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1 – L’ATTESA- ASPETTANDO GO DO (T)… BAE

9 Gennaio 2013

Una sorta di romanzo-bistecca dove si macera una situazione fino all’esasperazione per l’attesa

L’ATTESA spasmodica dell’evento, il finanziamento di un film, si può protrarre anche per molti anni.

Chi vuole fare un film, l’autore,  non vive la vita ordinaria e ordinata basate sulle piccole gioie del quotidiano in attesa – al massimo – delle ferie, o di altri eventi prevedibili, che fanno una vita piena di rituali abbastanza ripetitivi. Lui no, vive in un altro mondo, in un’altra sfera.

Chi vuole fare un film appartiene ad un’altra categoria: vive  l’attesa perenne di un evento celestiale. Più di un tossico il suo cervello è inquinato  da quella situazione psicologica legata ad un evento che prima o poi succederà e gli cambierà la vita.

Fare un film costituisce un’avventura intensa piena di imprevisti che dà un senso e un significato profondo alla propria esistenza:

– ho uno scopo più grande dell’ordinario, aspetto di realizzare il mio progetto” si dice

E’  su questa base che si può parlare sovente di una vena di follia che domina il “cinematografaro“, anche quando appare freddo e razionale,  come viene chiamato con un certo disprezzo l’autore-regista che è sia un intellettuale di solito umanista, che un tecnico, a volte prevale l’intellettuale, a volte il tecnico, il cinematografaro dicevamo, che non può più ritornare nella normalità perché è preso da questa malattia della realizzazione:

facciamo una cosa io e te un giorno si dicono due cinematografari che si incontrano in un bar  mentre parlano tra di loro dei loro progetti presenti futuri passati cn una sorta però  di svogliatezza perché nessuno di loro vuole svelare certi contatti, certi segreti, perché ognuno fa sistema a sè stante  e il collega può essere un concorrente, si scusano ma tutte e due devono sempre telefonare a qualcuno, appuntamenti telefonici, si riscusano e intanto si estraniano, poi sospirano sperando di ricevere  una telefonata da qualcuno in diretta , che la allungheranno a dovere, così da far vedere che stanno operando e far sentire ad alta voce certe cose da far capire e non far capire.

Quando poi il regista incontra qualche personaggio (attore) che gli chiede informazioni sui progetti, cerca di sottrarsi, di rimanere generico, essendo questi progetti cosi vulnerabili  che possono sfumare facilmente, allora si crea una sorta di superstizione, ogni volta che compare quel personaggio sfuma il progetto e può quindi pregiudicare il rapporto cn l’attore troppo invadente.

Diventa una vera e propria  malattia la  speranza di fare un altro film, l’ultimo, prima di defungere.

Ho visto autori registi quasi novantenni con problemi evidenti di prostata e di altre malattie sgradevoli con cattivi odori di prossimità, rimanere attaccati al telefono per ore:

– noi abbiamo tutto pronto dice il regista, aspettiamo novità da voi, ah si deve sbloccare quel finanziamento svizzero, va bene speriamo presto..

Chissà perché in questi casi c’è sempre l’impedimento di una banca svizzera.

giancarlo sartoretto

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