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5 – IMPROVVISAMENTE UNA NOTTE (lungometraggio)

28 Ottobre 2013

Notte e buio della vita: un uomo è scontento del suo lavoro, si sente meschino e abbruttito dal tempo che passa, dalle angherie che subisce nel lavoro, dalla alienazione che percepisce seppure confusamente, torna a casa dalla moglie e per uno stupido pretesto litiga violentemente.

Si sveglia nel cuore della notte e vinto da una profonda inquietudine presi alcuni risparmi e la carta di credito se ne va con la macchina.

Piove, vaga nel buio senza meta, continua a correre anche di giorno, dorme in macchina, mangia panini, si lava nei cessi dei bar come i camionisti, sembra convinto da questa vita errabonda, la pioggia aumenta, si verifica una tempesta, la sua macchina è costretta a fermarsi in un posto qualunque, diventa una specie di rifugio, una nuova casa e mentre nella notte dorme sul sedile posteriore con sua grande meraviglia la macchina si muove, improbabile che lo faccia da sola.

E’ stata rubata e il ladro non si è accorto di lui. L’auto si ferma davanti ad un motel, un tipo che sembra un’ombra esce portandosi le chiavi, ritorna, la macchina si inoltra in una radura, un posto fangoso, sembra un bosco, il conducente scende di nuovo, lo lascia ancora, poi improvvisamente si sente come uno sparo a circa un km da lì, la chiave stavolta è nel cruscotto, perfino la portiera è un po’ aperta, velocemente Eugenio dall’interno dell’abitacolo va nel sedile di guida, mette in moto e scappa con la sua macchina, ma nei pressi del paese la ruota si buca, non ha quella di scorta, deve aspettare che apra il gommista che gli leverà i pochi soldi che ha in tasca.

E’ ancora notte, passa un’altra auto, si ferma poco distante, ne escono due personaggi che con una andatura ballerina si dirigono verso Eugenio:

di chi è questa macchina?” chiede uno dei due.

mia!” risponde deciso Eugenio

l’hai rubata a me”

impossibile”

senti….a come ti chiami, non mi prendere per il culo!”

e chi lo vuol fare, come facevo a rubartela se è mia, vuoi che te lo dimostri?”

eri nel bosco poco fa?”

e che ci facevo?”

e che ci fai qui?ah vaffanculo perdo il mio tempo”. L’uomo con uno scatto nervoso si allontana in direzione dell’altra macchina, l’altro complice gli borbotta:

sarà anche sua ma guarda che storia, te la deve avere presa nel bosco, le ruote sono ancora piene di fango e se quello ha visto tutto?”

Ritornano indietro ma Eugenio è scomparso, si guardano increduli, setacciano i sedili, aprono il bagagliaio, dell’uomo misterioso che compare e scompare non v’è traccia.

Eugenio era scivolato silenziosamente fuori dall’abitacolo nel momento in cui quello che tornava indietro copriva la vista all’altro che era seduto in macchina, e tutto chino era strisciato all’altezza delle ruote per ritrovarsi quasi subito dietro ad una siepe e da lì fuggire a piedi.

I due si rendono conto di essere stati giocati, si guardano attorno, salgono di nuovo in macchina e vanno alla ricerca. Da qui comincia un folle inseguimento in cui Eugenio sta per essere sopraffatto.

Alla fine si ripete la stessa scena iniziale, la macchina gli viene di nuovo rubata e lui dietro che stava dormendo, il tipo che l’ha rubata scava una grande buca e poi apre la porta posteriore, con le mani alzate scende dalla macchina e tremante Eugenio viene fatto chinare nella fossa, poi uno sparo e sembra morto….

Vediamo la storia come si era sviluppata in precedenza.

Eugenio si trova a camminare in mezzo ai campi stravolto dalla fatica, ma anche dalla paura, lui così timido ed introverso li ha affrontati con una certa sicumera. Continua a piovere, vorrebbe sparire dentro il tronco di qualche albero, si ritrova improvvisamente in un posto abitato, scorge una cabina telefonica, vorrebbe telefonare alla moglie, ma proprio all’angolo in cui svettano alti palazzi sosta un’auto della polizia che lo ferma e lo perquisisce. Che ci faceva a quell’ora in giro? Racconta tutto, gli hanno rubato la macchina e stava appunto telefonando a casa e visto che c’erano,

che l’accompagnassero loro. Sembra tutto ok, ma improvvisa una raffica di mitra spazza un poliziotto, si gettano a terra, anche l’altro poliziotto è ferito, Eugenio sembra illeso, il telefono della polizia non gli funziona, il ferito accenna a delle istruzioni, ma Eugenio è troppo concitato, non capisce niente, bisogna chiamare soccorso, il posto è completamente isolato, intorno c’è un silenzio di morte, non si vede proprio nessuno, cerca di trascinare il ferito dentro la macchina, finalmente ci riesce tra mugolii di dolore dell’altro. Avvia l’auto della polizia che funziona solo a tratti, perde olio, fa solo qualche centinaio di metri e poi sbuffando si ferma definitivamente, è ancora tutto buio, il poliziotto si lamenta, perde sangue, Eugenio ormai ha perso la calma, non sa che fare, esce e la sua meraviglia è tanta perché si ritrova nello stesso posto di prima, davanti al gommista, prende coraggio è un’emergenza, suona ripetutamente il primo campanello che trova ma nessuno gli apre, se avesse avuto un cellulare tra le mani ma non l’aveva mai voluto comprare, si sarebbe sbrogliato dalla situazione, vede una macchina in lontananza, si avvicina sbracciandosi, quella rallenta, ma Eugenio emette un grido soffocato di incredulità, era la stessa dei due figli di puttana, corre alla disperata, sente alle spalle un sibilo di pallottole, si rifugia in mezzo alla radura, il rumore di ruote

che stridono nell’asfalto si accompagna a quello del motore a pieni giri………

Rimane nascosto per qualche minuto, la macchina si allontana nella notte, ritorna indietro, Eugenio prende una decisione veloce: va nella sua macchina, apre il bagagliaio, getta a terra le numerose cianfrusaglie, trova il criko e la chiave inglese, comincia a camminare nel buio della notte con questi due attrezzi in mano, finalmente giunge in uno spiazzo pieno d’auto, una ruota della stessa marca della sua macchina avrebbe dovuto trovare, considerando che la sua macchina era piuttosto comune, ma setacciato il posto sembrava che proprio quella sera tutto andasse storto. Finì con lo smontare una ruota della polizia, unica machina similare alla sua con lamento del ferito che si sentiva spostare all’interno dell’abitacolo. Sbullonato che ebbe la ruota aziona il crik, per evitare complicazioni trascina fuori il ferito che viene adagiato per terra. La ruota viene alzata e levata, il crik abbassato, rimesso nella sua macchina per l’operazione contraria. Finalmente la ruota è stata fissata, trascina dentro il ferito avvia l’auto che corre verso l’ospedale, a saperlo dov’è l’ospedale, se lo fa dire con qualche difficoltà dal ferito che tartaglia qualcosa di indefinito, gli conviene procedere intanto fino al punto di incocciare di nuovo nell’auto dei due tipacci. Inizia un inseguimento spettacolare per le vie del paese.

Eugenio riesce a seminarli ma incappa in un posto di blocco con parecchie auto della polizia. Il poliziotto ferito è svenuto, la sua versione dei fatti non viene creduta, è ammanettato, dovrebbe essere condotto in centrale, e qui dovrebbero continuare una serie di azioni, complicazioni, fraintendimenti in cui Eugenio si trova a guidare un’altra auto della polizia con le mani impedite dalle manette e con il poliziotto ferito che gli cambia le marce, il tutto condito con un linguaggio che tende all’assurdo. Vediamo Eugenio scappare di nuovo con la sua macchina, inseguito sempre dai due individui, interviene la polizia che riesce finalmente ad incastrare i suoi inseguitori, i quali interrogati parlano di Eugenio come di un loro complice. Lo braccano, si nasconde nel terrazzo d’un palazzo, entra in un appartamento mentre due stanno scopando, si nasconde sotto il letto.

Entrano anche i poliziotti:

  • Avete visto uno passare di qua?
  • Si, avanti – dicono i due amanti in coro con voce alterata.

Ritorna sui suoi passi, lentamente avvia la macchina, si ferma davanti ad un portone del palazzo, attende all’uscita, esce una donna bionda truccata, le intima di entrare:

  • Ah così te la facevi con quello, brava, brava.

Lei tira giù la parrucca, è proprio sua moglie.

In breve lo tira fuori dai pasticci, con la polizia si chiarisce tutto, ritorna al posto di lavoro, afferma di essere stato sequestrato per sbaglio e di non aver sporto denuncia perché minacciato, anche se la storia appare improbabile, quasi gotica nei suoi risvolti notturni che lui ricama divinamente, gli credono, i colleghi gli chiedono ogni giorno nuovi particolari sulla sua avventura:

  • non sarà che hai visto un noir?
  • È lo stesso che avete visto voi tutti.

Eugenio guarda lo schermo.

giancarlo sartoretto

SOGGETTO n° 3

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Tutti i diritti riservati al sottoscritto che li può cedere temporalmente o definitivamente Chi è interessato  scriva a giancarlo.carofilm@gmail.com;

 

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