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2 – LA CULTURA OGGI

22 Gennaio 2013

La cultura OGGI è come la chiesa DI SEMPRE , ognuno ci sta a modo suo perché ognuno ha una propria idea di cultura e l’estrema soggettività che deriva disperde un significato uniforme. Sarebbe interessante invece verificare questo termine e chiederci cosa ci attendiamo dalla cultura, cosa intendiamo per cultura?

Troppo spesso si confonde CULTURA con INTELLIGENZA. Ma la cultura può non essere intelligente? Può essere ottusa? E se l’intelligenza non avesse a che fare con la cultura a cosa servirebbe? Se ponessimo l’intelligenza come criterio per accumulare ricchezza forse scopriremmo con nostra sorpresa essere pochi i ricchi e molti i poveri, per cui la maggior parte di ricchezza sarebbe determinata da altre cause: magari l’istinto predatorio della specie umana che è comune ad altri animali, ma che soprattutto nella nostra specie quando punta al desiderio di accumulazione come bisogno-passione (che per altri è peccato) di avarizia.

Ma torniamo alla cultura, essa può essere utile, ma utile a che?

Essa dovrebbe essere più concreta, meno astratta, meno formale, meno decorativa. La cultura dovrebbe essere più …qualcosa e meno … qualcos’altro in maniera da acquistare un significato ai nostri occhi.

Per noi cultura rappresenta ciò che di nuovo accade alla specie umana nella sua lunga storia di permanenza sulla terra di modo che si possa dire che dopo quel fatto, quell’accadimento, niente è più lo stesso. Cultura quindi inserita nella dinamica sociale che nutre i rapporti sociali, che crea condizionamenti ed imitazioni, ma che può essere rifiutata in quanto “degenerata” e quindi come appartenente ad un generico spirito diabolico che pervade una parte di società.

La cultura come cambiamento combatte l’immobilità del rituale che si riperpetua, la festa religiosa, e si apre a dinamiche inattese che si allontanano dai tradizionali orizzonti: la cultura allora coincide con la storia, ma può essere anche un elenco di dati che si ripetono eternamente, il senso circolare dell’eterno ritorno.

Se la vediamo oggettivamente la cultura è il deposito di ciò che si è accumulato nelle generazioni a livello linguistico, di usanze e di comportamenti.

Ma la cultura può essere anche consolatoria (consola dal dolore)  o serve a suonare il piffero della rivoluzione (immediatamente rivoluzionaria). Questi costituiscono i due poli opposti di ciò che per Vittorini non doveva diventare la cultura.

La cultura che cade vicino ai sensi, al corpo o che invece rivela la mancanza di corpi, che elimina l’istinto, la cultura che scinde l’uomo in tanti pezzi separati ognuno con le sue culture. Le tante culture che individuano vari saperi e specializzazioni, le sottoculture che rappresentano pezzi di società separate che non potranno mai incontrarsie che riflettono la frammentazione, la complessità sociale, le differenze, ma anche il conformismo e l’appiattimento rappresentano una sottocultura, la sottocultura della perdita di senso, di sottrazione e di alienazione.

Il condizionamento culturale può essere un termine oppressivo come adattamento ai ruoli prescritti: il maschile e il femminile insegnato fin dalla nascita.

Si ricerca la droga per decondizionarsi: la cultura racchiude il tutto in schemi di senso, ma una parte del tutto racchiude regole mentre un’altra parte, la cultura della libertà, vorrebbe abbatterle.

Ci può essere infine una cultura rancida, acida, congelata, ossificata, mummificata, morta o una cultura presente, viva, generosa, dinamica, capace di trasferire energia alle cose, di trasformarle secondo un ordine più vicino ai nostri desideri.

by giancarlo sartoretto

 

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