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MARIA DE SANTI – ERMENEGILDO PEDRON “LIBERO”

11 Ottobre 2017

Maria De Santi da storica ci intrattiene presso l’ISTRESCO (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea) di fronte ad una tavolata di ascoltatori attenti sparsi anche nelle sedie retrostanti, su un libro che illustra la vita del comandante della resistenza abbastanza sui generis, un partigiano tormentato, un personaggio complesso dalle tante sfaccettature che si scontrerà con l’ambiguità della politica restauratrice e che finirà emigrato in Venezuela, apprendendo verso la fine della sua vita le pratiche sciamaniche e taumaturgiche. Un personaggio dai risvolti letterari tutto da approfondire.

Ermenegildo Pedron chi era costui?

Nato a Selva del Montello (TV) nel 1915, rimane ben presto senza la madre, viene allevato dallo zio Don Eliseo Pedron parroco di Biadene e da altre due sue sorelle che abitano in canonica, dopo una vita scolastica tortuosa fa il militare a Vittorio Veneto frequenta il corso sottufficiali, conosce Lea Casagrande che sposerà nell’agosto del 1940. Nel ‘42 attivo nella guerra d’Albania contrae un’ulcera, finisce sfollato a Zero Branco e fino all’8 settembre rimane a Dosson.

Inizia come sottufficiale del regio esercito e durante la resistenza agisce soprattutto nel Vittoriese, è considerato anzi una delle memorie della resistenza di quella cittadina serbando un profilo di integrità negli ideali maturali nella lotta di liberazione. Era capo della “Cairoli” “Una vita da libero”, spavaldo, coraggioso, irremovibile, coerente.

L’autrice ci ricorda di aver già fatto proprio col Prof. Ernesto Brunetta tra l’altro presente anche in questo appuntamento, la sua tesi di laurea- tanti anni prima –  su Ermenegildo Pedron, la documentazione che ha raccolto è stata notevole, ha potuto riscontrare tutta una serie di vicende e di avvenimenti, però le manca il “sentire ideale” per completare il suo profilo di resistente.

Ci sono per fortuna testimoni come Giacomo Peterle cattolico e politico democristiano che lo vide in azione, ammirava l’uomo “Libero,” Attilio Tonon (Bianco) 1° sindaco dopo la liberazione di Vittorio Veneto, che assieme a Giobatta Bitto “Pagnocca” faceva parte del Gruppo Brigate Vittorio V.to.

Bitto parlerà di Libero qualche anno dopo quando entrambi erano emigrati in Venezuela in cerca di fortuna e aveva ritrovato il suo amico in una condizione miserevole: “mi è parso un barbone -aveva detto – raccoglieva cicche per terra”. Come era potuto accadere?

“Mi ha sempre affascinato questo personaggio – ci racconta l’autrice – da dedicargli tutta la mia vita, ho cercato di ricostruire le sue vicende di prima che andasse in Venezuela partecipando ai convegni come i due che Enrico Opocher – filosofo del diritto – aveva organizzato negli anni ‘70 a Padova.

Libero conservava molti documenti nel suo archivio privato che in seguito consegnerà ad un sindacalista (morto suicida) e che attraverso Bitto Giobatta, il secondo sindaco di Vittorio Veneto, sarà donato all’Archivio Storico della Resistenza a Vittorio Veneto.

Questi testimoni ci parlano di un travaglio interiore del Pedron che mette in campo nella lotta partigiana tutta la sua essenza umana, il suo crescere nell’azione armata e nella presa di coscienza politica.

E’ uno degli esponenti più in vista del CLN di Vittorio Veneto.

Ma il suo impegno si scontra con la sua vita personale, Lea gli sfugge, lui decide di andare in montagna a fare la Resistenza, dopo un perido di pianura e nel ‘44, viene ferito seriamente sul Cansiglio nella battaglia delle “Prese”, dove si fa notare per il suo sprezzo del pericolo, si butta in ogni azione con eroismo quasi suicidario, è lui a trascinare i reparti, ad esserne il leader, il comandante in campo e conosce una nuova compagna anche lei personaggio femminile della resistenza: Eleonora Borro (Gloria).

Poi lo ritroviamo nella lotta partigiana di pianura a Tv il 25 aprile del ‘45, rimane in disparte e non si fa coinvolgere dagli eccessi della conclusione della guerra civile.

Viene assunto nell’allora Ministero della Guerra, si trasferisce a Roma, ma gli dà fastidio che tanti personaggi compromessi col vecchio regime cerchino di ritornare nelle posizioni di potere: vecchi collaborazionisti stavano infettando il nuovo corpo sociale. L’esempio per tutti è quello di Sabotino Galli Pizzoni collaborazionista (ma è tempo di amnistie) e la sua denuncia va a vuoto si trova lui ad essere isolato politicamente, mentre Il Galli Cesare Sabotino che a suo tempo si era preso l’Onorificenza di Aquila Nazista, si fregiava dell’Ordine Militare d’Italia della nuova repubblica del ‘46, avendo fatto carriera sia da una parte che dall’altra.

Il Pedron viene licenziato per questa denuncia del potente uomo d’arme riabilitato, farà la guida turistica, poi altre attività, finirà in una missione, alla fine scompare, poi si saprà nel ‘48 che era emigrato.

Morirà il 12 gennaio del 1982 in Venezuela, a 67 anni e nella sua iscrizione tombale si riporta:

IN V. NO VERITAS

DESCANSA EN PAZ

TU HIJA MARINA.

Con Gloria Borro non si è mai sposato lei è morta nel 2015.

Libero una persona integro, intransigente e integrale forse ha preferito licenziarsi da un lavoro sicuro piuttosto di fare il passacarte.

Di tutta la sua vicenda umana e politica resta un senso di incompletezza. La fine delle vicende belliche riporta alla normalità e quindi alle vecchie forme di potere, alle pratiche poco pulite e lui a questa caduta che è una caduta di stile non si piega, vuole mantenere la sua intransigenza di persona libera dai tanti compromessi, però ci dice l’autrice, anche  gli amici erano reticenti nel parlare di questo “strano” personaggio, tante cose non si riescono a capire, ci sono ancora troppe parti in ombra, senza contare che lui stesso come se la vita fosse un viaggio, non ha più mantenuto rapporti con nessuno.

Ne viene fuori un personaggio scomodo, attraverso il ritratto umano non agiografico e la ricerca di motivazioni profonde, della curatrice del libro.

Secondo il prof. Agostino Zanon Del Bo uno dei fondatori del Partito d’Azione nel Veneto deceduto nel 1993, Ermenegildo Pedron pur avendo frequentato nella sua attività di partigiano il PCI era un iscritto al Partito D’Azione e forse da questo si può capire la rigorosità tipica da “Vento del Nord” (il governo di Ferruccio Parri che durò ben poco) che avrebbe dovuto distruggere le nubi dell’incerto passato, ma che non vi riuscì.

MARIA DE SANTI

Ermenegildo Pedron – Una vita da “libero”

Edizioni ISREV

Gian Sart

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