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1 – LA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA SPIEGATA ALL’INGROSSO

16 Gennaio 2013

Analizziamo ALL’INGROSSO  la produzione cinematografica in rapporto al mercato italiano di sala.

Il mercato italiano di sala, theatrical, chi premia come film? Quasi esclusivamente i film spettacolari americani distribuiti dalle Majors e le Commedie – Commediette – Commediacce italiane che  quest’anno si siano distribuite tra loro “democraticamente”  gli introiti  grazie anche ad una “confezione” distributiva forte.

E il resto? Diciamo che il cinema d’autore fa molta più fatica di un tempo ad incassare, arriva al massimo a 5 milioni di euro. Se circa  la metà va all’esercente e l’altra metà viene divisa tra il distributore (30% della metà) e il produttore (70% della metà) vediamo che  se un film è costato 5 milioni di euro, alla produzione vanno circa 2.000.000,00 CON I RISTORNI GOVERNATIVI. Se il film è costato 4 milioni, sulla sala la produzione ha perso 2 milioni.

Ma ecco che entrano le altre diciamo “finestre” commerciali:

1) la prevendita estera in sala o in Tv, il cinema d’autore ha più possibilità e dipende dalla notorietà dell’autore, uno non famoso riesce a strappare poche migliaia di euro;

2) l’antenna Tv RAI o MEDIASET che può valere cifre variabili dipende sempre dalla notorietà dell’autore ovvero della produzione, che di solito va da mezzo milione a 1 milione;

3) Home video che vale però meno di centomila euro;

4) Internet che non vale niente;

5) sponsor gratuiti circa 200.000 euro, massimo;

6) la Tax Credit esterna che gode del 40% di agevolazione fiscale per i finanziamenti al cinema da parte dei privati ai quali deve essere cmq restituito il 60% della cifra investita.

Queste sono le possibilità economiche dei film, ecco perchè il cinema italiano non può permettersi di fare film troppo costosi perchè il circuito mondiale è dominato da film USA e il circuito europeo ha una forte concorrenza.

Se tu fai spendere a Medusa Produzioni 30 milioni di € e Medusa ne riscuote 7 su 10 di incasso nel solo mercato italiano, puoi arrivare a 10 milioni con tutte le “finestre che ridono” , ma gli altri 20 milioni sono andati nel paese del nulla. Certo c’è la possibilità di distribuirlo in tanti paesi del mondo ma il regista deve essere di fama mondiale.

In questo clima non sorprende quindi che un capolavoro come AMOUR arrivi a fatica a 1 milione di incasso nelle sale italiane. Siamo cioè arrivati a un punto di “alienazione” del mercato theatrical percui i film veramente belli sono dentro ad una curva negativa del grafico, mentre dominano i film costosamente spettacolari e le commedie medie, ma anche mediocri per non dire brutte. Quindi il mercato non favorisce il grande cinema. Però bisogna andare incontro al gusto della gente,  ma se non si ha una confezione distributiva forte predomina chi sta già sul mercato con le sue confezioni collaudate.

Ecco perchè in queste condizioni il cinema indipendente italiano non ha nessuna speranza di riprendersi i soldi che ha investito se non interviene l’antenna “riparatrice” della RAI  ma qui si entra nella detestabile influenza politica. Quindi non è che il cinema in sè è morto, che quello italiano  è morto, però il cinema indipendete sta male.

giancarlo sartoretto

 

 

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