logo

Blog

1 – PICCOLE MEDIE IMPRESE E AUDIOVISIVO

3 Gennaio 2014

Codice Rosso – Il mercato del cinema e dell’audiovisivo in Italia tra piccole e medie imprese: vecchi problemi, nuove soluzioni-

Il cinema italiano nel 2012 ha registrato una forte contrazione della presenza in sala a fronte di un numero sostanzialmente invariato di film distribuiti: 363 contro i 360 del 2011. Quindi nel 2012 abbiamo 91.310.793 di presenze, rispetto a 101.363.987 e incassi di 608.954.249 rispetto a 661.679.788 del 2011. I dati del 2013 non sono ancora definiti

E’ da notare la diminuzione della quota di mercato dei film italiani: il 26,5 di presenza a fronte del 33,6% del 2011, mentre la quantità di mercato USA sale dal 46,8% al 51,2% e la quota dei film europei passano dal 13,8% al 18,3%.

La crisi del mercato cinematografico italiano è pertanto la crisi del Cinema Italiano, una crisi che interessa il sistema industriale italiano, una crisi di prodotto, ovvero di cosa si produce, ma anche e forse soprattutto, di sistema, ovvero di come si produce e si distribuisce nel nostro Paese. Con 150 film si copre il 92% del mercato e gli altri 213 (363 in tutto) solo l’8%, c’è una grossa fetta di film italiani praticamente invisibili.

Liquidare questi film (dice PMI)  solo perché realizzati con piccoli o mini budget è un grosso errore di valutazione proprio da un punti di vista industriale perché piccolo non è sinonimo di brutto, bisogna invece creare modelli produttivi e distributivi alternativi, inserire questi progetti  in un processo industriale che possa dare loro forza e qualità. Bisogna intervenire in questa zona d’ombra, come? Occorre fare chiarezza sul concetto di INDIE attraverso una “Produzione Indie Certificata” (riafferma PMI)  con la nascita di una sottocategoria di microimpresa con risorse finanziarie pari o inferiori a 600.000,00. (Si, ma cosa vuole dire? Chiedo io)

Si parla di istituire 1 fondo per lo sviluppo dedicato alle Microimprese Certificate (a fondo perduto); 1 fondo al 50% di finanziamento;1 fondo per opere difficile, prime e seconde con 1/3 di contributi. Ma chi li pagherebbero questi fondi?

giancarlo sartorettoimprese imprese imprese imprese imprese imprese imprese imprese

Poi bisogna estendere il Tax Credit all’Audiovisivo aumentarlo dal 49% al 70% e aumentare lo sgravio fiscale dal 40 al al 60% (da condivedere all’istante) e favorire le aggregazioni di impresa (lo sta dicendo da tempo il Mise).

Occorre superare il principio di RISTORNI sugli incassi che alimenta solo posizioni dominanti.

Peccato però che sia il Mibac che l’Anica non siano d’accordo con questo tipo di politica low budget e considerino tali film come inutili da un punto di vista industriale trovandosi in compagnia dei critici cinematografici che stigmatizzano una produzione italiana troppo abbondante e inutile.

Quindi più risorse alle opere sperimentali, le opere prime e seconde. Le opere indie low budget, la nuova serialità e i nuovi linguaggi del Web, e siamo d’accordo, ma poi bisogna fare in modo che i soldi rientrino e cioè che questi flm incassino il pubblico necessario.

Ma uno si chiede, come possono venir distribuiti questi prodotti se di fatto non hanno mercato?

Su questa questione il PMI è un tantino astruso mentre non si sa come si possono creare queste reti di impresa in autonomia.

La RETE sarebbe un contratto sottoscritto da imprese che si impegnano a collaborare tra di loro, ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnico e tecnologico.

Non sono un raggruppamento temporaneo d’impresa, né un consorzio, ma fanno rete con “UN PROGRAMMA COMUNE DURATURO CHE CONSENTA DI ACCRESCERE LA CAPACITA’ INNOVATIVA E LA COMPETITIVITA’ SUL MERCATO DELLE IMPRESE CHE VI PARTECIPANO. Contratto di Rete con l’istituzione di un fondo comune e la nomina di un organo come incaricato ad eseguire il contratto.

Sarà ma non vedo questa come una soluzione vera, il problema non è tanto la rete di imprese, ma una distribuzione di rete, una distribuzione che sappia valorizzare i film a low budget in maniera di ritagliarsi una fetta di mercato, tra le commedie italiane, il cinema Usa e quello europeo da festival. La partita è aperta…speriamo per noi indie….Un’ultima cosa ma come fanno a dirsi indipendenti i produttori che si fanno coprodurre dalla Rai?

giancarlo sartoretto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Indietro