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5 – DISSENSO (lungometraggio)

1 Ottobre 2013

DA OGGI COMINCIO A PUBBLICARE ALCUNI SOGGETTI CINEMATOGRAFICI COMINCIO CON UNA STORIA DI DISSENSO

 

Tutto ciò che non funziona in questo tipo di società è impossibile elencarlo: l’arroganza del potere, l’ipocrisia, il conformismo, la furbizia, la mancanza di senso etico, ma anche estetico, il tradizionalismo becero e ottuso. Caratteri preminenti che da sempre dominano la comunità umana che si trasforma in clan e caste.

Ecco lo speculatore che si disinteressa del bene pubblico pur di guadagnare, il cacciatore che si diverte spargendo sangue, chi abbandona la spazzatura nei boschi, il violentatore che non può fare a meno di esercitare il suo istinto bestiale, il magistrato corrotto che svende le leggi ad un prezzo determinato, il politico mafioso che sfrutta la legalità dello stato per servire la propria combriccola.

Certo sono diversi livelli di responsabilità, ma ognuno è concatenato all’altro nell’edificare una società poco edificante.

Ma arrivano i nostri con il loro dissenso, sotto forma di giustizieri vestiti come persone qualunque che si muovono in mezzo al traffico e si accostano a quei cittadini incivili, si comincia con la cacca dei cani, la spazzatura abbandonata a se stessa, l’auto parcheggiata in posti impossibili, l’arroganza di chi alza la voce pur avendo torto marcio. A volte i nostri agiscono da soli altre volte in piccoli gruppi con altri complici per ristabilire non un ordine autoritario, ma un principio di convivenza civile che si basa sul rispetto reciproco.

Devono essere brevi concatenazioni di scene o meglio episodi, registrati in presa diretta con dialoghi della strada e ripresi con la macchina a mano come se fosse un documentario, anche entrando negli uffici pubblici con le telecamere, le reazioni spropositate di certuni, ognuna esemplificativa di una situazione in cui il semplice cittadino può chiedere aiuto a questi personaggi che si sono riuniti in una associazione segreta e compaiono sempre vistosamente truccati per non essere riconosciuti, vanno negli autobus prendono per le orecchie chi insozza, chi ha la mano troppo lunga, hanno un successo straordinario, finalmente la gente prende fiducia e comincia a reagire da sola agli sgarbi degli altri, e se poi qualcuno fa l’arrogante ci sarà una buona dose di botte da orbi.

Come si chiamano i giustiziere solitari? Questo non è dato a sapere, piovono denunce da tutte le parti e qualcuno vorrebbe tendere un tranello a questa specie di giustizieri perché minano il mal comportamento sociale che invece deve continuare secondo certi ben collaudati schemi.  Anche l’opinione pubblica e i giornali sono divisi, dove si andrà a finire se bisogna combattere l’illegalità con l’illegalità?

Come si vestono, quali sono le loro caratteristiche salienti? Tutto questo verrà detto quando il soggetto prenderà corpo.

Prima ci sono brevi episodi illustrativi dello scempio sociale, poi i tre amici che menano alla grande.

Intanto ci scappa il primo azzoppamento, questi fanno sul serio, sono dei terroristi, una parte delle forze politiche auspicano una caccia all’uomo, il gruppo è braccato dalle forze di polizia, ma ancor più da un mafioso che sguinzaglia i suoi scagnozzi perché era stato fatto oggetto di derisione pubblica da parte del gruppo che aveva denunciato attraverso filmati fatti pervenire ai giornali, anche i politici collusi. L’escalation sembra non arrestarsi più, intanto con grande sorpresa il gruppo di giustizieri in fuga scopre che altri hanno preso i loro posti da giustizieri, la cosa sta andando avanti, prendendo piede e finalmente la società diventa più rispettosa dell’ambiente, ma anche contrasta gli allevamenti lager di animali e perfino lo sfruttamento del lavoro nero.

Tutti i diritti riservati al sottoscritto che li può cedere temporalmente o definitivamente Chi è interessato  scriva a giancarlo.carofilm@gmail.com;

giancarlo sartoretto

SOGGETTO n°1

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