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5 – LA METROPOLITANA (mediometraggio)

1 Luglio 2014

E’ l’alba in una grande città. I vari personaggi del film si alzano dal letto per iniziare la giornata con i loro problemi, i loro impegni. Un inizio quindi affollato di 7-8 personaggi che poi vedremo in un secondo tempo tutti insieme.

Osserviamo il politico di successo, un intellettuale di sinistra, il dirigente di una grossa impresa, un semplice infermiere, un’affarista, un artista, l’unica donna, un’impiegata in carriera e un giovane operaio un po’ sciroccato. Si alzano dai loro rispettivi letti, fanno colazione, chi a casa, da solo o con i figli, chi al bar, frettolosamente, si incrociano anche se non si salutano. A un certo punto inquadrando le due entrate della metropolitana li vediamo scendere, chi da sinistra, chi da destra. Breve inquadrature anche delle scale mobili e del lungo spazio della fermata. Prontamente arriva la metropolitana ripresa in primo piano, poi l’apertura delle porte, l’afflusso un po’ caotico della gente come succede sempre al mattino presto, visto che la gente va a lavorare. Per un attimo rimane aperta, con la gente dentro, un ritardatario corre per prenderla al volo, non ci riesce, ed ecco che lentamente parte.

Tutti i vari personaggi si trovano per motivi diversi chiusi nello stesso spazio quando improvvisamente si sente un rumore assordante di lamiere, un tremore di pareti mentre gli sguardi delle persone si incontrano attoniti, che sta succedendo? Poi la polvere entra dentro, e cominciano le urla, la paura, la gente finisce a terra, si lamenta, alcuni si abbracciano, imperversa l’oscurità nei vagoni, poi improvvisamente la luce si accende di nuovo e si spegne come un albero di natale. Sono minacciati da un grave pericolo che può mettere a repentaglio le loro esistenze. E’ una situazione clautrofobica, una dinamica di gruppo forzata. Nel pericolo i personaggi che di solito non si parlano prendono confidenza, interessandosi ognuno alle vicende dell’altro, pian piano si rompono gli schemi di ruolo, trovandosi quasi nudi di fronte ad un pericolo che li mette in gioco.

Da qui vengono fuori i caratteri, le personalità celate in conflitto con quelle socialmente codificate, gli individui si trasformano in qualcosa di diverso che loro stessi non conoscevano.

L’ambiente claustrofobico permette una certa teatralità tra i vari personaggi, i dialoghi devono essere irruenti che riescano a tenere la tensione ed aumentarla. Ne scaturiscono contrasti tra il politico e l’intellettuale mettendo in luce due diverse psicologie, l’intellettuale esteriormente crede ancora nell’impegno civile, ma interiormente è ormai un personaggio vuoto e ambizioso avvicinandosi cosi all’uomo politico che cerca solo di apparire piegando le sue politiche al bisogno di potere. Entrambi si dimostrano dei perfetti inetti nella situazione pericolosa, mentre prende quota il giovane operaio che al contrario riesce a rendersi utile con abilità e capacità, l’unico in grado di organizzare una qualche difesa e soprattutto che esce dalla sua disillusione politica, dal suo scoramento, abulia per rivendicare delle idee che fino a quel momento non aveva mai affermato quasi scavando nella sua personalità più riposta: si meraviglia lui stesso di avere delle dimensioni nascoste.

L’artista da principio gioca col pericolo come se fosse una novità divertente che fa uscire dalla solita vita, è il primo che capisce la pochezza del politico e dell’intellettuale ma quando il gioco si fa duro gli manca il coraggio e finisce con il cagarsi addosso. In mezzo alla propria lordura sta in un angolo dimenticato. L’impiegata dapprima succube al dirigente d’azienda riesce poi a prenderne il sopravvento mentre l’imprenditore si dimostra capace di tenere testa alle circostanze, ma al contrario dell’operaio è privo di moralità e nell’estremo individualismo si frega da solo.

Queste e altre situazioni psicologiche estremamente realistiche faranno lievitare la storia. Alla fine il pericolo che aveva partorito la disperazione individuale, scema, i personaggi acquistano profonde consapevolezze.

L’ambientazione è in un quartiere di una grossa città, osserviamo con la macchina da presa la vita parallela di alcuni abitanti che quasi si sfiorano senza tuttavia conoscersi.
L’ordinaria quotidianità si sviluppa però in una azione comune: prendono tutti alla stessa ora la metropolitana, e sarebbero portati via nelle loro direzioni, se proprio in quel momento i vari personaggi che già abbiamo conosciuto e che si ritrovano insieme in uno scompartimento assistono spaventati al deragliamento della metropolitana a causa del franamento del terreno sottostante, avviene un disastro, il vagone rimane quasi intatto, alcuni però cadono per terra, altri sono feriti, i vari personaggi si trovano tutti sbattuti, in attesa di soccorsi. Si organizzano per sollecitare i soccorsi attraverso i cellulari che però non funzionano, la storia diventa via via più grottesca e assurda. Intanto il vagone oscilla paurosamente e sembra che da un momento all’altro possa arrivare la morte. In questa situazione di aspettativa angosciante i ruoli saltano e allora vediamo il volto sconvolto del politico di sinistra all’atto di “inchiapettarsi”una donna di destra in un angolo buio tra le rovine del vagone:
Che state facendo gli chiede il suo collaboratore che li scopre
– Stiamo facendo l’Italia! Mentre “viene” da dietro
soggetto n.12

giancarlo sartoretto

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