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LA COMMISSIONE CULTURA COMUNE DI ROMA

12 Ottobre 2016

LA COMMISSIONE CULTURA COMUNE DI ROMA con Eleonora Guadagno, Valentina Vivarelli, Alessia Mariani, Monica Montella, A.G Meluzzi tra gli altri, ha invitato ad una riunione, il 6 ottobre al Comune, il settore cinema per concordare delle iniziative in Comune (si spera).
Si parla di Centri Culturali dislocati nei vari quartieri, biblioteche, il Palazzo delle Esposizioni, per collegare le periferie con il centro.
Ecco i vari interventi in una sala piena e attenta, tra parentesi sono mie considerazioni:
Fabio Meloni nel suo intervento manifesta l’esigenza di rinnovare la popolazione cinematografica (che non è poco) in rapporto al territorio, attraverso la rete dei cittadini. Bisogna coinvolgere le monosale, costituire delle sale di aggregazione, creare delle strutture. Il Cinema Indipendente è fatto da una miriade di microimprese che vanno sostenute.
Enzo De Camillis, scenografo, ci parla dei mestieri del cinema da rimettere in piedi valorizzando il grande artigianato che c’è dietro e favorendo un cinema in cui si faccia tanto teatro di posa privilegiando le costruzioni (piuttosto che un cinema ripreso dal vero).
Marco Luca Cattaneo si chiede cos’è il cinema indipendente? Tutti ne parlano, ma una definizione precisa non c’è. E’ importante il legame della produzione cinematografica con il territorio ed esalta l’esperienza del Cinema Aquila prima che fosse chiuso per mafia, che ha valorizzato questo rapporto, privilegiando la produzione dal basso attraverso spazi sul modello della rete d’impresa. Ha nominato la sala Troisi che tra poco riapre, le sale storiche che potrebbero essere coinvolte e poi la Legge Cinema dovrebbe prevedere la possibilità per i gruppi di impresa di costituirsi al fine di poter accedere alle gare.
Adele Dell’Erario parla di spazio indie, esiste una comunità di microimprese, parla anche dalle esperienze dell’Isola del Cinema, di piccole e medie imprese unendo le produzioni indipendenti.
Non deve essere un cinema di nicchia e deve coinvolgere la rete di festival di cinema indipendente e poi è importante la macroarea delle biblioteche come centri multiculturali. Bisogna costituire un circuito di sale, degli spazi comunali individuando appunto questi luoghi come la Sala Teatro Cinema Airone (Appio Latino) il Cinema Appollo (800 posti) di stile liberty e il Cinema Rialto di 450 posti. Importanti sono anche i teatri di posa, gli Studi De Paolis da dare alle piccole imprese dopo che sono stati confiscati alla mafia. Adele si candida x un tavolo di lavoro dove questa attività deve anche garantire un indotto.
Giorgio Ginori che presenta l’attività ventiduennale dell’Isola del Cinema e di R.I.N.G. – Registi Italiani di Nuova Generazione, e ci dice di aver sposato lo spazio Indie Mamma Roma Tv ei suoi quartieri nel collegare il Centro con le Periferie e raccontare la città.
Luciano Sovena di Roma-Lazio Film Commission: “abbiamo un bando che dà rispondenza ai mestieri del cinema, e a tutte le esigenze, prosegue dicendo che è urgente dare una definizione di Cinema Indipendente e poi parla delle difficoltà distributive, di un film indipendente da considerare, come “Orecchie” che non ha ancora una distribuzione, infine parla dell’accordo con l’Argentina.
Luca Lobianco auspica un fare sistema, creare anche degli archivi privilegiando il tema di legame col territorio: città creativa e cinema fino a giungere al tema culturale dell’archeologia.
Massimo Arcangeli dell’Anec Lazio intrattiene gli astanti sul concetto di indipendenza, il cinema in quanto luogo indipendente che può coinvolgere il soggetto pubblico attraverso una politica dei luoghi cinema, bisogna mantenere l’interesse pubblico: “hanno chiuso a Roma ben 40 cinema, possono essere tutti interamente recuperati? Non illudiamoci, al massimo ne possono essere riattivati una decina, è impensabile di più”. (Anche perché la concorrenza diventerebbe spietata). E poi come evitare di far chiudere ancora altri cinema se non con l’abbattimento della fiscalità e con la semplificazione dei processi amministrativi: non si può intervenire sulle sale a livello urbanistico- ci dice, (anche se invece con il Nuovo Disegno di Legge Franceschini all’art. 26 si parla di deroghe ai piani urbanistici per le sale cinematografiche).
Poi interviene Roberto Perpignani, eccellente montatore che ha ricevuto riconoscimenti dalla città di Roma: il prodotto filmico che scaturisce dalla creatività di tutti i settori non deve essere approssimativo.
Anton Giulio Pelonzi ci intrattiene anche con un discorso sul metodo per cui occorre dividere x settori le problematiche.
Maurizio Carrassi della rete Biblioteche di Roma parla di un circuito quello delle biblioteche che dedica attenzione al Cinema Indipendente che così può incontrare nuovi pubblici.
E’ il turno di Pierfrancesco Aiello che afferma come per un produttore indipendente sia difficile trovare sale a Roma perché queste sale sono in mano a due o tre proprietari con marchi quasi simili (il mercato è dominato dagli oligopoli). Se poi i film non escono nelle due città capo zona Roma e Milano anche le altre città si defilano e se non vengono sufficientemente distribuiti moltissimi film non possono essere venduti, la Rai non li compra e quindi non li programma e la situazione diventa precaria.
E siamo a Simone Isola – distributore – Questi prodotti indipendenti hanno difficoltà di entrare in sala (e se ci entrano stanno poco) bisogna affidarsi a dei professionisti della distribuzione che sappiano avvicinare un certo tipo di pubblico, non si può improvvisare.
Tocca a Luisa Porrino – filmmaker – che parla di sale cinematografiche sul territorio e cita il sistema Lombardia, un buon film indipendente può essere fatto anche con 150.000,00 però i sindacati delle maestranze e dei lavoratori devono considerare regole diverse in rapporto al budget.
Enrico Nadai, per disperazione, ci dice, ha creato una società di produzione indipendente perché nessuno voleva produrre il mio progetto, che poi una commedia dovrebbe essere distribuita facilmente, tra l’altro è da considerarsi indipendente una commedia? (Dipende dal budget, se il budget è troppo basso, il film diventa difficile produttivamente e per questo può essere considerato un prodotto indipendente).
Umberto Marino discetta di Presidi Culturali Polivialenti e afferma che quando il budget è risicato si va in crisi anche per piccoli importi. E’ importante costruire questo nuovo pubblico contro la violenza coinvolgendo anche la Rai. L’Anac deve battersi anche per questo.
Poi c’è la testimonianza di un ragazzo di colore che ha fatto un cortometraggio: “abbiamo bisogno di un aiuto” ha detto, interpretando un sentimento diffuso, “dobbiamo almeno trovare delle istituzioni sensibili”.
E’ il turno di Stefano Amadio di Cinema Italiano Info: “per la mia attività- dice- vedo almeno 200 film italiani e partecipo ad una trentina di festival e sono due le cose che mancano: uno, la qualità del cinema indipendente e poi gli spettatori, e prosegue – è giusto dare un finanziamento solo se il film è bello”. E’ questa la singolare proposta di Stefano, naturalmente secondo il suo giudizio soggettivo. (Probabilmente vedendo troppi film a uno può venire la sindrome di rifiuto, pensiamo a tutti quei critici che devono sobbarcarsi per lavoro tutti i film della settimana per trent’anni e che alla fine stremati non ne vogliono più sapere, una cosa è quando uno vede i film per mestiere e un’altra quando uno paga il biglietto).
Anche Valeria Romanelli, attrice che ha partecipato ad un progetto: “La notte non fa paura” costato appena 30.000 euro non riesce ad avere una distribuzione, (è la solita litania ormai espressa in tutte le salse, purtroppo in Italia c’è chiusura verso il nuovo e se non conosci qualcuno che ti possa aiutare, magari un politico) sono cavoli amari, mancando un circuito nazionale di cinema indipendente a cui rivolgersi, ma soprattutto non c’è nessuno che ti dica almeno no, non mi interessa, perché manco ti rispondono.
Poi c’è Massimo Torre che parla di spazi nelle periferie, c’è anche il mio intervento (che non mi ricordo) poi Bernardini che parla di film indipendenti di valore, film belli e brutti, c’è chi dice che i film indipendenti sono tutti brutti, cmq per farli girare bisogna fare un consorzio tra produttori (idea che gira da tanti anni e molto sostenuta in un convegno di qualche anno fa con il Mise Ministero Sviluppo Economico)
Carola della Commissione Cultura analizza le competenze del Comune, c’è tanta decadenza, non si fa sistema, ogni municipio può creare eventi, c’è è vero un problema di crisi di pubblico esiste però anche Internet.
Monica sempre della Commissione Cultura ribadisce che bisogna mappare il patrimonio, effettuare studi di fattibilità e usare la manovra fiscale per le attività culturali però non capisce l’indipendenza in quanto film liberi dal mercato quasi che si pretendesse assistenzialismo, l’indipendenza significa essere liberi e basta, cmq si può organizzare una manifestazione di cinema indipendente. (In effetti bisogna fare in modo che l’indipendenza sia soprattutto economica e non essere nella condizione di chiedere sempre aiuto a qualcuno, per questo è necessario creare un circuito remunerativo di cinema indipendente e una Agenzia in grado di vendere il prodotto all’estero sfruttando le varie finestre).
Anche Eleonora (Commissione Cultura) ci dice che la visione culturale è una forma di crescita di capitale sociale, che è una esigenza sentita nell’ambito cinematografico, si deve creare una rete culturale attraverso il recupero di spazi comunali, importanti strategicamente sono gli Studi De Paolis e Cinecittà Bene Comune e prosegue: “abbiamo 5 sale comunali, una rete distributiva, un cinema Aquila da far ritornare in auge per creare i primi passi di Roma Capitale del Cinema Indipendente.
Paola Pannicelli produttrice di Rai Fiction ci dice che bisogna distinguere tra cultura e livello economico: ci devono essere i produttori e l’autore non si deve consumare in pratiche a lui estranee, non ha bisogno di interessarsi di denaro, in passato purtroppo sono stati dati spazi solo alle clientele (forse per questo tanti hanno dovuto fare i produttori di loro stessi).
Infine la parola ai cittadini: interviene Alessandro Verdecchi il cittadino per eccellenza che ha prodotto più di 70 film e con un tono accorato ha fatto una critica di metodo contro questa situazione Romana, dove uscire nelle sale a volte diventa un miraggio e dice tra gli applausi di chiusura che belli o brutti i film devono essere visti, perché gli unici a giudicare sono gli spettatori, (per fare una buona politica cinematografica bisogna che si arrivi al pubblico).
I pochi rimasti erano visibilmente stanchi
CONCLUSIONI
E’ STATO UN UTILE CONFR0NTO TRA LE ISTITUZIONI COMUNALI E IL SETTORE CINEMATOGRAFICO, il clima è di attenzione alla novità 5 Stelle, in cui però mi si lasci dire, in qualcuno DEL SETTORE vige ancora troppa autoreferenzialità e che invece di parlare ad una comunità culturale fa il suo bel intervento e poi senza rispetto se ne va: mi si nota di più se parlo cn questo tono o con quest’altro, se dico questa cosa o sollevo quel problema, se parlo male del cinema indipendente o lo esalto (tanto a me che me frega!).
Si osserva questo individualismo sfrenato che in passato non ha mai permesso di cambiare le cose, qualcuno poi vuole  spacciare “cultura” anche a poco prezzo: in Francia o in Spagna (cioè con vari colori politici) basta che se magna!
Gian Sart

Una replica a “LA COMMISSIONE CULTURA COMUNE DI ROMA”

  1. Angelo Ciaiola ha detto:

    Ho scritto il 31/8/2026 al Sindaco Assessore Cultura.Non ho avuto risposta

    Sono presidente dell’associazione generici italiani dello spettacolo .da anni denunciamo il caporalato
    nello spettacolo , chiediamo di ricostituire ls Film Commission di Roma Capitale,diffondere i profili professionali e,/o creare un albo per le professioni.Abolire la tassa di occupazione suolo pubblico per le produzione certificate

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