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2 – IL CINEMA ITALIANO HA BISOGNO DI FOLLIA

26 Giugno 2014

Questo è un articolo dell’huffintonpost.it a proposito del mezzo disastro di Paolo Ruffini conduttore della premiazione dei David di Donatello, è inutile infierire però anche se la vis dissacratoria dei toscani a volte non si differenzia dalla semplice volgarità, ma il punto centrale è che la peggiore delle conduzioni passa in secondo piano se l’oggetto di una premiazione crea pathos in sé, ma di per se è la premiazione che interessante non è, sembra una conventicola che si auto celebra, gente di cinema che premia altra gente di cinema, è un’auto celebrazione, quello che sfugge oggi ci dice l’articolista che il cinema nella sua essenza è un luogo del Mito dove c’è il precipitato di una cultura estremamente più vasta e poliedrica, mentre invece il cinema italiano si gongola in una piattezza ragioneristica dove c’è un marketing già nel retro pensiero e nel grigiore quasi impiegatizio di certi attori.

Cosa ci dice l’Anica: l’Anica e l’Agis reiterano vecchie lamentele su tipo di quanto è bello il sistema Francia e Pirateria che fare? i vari ministri della cultura continuano a dire che la cultura non è un costo, ma un investimento e tutto finisce a guerre interne per la corsa a qualche poltrona. Se ai tempi di Chaplin la follia si impossessava del cinema, il ns articolista ci dice che i ragionieri del cinema italiano hanno convinto i pazzi ad essere normali, “ed è questa forse l’unica vera blasfemia”.
La follia per redimersi dalla quale ci vuole ben altro che un Paolo Ruffini qualsiasi.

Ripetiamo un po’ di concetti: il cinema è mito, in un firmamento abitato da star ma in italia gli attori sono antidivi proprio per il loro grigiore ragionieristico o nel contesto di attrici che al massimo sono considerate delle “bone” della porta accanto. Sulla volgarità però bisogna fare un ragionamento non da ragioniere un po’ più ampio, oggi il linguaggio è diventato più vicino alla gente forse più spontaneo e quindi se noi vediamo un film come Pane, Amore e Gelosia di 60 anni fa e vediamo l’apertura del film di Boris incentrato su sti cazzi, capiamo anche quando è cambiato questo nostro mondo, e questo vale anche per i libri di letteratura di oggi a cominciare dagli anni 90, e lo stesso Crozza quando si esprime li usa, ci fa capire anche che il linguaggio si è di molto modificato, pure a livello politico: è quello più vicino alla gente infarcito di cazzi e culi e chi non ascolta quanto liberatorio è mandare (non a quel paese) ma a fanculo un sacco di gente, è volgare? Era volgare anche l’italiano al posto del latino, il linguaggio si avvicina di più alla spontaneità e a volte dimostra dei limiti, ma oggi abbiamo tanti linguaggi diversi: da quello ampolloso, a quello burocratico, da quello colto e preciso a quello retorico, confusionario e gergale e questo insieme di linguaggi ci fa capire l’uomo, è bene metterli insieme e farli diventare più interattivi. E’ una stronzata, mi direte, oh scusate parbleu, è una stupidaggine….

giancarlo sartoretto

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