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1 – L’OSCAR AL DEGRADO, COSI’ CADE A PEZZI IL MITO DI CINECITTA’

17 Giugno 2014

Dai tanti articoli di cinema tiro fuori questo di Matteo Vincenzoni (un cognome del cinema) dal quotidiano IL TEMPO, dello scorso 12 maggio, che parla di un luogo sacro del cinema come cinecitta’ che vive una decadenza inarrestabile. Matteo Vincenzoni non ha fatto un articolo di immagine, ma ha voluto impietosamente ripercorrere i quaranta ettari degli studios battendo ogni stradina interna, ogni angolo dimenticato.

Basta andare oltre la mostra e gli immancabili riferimenti a Federico Fellini e ci dice Matteo con una felice espressione – e allora – “come i fratelli sfigati di Alice, passiamo dal Paese delle Meraviglie al posto meno sicuro per le caviglie” tra cataste di materiale di risulta abbandonato a sé stesso e scenografie crollate.

Piante e rovi hanno approfittato della mancanza di manutenzione bloccando financo le uscite, e guarda caso in questi luoghi in rovina dovrebbero essere realizzati un Albergo extra lusso, un parcheggio, una struttura ricettiva con boutique e ristoranti. Cinecittà Studios quindi in mancanza di produzioni cinematografiche pensa a diversificare, anche affittando le location (quelle tuttora funzionanti) per feste private, però basta voltare l’angolo che l’erba alta ti accoglie fino alla cintola e ti fa sbucare in una discarica.

Sono rimaste scenografie dell’antica Roma, quella medioevale del set di Francesco tutte e due in condizioni almeno da giustificare un biglietto della mostra mentre ormai sono in caduta libera quelle centrali di Gangs of New York, con la sensazione come ci dice Matteo di trovarci in un paese abbandonato del vecchio west, un fantasma che sta per sommergere tutta la struttura complessiva di Cinecittà sempre più silenziosa e irreale tra cataste di assi in legno e tubi innocenti ricoperti di vegetazione, mentre gli impianti per l’areazione dei teatri di posa arrugginiscono ad ogni angolo.

Ritornando al centro di Cinecittà, il teatro 5 di Fellini, si percorre il viale che porta verso l’uscita dove le radici dei ciclopici pini s’aggrappano all’asfalto, distruggendolo, sembra vogliono tenersi ben stretto il luogo.
L’oscar ormai è vinto.

giancarlo sartoretto

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