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IL CINEMA CHE VOGLIAMO

26 Ottobre 2015

Posso dire che in questi 25 anni le nuove leggi sul cinema si sono dimostrate tutte fallimentari, incapaci di rilanciare il cinema italiano, pur armate talvolta di buona volontà e di voler superare la dipendenza dalla tv.

Prima c’erano le categorie professionali che presiedevano le commissioni di cinema, poi è venuto Veltroni col suo braccio destro di cui mi ricordo il nome risorgimentale Oberdan Forlenza, che ha praticamente tolto potere alle stesse commissioni, dandolo non si sa bene a chi? Al Ministero?

Il processo di ventotizzazione (art28 della legge del ’65 n° 1213) è stato incrementato con l’aiuto di Veltroni, invece di piccole quote a tanti com’era auspicabile (era poi la produzione che doveva chiudere se era capace o era a posto con le banche) grandi quote a pochi, a quelli + raccomandati che si sono beccati i miliardi facendo finta di fare i produttori e approfittando delle amicizie altolocate. Tanto è vero che si diceva all’epoca che il produttore poteva essere creato dalla politica e dalla Rai sempre in sede politica.

Poi è venuto un periodo di incertezza in cui lo stesso Mibact è arrivato al grottesco di considerare d’essai i cinepanettoni, infine finanziando, un poco, quei progetti che avevano l’interesse culturale + alto (le opere terze dei famosi) e le opere prime e seconde (degli sconosciuti o semisconosciuti).

Ma di precisare – almeno all’inizio – cosa fosse sto interesse culturale (solo negli ultimi decreti quelli del luglio 2015, si dice qualcosa) neanche a pensarlo, ci poteva stare di tutto e quindi anche la raccomandazione  di ritorno.

Cosa vuol dire cultura e in specie quella cinematografica? Non stiamo parlando di salami o di pomodori o olive quella si chiama coltura, perché il Mibact non ha definito un campo in cui si potevano indirizzare  poi le sceneggiature, non so, faccio un es.: difesa della cultura identitaria vista anche come deposito storico di tante generazioni precedenti.

Quindi se il Mibact definiva cosa era l’interesse culturale e quindi implicitamente cosa voleva come committenza,  probabilmente ci sarebbero stati molti progetti interessanti.

Poi c’è un’altra questione come può un commissario che sceglie i progetti,  leggersi 200 sceneggiature all’anno, dovrebbe essere a tempo pieno dipendente del ministero, la domanda da farsi è: chi giudica o pregiudica scegliendo dei progetti, con l’ausilio di qualche aiutante di campo magari inesperto che ancora non ha capito cos’è il cinema?

Ritengo cmq che questo tipo di cinema debba essere a basso costo, con idee originali, storie forti che possono competere col cinema spettacolare.

Ma per non finire nella trappola della burocratizzazione ovvero diventare un  semplice prodotto d’intrattenimento bisogna che ci siano + POLI PRODUTTIVI  sia pubblici che privati attraverso il decentramento e la defiscalizzazione, si evita così un controllo CENTRALISTICO e si crea una CONCORRENZIALITA’ tra gli stessi poli produttivi perché i migliori, i + affidabili saranno quelli + considerati e in grado di partorire  film di interesse popolare ma anche della critica che attualmente è costretta a sputtanarsi per cercare qualche senso alto nei film di intrattenimento che solo un senso c’hanno….e che sappiamo tutti qual è, assecondando la pancia dello spettatore.

Ci vuole un circuito di sale gestite dai cineclub che devono assumere un ruolo decisivo per la distribuzione di un prodotto indipendente.

IL CINEMA INUTILE SENZA UNA SUA NECESSITA’ CULTURALE è quello che viene scelto con pressioni e condizionamenti di vario tipo rischiando di promuovere storie o non storie ANEMICHE, ANOMICHE, FLEBILI, BUONISTE con morale socialdemocratica incorporata e in cui sovente il culturale rischia di diventare una sfumatura di copertura.

Quindi terminiamo dicendo: POLICENTRISMO e COMMISSIONI di esperti che sappiano valutare la potenzialità della storia e anche la Rai dovrebbe decentrarsi per sottrarsi ad una certa pressione e influenza “Vaticana”.

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