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4 – APPUNTI E SQUARCI DI STORIA DEL CINEMA

6 Luglio 2014

I – COS’E’ IL CINEMA?

1 – Il cinema può contenere tanti involucri, viene definito come arte, (l’arte del cinema, nel cinema, la settima arte ecc) istituzione, (l’insieme delle figure professionali che vi operano non solo a livello produttivo ma anche politico da cui discendono i vari indirizzi) come ideologia, (ci sono un sacco di idee, ma anche di teorie sul cinema, che è una materia insegnata a scuola, all’università da professori e da critici che scrivono sui giornali, riviste specializzate, che esaltano un modo di fare cinema rispetto ad un altro) viene visto anche come un prodotto economico, (come merce diversa da ogni altro tipo di merce) come immaginario (che si rapporta all’universo desiderante, al simbolico, alle sfere psichiche rimosse, ma anche alle problematiche del reale descrivendo psicologie e sociologie).
Il cinema è fiction, anche quando tratta di cose reali, è costruito sulla finzione anche quando quindi è documentario.

2 – Il cinema è sia mezzo di appagamento di desideri, (“proiezione” dell’io desiderante collettivo) sia denuncia e coscienza di massa, ma anche divertimentificio (evasione sociale, intrattenimento, spettacolo, sensazionalismo) e in quanto frutto di una “proiezione”, scisso nella sua percezione individuale dalle problematiche rispecchianti (la propaganda è meno efficace di quel che si pensi).

3 – Il processo identificativo appare funzionale allo scopo catartico del pubblico, elemento questo ritualistico e di rigenerazione, si sfrutta in questo caso la sfera emotiva, un processo invece meno identificativo più distaccato, impegna la sfera razionale in cui si possono ricostruire criticamente anche le “proiezioni”.
Il cinema può essere strumento sostitutivo di soddisfazioni delle pulsioni, luogo di conflitti, dialettica degli opposti, ma anche cristallizzazione delle scissioni, rappresentazione monocorde.

4 – Cinema a tesi, descrittivo, con trama, quello in cui la trama diventa strumentale, cinema come messaggio del regista o racchiuso in un suo linguaggio in cui il messaggio diventa latente; c’è quello aperto alle soluzioni, che fa discutere, che lascia concludere allo spettatore e cinema concluso che vuole aprire uno spazio mentale allo spettatore.

5 – Cinema come prodotto e come arte: estetica cinematografica e commercializzazione produttiva.

Cinema come creazione di storie e come distruzione, destrutturazione di storie, come geografia fantastica e come riproduzione architettonica del quotidiano, cinema come storia, cinema come geografia, cinema come applicazioni tecniche e cinema come osservazioni scientifiche; ma il cinema è soprattutto un dispositivo di rappresentazione in un rapporto di passività dello spettatore che si fa vivere dalle immagini rinunciando in quel momento a vivere fisicamente, cinema come proiezione mentale e cinema come mancanza di corpo.

6 – L’appagamento filmico non sempre è soddisfacente, ognuno si orienta a seconda dei gusti, non c’è una oggettività critica, ci sono film importanti o meno che hanno incassato molto pubblico o hanno rappresentato svolte epocali; ma quello che è un pregio per altri può essere un difetto, basta che il film non sia un difetto per tutti o passi tra l’indifferenza perché allora non esiste; può essere inutile, ma anche un fantasma.

7 – La pubblicità orienta il pubblico che vuole “evadere”

8 – I ruoli nel cinema – che per questo è istituzionale – vengono predeterminati da una ferrea organizzazione produttiva che assimila un menù di professionalità tecniche ed artistiche, i ruoli sono più sfumati nelle piccole produzioni.

9 – Nel cinema manca la spontaneità e l’improvvisazione, anche quando il regista vuole introdurre elementi di spontaneità questi vengono precalcolati, manca al cinema la flessibilità dell’intuizione improvvisa, è più forte la struttura dell’insieme che l’intervento soggettivo.

10 – Tutto viene ricodificato attraverso l’uso d’un linguaggio che s’apprende come un mestiere. Esso può essere originale o stereotipato, elementare o evoluto, raffinato, ermetico, sofisticato ovvero rozzo e grossolano, mantiene comunque sempre le sue regole e convenzioni.

by giancarlo sartoretto

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