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1 – IL CONVEGNO DI BOX OFFICE

7 Maggio 2013

FINANZIA UN FILM VINCI UNA CASA

Il moderatore era il direttore di Box Office, Autieri che faceva domande standard agli ospiti: il punto di forza, il punto di debolezza e una proposta per il cinema italiano .

E’ intervenuto Paolo Del Brocco di Rai Cinema il quale citando I NUMERI DEL CINEMA ITALIANO ha detto che su 130 film italiani prodotti solo 28 hanno superato il milione di euro di incasso, tutti gli altri stanno molto indietro e una buona parte non supera neanche i centomila euro, siamo alle solite, aggiungo io, il mercato può assorbire solo un 25% di prodotto filmico, per cui se applichiamo il principio neoliberista tutte le altre pellicole non dovrebbero essere prodotte, però grazie al principio keynesiano dell’economia che vuole mantenere la piena occupazione del settore anche con la domanda pubblica, si fanno altri 90 film a rischio di fallimento economico con registi a rischio di non riuscire a fare un secondo film.

Paolo del Brocco ha parlato della mission della Rai che svolge anche una funzione pubblica, quindi oltre alle solite commedie che possono andare bene per far cassa, la Rai è aperta ad altri tipi di commedie e al cinema d’autore, anche di opere prime se si crede che l’autore possa avere talento. Ragazzi delle opere prime andate tutti da Del Brocco a proporre il vostro progetto, lui vi dirà se avete talento o no.

La Pirateria è sempre più devastante e secondo Del Brocco il pirata-tipo ha all’incirca 37 anni e proviene dal nord,  (ma Del Brocco che cavolo di bruxxelles dici ) ci sono dati che affermano  invece che è più diffusa al centro-sud soprattutto negli uffici pubblici e nei ministeri in cui c’è Internet, tant’è vero che sono piratati soprattutto i cartoni animati; poi l’amico nostro parla di un prelievo di scopo per un consumo illegale di cinema senza specificare oltre, com’è il meccanismo, chi sono i beneficiari. In Italia attualmente di commercialmente rilevante c’è la commedia media che però sta perdendo colpi al botteghino, invece bisogna allargare la base produttiva, più volume di investimenti anche se i film non incassano per evitare l’impatto negativo sull’occupazione.

La parola passa a Letta (un cognome impegnativo) Amministratore Delegato di Medusa che conferma la crisi di produzione anche se si è proceduto a qualche innesto esclusivamente italiano, principalmente incentrato sulle commedie non tralasciando il cinema d’autore. Secondo Letta si fanno troppi film (a basso costo) disperdendo energie e risorse che vuol dire in altri termini, lasciateci fare a noi il cinema, (però si sa- dico io- che le aspirazioni umane non possono essere racchiuse in un mercato e quindi ci sarà sempre chi farà un film, anche con poche speranze di essere distribuito).

La Pirateria è una tragedia pubblica, continua Letta, bisogna mobilitarsi, lo Stato è danneggiato da una perdita di gettito fiscale mentre blocca i rimborso dovuti alle imprese cinematografiche, il punto di debolezza è la scarsa esportabilità del film italiano,il punto di forza invece è quello della centralità della sala, c’è una sintonia col pubblico seppure a corrente alternata. Bisogna puntare assolutamente sulla scrittura come si fa in Usa, la sceneggiatura deve essere maturata al punto giusto, il film in Tv è ancora forte, ma dobbiamo guardare all’estero, confrontarci, mettiamoci insieme e facciamo (riprendendo i due Letta politici, aggiungo io) eine grosse koalition contro la Pirateria che i soldi ci porta via.

E passiamo a Barbagallo: non ci sono così tante carenze creative nel cinema italiano perché tutto sommato l’ offerta è diversificata, la debolezza però è riconducibile alla mancanza di risorse, metà dei film costano meno di 800 mila euro, possono essere belli e tecnicamente perfetti, riferendosi alla recente polemica dei piccoli produttori indipendenti che hanno rivendicato l’assioma di piccolo è bello, però non esistono industrialmente e quindi non valgono nulla (in sostanza). Insomma ha confermato che ci sono film che hanno il dna della sfiga incorporato e che non potranno mai essere distribuiti pur essendo di valore, con buona pace di chi li fa. Neanche a lui è venuto in mente che ci potrebbe essere un circuito distributivo centrato sulle sale di città e su quelle appoggiate ai cineclub. Purtroppo, dice il nostro Angelo, c’è una situazione depressiva a livello psicologico per cui la gente non esce più di casa, il cinema ha successo quando si è cittadini attivi, manca poi una politica culturale, c’è l’analfabetismo funzionale o iconico dei giovani (iconico è il termine di Gianni Canova sulla rivista 8 ½) poi per i film diversi dalla commedia le Tv pagano poco (si riferisce al diritto di antenna) conferma quindi, in questa anticamera del suicidio, che la cinematografia italiana naviga sulla nota di max 30 titoli se non ci fosse il FUS, che appartiene al principio keynesiano della economia aggiunta, e che fa fare tanti altri film, il problema però è che siano visti e adeguatamente valorizzanti. Si prosegue domani con gli interventi autorial- artistici di Castellitto, Brizzi, Bonifacci, Angiolini.

CINEMA MODERNO ROMA

6 maggio 2013

giancarlo sartoretto

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