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1 – PIRATERIA: PENULTIMO ATTO!

15 Agosto 2013

Il 18/7/2013 (un mese fa) sono state presentate le linee guida della lotta alla pirateria digitale, secondo Agcom che sarebbe l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (vedi art. de IL MANIFESTO del 19/7/2013) e il commissario dell’Agcom, Maurizio Décina interrogato a proposito, ha detto chiaro e tondo che “dei singoli downloader non ce ne frega niente” anche se scaricano illegalmente. Questo è un ATTO di fatto

E’ una importante novità che rappresenta una filosofia del tutto nuova nell’affrontare un problema che ad es. in Francia è risolto con la repressione totale, è una importante novità dicevo, perché attaccare la pirateria ormai diffusa a livello capillare, rappresenta una campagna mediatica controversa che crea tanti malcontenti malumori e mogugni anche se è di per se legittima, in quanto la legalità viene sempre prima di tutto, in uno Stato che vuole chiamarsi democratico ed evoluto, a differenza di uno Stato “totalitario” dove  è invece spesso una copertura che nasconde i peggiori arbitrii.

E poi non si può richiamarsi alla legalità nella lotta alle mafie per poi disattenderla in altri settori.

La controversia sorge per il fatto che chi desidera condividere un film in rete non vuole pagare il biglietto perché la libertà di condivisione è al di sopra di qualsiasi commercio o diritto di proprietà e viene assunta a esigenza assoluta da parte dell’internauta, senza contare che la stessa  tecnologia facilita la diffusione libera dei prodotti audiovisivi, aprendo una falla anche nel sistema di diffusione dei prodotti dell’ingegno umano in rete,  perché un bisogno (altamente socializzante) diventa più importante della sua valorizzazione diciamo “capitalista”, aprendo anche una seconda breccia, per effetto di una specie di dicotomia, tra due cose che di solito vanno sempre associate, almeno fino al presente periodo storico: diritto di proprietà e libertà.

Quindi ognuno può condividere un film in rete anche se piratato ribadisce l’Agcom purché non crei una struttura commerciale in cui ci guadagna chi non ha pagato i diritti ai proprietari, saranno quindi da colpire i siti “criminali” che lucrano sull’attività di autori e imprese e non i singoli fruitori: “non manderemo la polizia a casa di nessuno”, ribadiscono all’Agcom.

Rimangono le perplessità circa il ruolo degli Internet Providers, che sarebbero chiamati a collaborare per individuare i responsabili della violazioni, ci dice l’articolista Arturo Di Corinto.

L’Autority poi lavorerà nel campo della distribuzione cinematografica per ridurre i tempi delle “finestre” fino ad intervenire nelle scuole per educare alla legalità, cosi ci dice il presidente dell’Agcom Cardani, per cui nella prossima redazione del Regolamento Contro la Pirateria si terranno conto democraticamente sia degli interessi delle lobby (che significa industria e posti di lavoro) che quelle dei singoli utenti.

Cmq l’Autorità garante delle comunicazione ha approvato intanto una bozza di Regolamento per la tutela del diritto d’autore in rete che costituisce la base di discussione e ha aperto anche un canale d’ascolto nel confronto di tutti gli stakeholder,  se poi deve compiere azioni di tutela dei diritti di proprietà non lo farà d’ufficio, ma solo su segnalazione di “soggetti legittimati” che dovranno preliminarmente rivolgersi al Gestore della pagina internet per chiederne la rimozione.

Nel caso in cui la richiesta non andasse a buon fine si potrà bussare alla porta dell’Autorità che avocherà a sé la questione, intervenendo entro un tempo massimo di 45 giorni, 10 giorni in casi di procedimenti abbreviati (Andrea Biondi, IL SOLE 24 ORE). In caso di accertata violazione l’esito consisterà nell’emanazione di un ordine rivolto agli Internet Service Provider di rimuovere i contenuti contestati o disabilitarne l’accesso.

Quindi deve essere il proprietario dei diritti di un film che si accorge che un sito Web trasmette il medesimo film a sua insaputa, e deve fare una rimostranza verso il medesimo (sempre che trovi un referente), però se non si accorge perché non frequenta molto la rete subisce il danno (riduzione delle vendite del Dvd ad es.).

Riepilogando:  può passare un suo film in rete e lui manco lo sa, per cui dal suo punto di vista l’intervento dell’Agcom appare piuttosto blando anzi per niente significativo.

I detentori dei diritti quindi devono passare il tempo a cercare i loro film piratati in rete, ma la ricerca non sempre è agevole, per coloro  che  non la frequentano se non si servono di una costosa agenzia di controllo, nonostante questo, Marco Polillo di Confindustria Cultura, è ottimista e contento, quasi raggiante, perché l’importante è colpire la concorrenza parassitaria di portali abusivi e non tanto qualche utente isolato, che guarda sporadicamente un film, il problema però si ripresenta se gli utenti isolati lo fanno con una frequenza massiva e tutti insieme vedono casualmente quel film del nostro produttore.

Ma qui andiamo a cercare l’ago oltre il pagliaio, nel fienile, l’importante è bloccare i siti parassiti. E’ un atto dovuto.

L’art. di Aldo Fontanarosa del 26.7.2013 su LA REPUBBLICA non aggiunge molto di piu’, l’intervento veloce in 10 giorni da parte dell’Agcom  è per i film piratati che non sono ancora usciti in sala e i siti da intercettare sarebbero non più di 180, siti che gestiscono migliaia di film e che inseriscono nelle chiavette centinaia di film illegali (un caso in cui la tecnologia sempre più sofisticata sfugge alle regole del gioco), cmq ritornando all’azione avocata dall’ Agcom su istanza del detentore dei  diritti, del danneggiato, non sarà inquisitoria, ci sarà contraddittorio e solo se il sito sotto accusa persisterà nel suo atteggiamento considerato illegale, potrebbe scattare una sanzione che va da 10 mila euro fino a 250 mila e però il responsabile del sito “incriminato” avrà la possibilità di ricorrere al Tar. Sembra quasi che quelli dell’Agcom si scusino perché sono brutti e cattivi. In fin dei conti c’è chi ha una videoteca in una chiavetta  e vedrà film a sbaffo per i prossimi 10 anni

Quindi l’atteggiamento è mitigato, nessun intento repressivo contro gli utenti del Peer-to- peer, solo la ricerca di un equilibrio che si raggiunge tra due opposti interessi (stakeholder): la libertà totale della rete e il diritto di proprietà, che si raggiunge attraverso la “rimozione selettiva o disabilitazione dell’accesso ai contenuti illeciti” senza però censurare la libertà d’espressione e l’Agcom consapevole di muoversi in un terreno minato, ci tiene a ribadirlo, insomma deve prevalere la gradualità e proporzionalità afferma l’ articolista anonimo del sito web del l’ESPRESSO, però si ha l’impressione di vagare di notte sempre di più in quel campo minato di cui si parlava sopra, nell’attuazione di una specie di “repressione morbida” (l’espressione è di Marcuse che chiaramente non sapeva nulla di questo problema) senza sconfinare in misure censorie e liberticide, così se il sito illecito è ospitato su server stranieri invece di bloccare l’indirizzo IP del sito estero – innescando la censura – i provider potranno modificare i sistemi Dns (Domain Name Server) per impedire l’accesso al sito senza obbligare a Deep Packet Inspection, che violano il copyright, dice l’articolista anonimo di www.itespresso.it, se il sito è ospitato in Italia verrà chiesta la rimozione all’Hosting provider italiano (per me tutto questo è arabo applicato ma lo riporto come è scritto nel testo di cui sopra).

Ad oggi i siti bloccati in Italia dalla magistratura hanno avuto un calo di accessi di oltre l’80%.

Vediamo come la cosa si evolverà col metodo all’italiana, un po’ si un po’ no, un po’ di qua un po di la per accontentare tutti, attraverso una linea di mediazione più politica che realistica, che lascia molte cose indefinite…ma come si dice a Milano…qualcuno se lo piglierà nel der..scusate la rimaccia.

by giancarlo sartoretto

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