchio, c’è tutto, però mancano i giovani, comunque bisogna che più artigiani si mettano insieme e trasmettano la loro esperienza, poi c’è ancora il Tessile a Venezia, (Bevilacqua e Rubelli) i telai seicenteschi, il merletto che ha bisogno di sostegno e certificazioni per non perdere la tradizione, i mascherari, i bocalieri.

ALESSANDRO ERVAS

Fabbro d’arte, restauratore di metalli, l’artigiano è come l’albero nell’ambiente, può deperire o crescere, molto spesso l’arte del ferro battuto è sconfitta dai prezzi, cosa vuol dire essere competitivi sul mercato con le fabbriche in China? Cosa vuol dire che il mercato premia i migliori? Venezia è una grande palestra, è la nostra storia più che lo slogan dell’innovazione Venezia ha bisogno di un rigore nel restauro, i palazzi veneziani sono opere corali, necessitano di tanti apporti, se la società non capisce il lavoro artigiano dove anche le cose più minute sono fatte ad arte, dove anche le cose che non si vedono sono curate, l’albero diventerà sempre più rinsecchito. Il restauro è un linguaggio bisogna imparare completamente quel linguaggio, ad es. il restauro della PALLA D’ORO con le tecniche antiche ha dato i suoi frutti ed è l’occhio che si avvantaggia.

La nostra innovazione replica Ervas non è la stampante in 3d ma quella di “aggiungere parole ad un linguaggio che già conosciamo, non vuol dire perdere metà del vocabolario che usiamo” (verrebbe da dire come la lingua italiana ormai inglesizzata). Basta vedere il capitello Corinzio di S. Maria della Salute che testimonia una grande esperienza nel taglio e nella decorazione in pietra e poi l’arte orafa di un altare in oro, il recupero deve nutrirsi della capacità di saper guardare come il lampione con le stelle riprese dall’orologio vicino, (nei pressi delle Mercerie), i rosoni della basilica di San Marco dove troviamo tutto l’ornato possibile e immaginabile, le inferriate di Umberto Bellotto, le chiavi della Scuola Grande di San Rocco con stemma e varie serrature originali, chiavi in possesso di tre persone che per rubare qualcosa dovevano essere d’accordo tutti e tre, ci sono tanti marchi nelle costruzioni artigiane ma anche molto più recenti; alcune righe scritte da due muratori che ci illuminano su quanto vale il loro lavoro e infine Ervas parla delle forge dell’Arsenale: “queste forge alimentate a carbone con la nappa a capello del doge riaperte nel 2004 facendo risuonare le incudini grazie anche alla Marina Militare”, siamo nel campo dell’archeomettalurgia e dei fravi.

I temi sono importanti durante questo corso e percorso:

a) il lavoro: punti critici e vantaggi del lavorare in proprio;

b) l’aggiornamento e la progettazione tra tradizione e nuove tecnologie;

c) le comunità come percepiscono il patrimonio culturale e intangibile, materiale.

d) l’apprendistato il ricambio generazionale e la formazione, dal rubare con l’occhio allo stagismo esperienziale, l’abitudine al gesto.

Più che un supporto visivo a tutta questa attività che sarebbe di scarsa efficacia, ci vuole una narrazione per immagini capace di far entrare in profondità nella gente e quindi come forma di comunicazione, la bellezza che si trasmette nel tempo, attraverso degli artigiani che da persone diventano personaggi di una storia infinita (si spera).

Gian Sart

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