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3 – LOTTA DI TASSE O LOTTA DI CLASSE

29 Maggio 2014

La “doppiezza” italica è una caratteristica nota: tengo famiglia magari cristiana, è la risposta più diffusa; agitarsi sempre, agire mai e questo si vede tante volte che c’è un disservizio.

Non passa l’autobus, tirano giù il mondo poi arriva e ci si dimentica tutto. In questo atteggiamento c’è una buona dose di gregarismo sociale che giustifica il principio che le rivoluzioni sono fatte da minoranze, élites che poi si trasformano in cricche di potere, ho letto perfino un commento grottesco di uno, in questo blog (di Beppe Grillo): se mi assicurate mille euro al mese faccio la rivoluzione…(a vostre spese)il medico ospedaliero, l’impiegato statale, il vigile urbano… metterei anche la casalinga di Voghera stanno bene in questo sistema…”basta che se magna”.

Fino adesso le uniche rivoluzioni sono quelle per fame.

Negli anni 60 quanti sono stati i contadini proprietari terrieri che si sono buttati in politica per condizionare lo sviluppo dei piani urbanistici verso i loro terreni? Berlusconi non è nato ieri, viene da lontano e sono molti quelli che lo difendono a spada tratta. C’è un’altra Italia che non gli interessa niente del cambiamento…e vive in una sorta di schizofrenia: si incazza tutto l’anno contro il governo e poi vota i soliti candidati. A parole l’italiano sbraita quasi come se fosse un terrorista: “gli metterei una bomba in parlamento” dicono gridando da ossessi , nei fatti rimangono molto conformisti….per quanto riguarda poi il default è da trent’anni che c’è la crisi fiscale degli stati, eppure non è successo ancora niente, tutti gli Usa (i singoli stati) hanno deficit spaventosi, debito pubblico – ricchezza privata diceva un’economista di Reggio Emilia.
La lotta di classe si è trasformata in lotta di tasse, uno stato sempre più dispendioso che fa crescere ceti parassitari legati alla politica e alla finanza, contro i produttori che sono quelli che tengono in piedi – in ultima analisi l’economia – e che si trovano a vivere da tartassati. Chi si ricorda del film con Totò e Fabrizi si ricorda la morale che c’è dietro, esemplificata dai lori rispettivi figli che si uniscono in matrimonio a simboleggiare dei valori portanti di ogni sistema democratico, che cementano l’istituzione Stato, ma quell’equilibrio nel nostro tempo sembra essersi rotto…oggi lo Stato divora l’economia e in cambio non dà niente perché mantiene solo privilegi di casta ricca e incapace di creare sviluppo.

La rivolta fiscale dei ceti medio-alti in Usa negli anni 80-90 contro l’ipertrofia dello stato sociale il cosiddetto welfare state fu dovuta all’opposizione serrata contro i burocrati e i funzionari che in nome dello stato sociale più che a risolvere il problema dei poveri, creava un vasto apparato famelico che sottraeva le risorse per lo sviluppo creando burocrazie spaventose che si reggevano sulla moltiplicazione dei problemi. Fin che ci sono i tossici ci siamo noi e quindi è meglio non eliminare i drogati, altrimenti dobbiamo cambiare mestiere. Fu promossa una rivolta dei ceti medio alti e dell’alta finanza, basta tasse che ci strozzano.

Anche Berlusconi si fece promotore in Italia di questo tipo di rivolta in nome del liberismo classico contribuendo a smantellare lo stato sociale che è ancora quello che l’Europa ci chiede ancora di fare, in nome della competitività che si ridurrebbe con l’ipertrofia dello stato sociale.

Ma la seconda ondata di rivolta fiscale investe anche i ceti medio-bassi, piccola impresa, negozio artigianale, quindi i ceti produttivi, che attaccano un sistema politico basato sui partiti politici, gli unici che riescono ad accedere al credito bancario essendo protetti da grandi finanziamenti statali, a dispetto dei piccoli imprenditori che se lo vedono negato pur svolgendo un’attività produttiva a differenza dei partiti che aumentano i costi della politica senza che questa riesca a risolvere nessun problema socio-economico. La bacchetta magica non ce l’ha nessuno ti rispondono, ma intanto loro vivono alla grande, sontuosamente e quelli che lavorano vengono perseguitati da equitalia.

In questo contesto il M5S ha saputo intercettare questa protesta diffusa, dal basso che ha coinvolto anche i lavoratori sempre più bistrattati da un mercato globale dominato dai bassisimi costi di manodopera dei cinesi e dall’est europeo. Che ha fatto pensare al ritorno di dazi protettivi per non distruggere completamente l’economia nazionale. E il dibattito di questi giorni ma anche quello di tutto l’anno si focalizza sull’Europa, sui mercati, sui capitali, sull’alta finanza, sulle banche e sul fatto che l’Europa non è così vantaggiosa per la globalizzazione e c’è anche una voglia di ritornare al local e alla salvaguardia della produzione biologica, tutti argomenti che depongono a favore di un cambiamento profondo della politica che deve abbandonare certi privilegi di casta per mettersi al servizio dei ceti produttivi e lasciando perdere l’alta finanza che distrugge l’economia.

by giancarlo sartoretto

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