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1 – …E VENIAMO AI FILM VENEZIANI E AI LORO INCASSI

22 Ottobre 2013

L’articolo di qualche tempo fa di “Libero” non le manda certo a dire: VENEZIA AFFONDA AL BOX OFFICE. INCASSI SOTTO ZERO.

Qui si parla dei tre film italiani che secondo l’Alessandra che ha ben tre cognomi l’ultimo è Fusco, sarebbero dei flop, che sono film magari interessanti ma che non incontrano i gusti dello spettatore medio, cioè abbiamo una divaricazione tra critici e pubblico per cui ci dice l’articolista: “sappiamo bene che è impossibile competere con le corazzate di Hollywood, con i film dai budget stellari con le storie animate per famiglie, non possiamo dire che se fai meno incassi dei blockbusters Usa hai fallito”, però se non crei attenzione, gradimento, se la gente non parla del tuo film, se non esce soddisfatta fuori dal cinema consigliandolo agli amici, il tuo film non emerge, anche di fronte ad autori del livello di Dante o Petrarca.

Alessandra Fusco ha ragione ma anche torto, ha ragione quando descrive quello che la gente che oggi va al cinema, si trova a vedere, ha anche torto perché se non c’è un clima culturale acceso, l’attenzione di cui parla non si ha, ma non certamente per demerito dei registi, è la gente che vuole più spettacolo che racconto e preferisce facili emozioni che uno sguardo più profondo, come a dire il pubblico è terra- terra e  noi siamo sottoterra. Sono rimasti lo zoccolo duro, solo i sofisticati critici di Repubblica che sono una minoranza sparuta e spaurita di fronte a cotanto imbarbarimento visivo, da non rappresentare più nessuno, insomma oggi essere sopraffino non vale molto, mentre un tempo se non lo eri, non eri nessuno.

Di questi tempi sarebbe stata dura per Godard e magari Truffaut, insomma la mediocrità dilaga e bisogna (è un must) accontentare i gusti di un pubblico non pretenzioso che vuole fuggire dalla noia, tanto il mondo non cambierà mai, (ti dicono) quindi ciò che incontra i gusti della massa è valido, tutto il resto è intellettualoide (mongoloide).Messa così la cosa appare deprimente. Il pubblico cosa dice? Poco o niente, perché non c’è più il pubblico di una volta sparito come le mezze stagioni, ci sono invece vari pubblici specializzati, ci sono quelli di bocca buona, quelli più americanofili che vogliono delle emozioni studiate a tavolino con kili di effetti speciali, il 3D per smuovere le impressioni e creare emozioni.

Un errore fondamentale che sanno bene i distributori da evitare a tutti i costi, è che il film difficile finisca in una sala sbagliata e quindi può essere moltiplicato per 100, 300 copie che s’afflosciano da sole, perché la gente magari in quelle sale è abituata a vedere altri film magari spettacolari, e quindi è chiaro che non incassa.

Che cinema vogliamo oggi? Una via di mezzo che non sia troppo autoriale e troppo di pancia, teniamoci in una gradazione tra lo spettacolare e l’autoriale, ma c’è un pubblico di questi tipo? Penso proprio di no, è più facile che il pubblico sia da una parte o dall’altra, polarizzato in due schemi opposti, così una commedietta insulsa suscita l’orrore dei sofisticati giornalisti di Repubblica, ma anche del pubblico vicino ai cineclub, un film come SACRO GRA suscita una reazione contraria di quel pubblico che vuole i soldi indietro se non ride di pancia, quindi abbiamo dei pubblici contrapposti, ciò che piace ad uno non piace all’altro, è più facile che un pubblico passi per la cruna di un ago che veda un film “impegnato” nella piccola sala n. 7 d’ un multiplex, o che nella sala n°1 dello stesso Multiplex appaia un film “impegnato” (come si diceva una volta) e questa rottura fa si che i film non siamo più memorabili come un tempo che suscitavano una forte curiosità anche se erano difficili, ad esempio la Montagna Sacra di Jodorowski o un film di Bunuel. Ci sono stati in passato film di grandi autori che hanno avuto un pubblico universale, forse i film avevano qualcosa in più che stupiva, qualcosa di profondamente originale che coinvolgeva, una commedia grottesca che attirava, altri ingredienti da provare, personaggi complessi.da capire Oggi tutto questo non sembra così coinvolgente, si preferisce uno stupido film in 3d che qualcosa di originale e quando c’è una provocazione intellettuale non la c…ga più nessuno, cioè i pubblici non comunicano tra di loro e la divaricazione è sempre più netta. Purtroppo se facciamo un cinema “poetico” siamo destinati a incassi tiepidi, se il cinema sfrutta la sua capacità di mettere assieme tante arti non solleva più l’ ammirazione d’un tempo, se invece si crea in fretta una storiaccia con fotografia approssimativa e musica penosa mischiata alla rinfusa,che però fa un po’ ridere, è già meglio, cosi’ se si fa un cinema altamente spettacolare investendoci un sacco di soldi, tipo block buster, la gente viene anche se non si eccita, insomma oggi e diciamola tutta, si deve più vergognare del suo stato, uno che fa una cosa intelligente che uno ignorante. “Ma no, cosa dici?” Andiamo bene, andiamo proprio bene, come se questi tempi fossero di per sé tempi volgari: una parodia insulsa attira il pubblico, più di un pelo di foca, e magari (a livello critico) verrà rivalutata 30 anni dopo,  come quelle di Totò che però aveva una maschera incredibile, e a te la critica manco te c…ga,  spesso però sono copie e fotocopie di originali, gli incassi rimangono alti anche se non è più cinema, ma un’insieme spesso improvvisato di sketch televisivi.”Adesso non fare anche tu lo snob come quelli di Repubblica, il cinema è comunque un’arte popolare, i pidocchietti proprietari di cinema quando non c’era la televisione, registravano il tutto esaurito nei melodrammoni degli anni 50, t’è capi'”.

Oggi il cinema spettacolare e d’azione ha una sua magia, ti coinvolge, anche con un certo spessore pur con i suoi schemi fissi ripetuti, il cinema d’autore è in crisi d’incassi perché (la butto là) non è popolare, è sofisticato, per laureati. Si può fare un cinema d’autore popolare? Ecco che ritorniamo nel “giusto mezzo?” No, proprio no, al cinema decisamente non funziona il giusto mezzo, lo hanno capito anche certi produttori che ci hanno provato, rischi di non accontentare nessuno e di essere criticato da tutti: o si è da una parte o si è dall’altra, o poetica dello sguardo o comicità facile,risulta inutile tentare delle mediazioni a tavolino attraverso la scrittura cinematografica, rischi come ho detto, di non accontentare nessuno, poi qualche commedia viene salvata dai critici e basta, perché incassa. E quando si incassa il piatto di minestra non manca mai neanche a loro.

I critici vivono col cinema e di cinema e quindi tendono ad essere più esperti ed esigenti, però di solito il pubblico a differenza dei critici, paga per vedere un film e non è un mestiere ma un passatempo. Oggi tanti film d’autore non riescono più a prendersi i soldi spesi, quindi è facile che spariscono dalla circolazione il che è una soluzione drastica (non vogliamo i panda) ovvero se si vuole mantenere una cultura cinematografica nazionale questi autori devono essere aiutati, da chi? Ti chiedono, dallo Stato no, no, (si rispondono). Ci sono priorità, lo Stato deve pagare i soldi ai disoccupati, allora chi può adottare un film difficile? Per me invece basterebbe ridurre il n° di film spettacolari, un tetto anche alle commedie, però ti obiettano forse con ragione che così andrà meno pubblico al cinema. Siamo sicuri? Altre soluzioni non ce ne sono: non si può avere la moglie piena e la botte ubriaca…o cioè il contrario.

Dagli incassi ultimi visti su Cinecitta news, notiamo che la giornalista di Libero non è riuscita nell’intento di portare sfiga ai film italiani, anche se è la linea del suo giornale da tanto tempo, perché SACRO GRA ha incassato più di 970.230 QUASI UN MILIONE DI EURO, che per un documentario è già un grosso successo superando quello dei fratelli Taviani, ambientato nelle carceri, anche il film L’INTREPIDO ha superato un milione di euro, mentre il film della Dante si attesta sui quasi 400.000,00. Tiè porta a casa…Libero da chi?

giancarlo sartoretto

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