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LA MEMORIA E LA STORIA

23 Giugno 2015

La memoria è una cosa seria, non si esaurisce in un “vuoto celebrare” dei passaggi del tempo, così come la stessa cultura si svuoterebbe di senso se si limitasse agli anniversari. Occorre costruire il sentimento della memoria in maniera tale che ci sia il supporto dell’immagine, del film, del documento, delle foto, perché se muore chi ha visto quei tempi o quelle situazioni, se i testimoni oculari di determinate circostanze non sono più in vita, si perde tutto ciò che ha a che fare con le emozioni, senza contare che il dolore può essere rimosso così pure la memoria dei momenti politici, degli accadimenti mostruosi… tutto viene gettato in un angolo di muffa..
L’allora generale Eisenhower venuto in contatto con i campi di concentramento nazisti e con i milioni di cadaveri in scheletriti, la prima cosa che disse ai suoi militari, era quello di fotografare il più possibile perché un domani il fatto non sarebbe stato creduto…
Quindi anche i fatti, ciò che è successo veramente, possono essere messi in discussione quanto passa tanto tempo e non rimangono che vaghi ricordi.
Ecco allora la funzione del documento che fino al 1800 non poteva essere prodotto, la testimonianza era solo orale finché permanevano in vita le persone, quando moriva l’ultimo testimone diretto di una vicenda, dall’oralità si passava al documento scritto vergato magari da un notaio, come da secoli si faceva per la memoria familiare, ma lo scritto di per sé ha sempre un elemento di soggettività in chi scrive che può allontanare da una verità oggettiva e quindi può diventare facilmente incredibile, anche se fosse sottoscritto da centinaia di persone partecipanti all’evento, perché si può sempre pensare ad una forma di “follia collettiva”, invece quando si passa dapprima alla fotografia e poi alle immagini in movimento cambia tutto…c’è una rappresentazione fotografica delle cose che nessuna parola può contrastare.

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