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1 – PIU’ MERCATO E MENO STATO

28 Giugno 2013

IL MERCATO DELLE IMMAGINI Mi sono chiesto tante volte se le informazioni le fanno le agenzie di stampa o i giornali, se ci pensiamo bene, i giornali sono dei semplici ripetitori, diffusori, ma chi informa sono le agenzie di stampa.

Allora a cosa servono i giornali? A dare un po’ di colore, a differenziare l’impostazione della notizia. L’altro ieri c’era questo titolo: “Risorse per cinema e cultura. In arrivo fondi e agevolazioni.” Lo stesso trafiletto di 11 righe compariva su LA NUOVA VENEZIA, IL PICCOLO DI TRIESTE, IL TIRRENO, ma anche su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, MESSAGERO VENETO, LA NUOVA SARDEGNA, LA TRIBUNA DI TREVISO e l’articoletto finiva sempre col nome di Riccardo Tozzi, eppoi IL MATTINO DI PADOVA, IL CENTRO, IL GIORNALE, IL CORRIERE DELLE ALPI, LA GAZZETTA DEL SUD, LA CITTA’ DI SALERNO, IL TRENTINO, IL GIORNALE DI VICENZA. Se non è omologazione questa! Il giornale LA SICILIA almeno presenta una piccola variazione sull’articolo e allora cosa SERVONO QUINTALI DI GIORNALI se ripetono la stessa cosa come dei pappagalli.

Ritornando all’articolo si parla del ripristino delle tante agognate agevolazioni fiscali che costituiscono un motore fondamentale per lo sviluppo del cinema indipendente territoriale e in specie il Tax Credit esterno.

A parte i neo-liberisti che non capiscono niente di mercato ed esprimono invece dogmaticamente l’ideologia del medesimo, il Tax Credit esterno l’anno scorso è stata richiesto per 79 film italiani, (almeno credo che siano tutti italiani ma non ci potrei giurare) questo vuol dire che ci sono stati finanziamenti privati per 79 progetti, un grande successo per la produzione italiana, questo significa inoltre che per ogni 100.000 mila euro investiti sui film il privato può avere una agevolazione fiscale pari a 40.000 euro.

Prima del Tax Credit se ti rivolgevi ai finanziatori ti facevano condizioni da cravattari, perchè ti dicevano che il cinema è troppo rischioso, forse di più che spacciare droga, difatti sono molti i privati che vorrebbero che tu gli restituisca dopo 6 mesi 150.000 euro, dei 100.000 che ti hanno prestato.

Vai a spiegargli  pure  in greco che il ciclo produttivo di un film è di almeno due anni se va tutto bene e che non possono pretendere di raddoppiare i loro soldi in meno di un anno eppure il capitale finanziario non ha più niente di umano, ti puoi consolare appunto che a quelle richieste solo spacciando stupefacenti puoi dargli i soldi che ti chiedono.

Questa ormai è diventata la finanza: una associazione pressochè a delinquere con tassi di resa del capitale prestato che è a livello di semplice ladrocinio, per cui ben venga questa agevolazione che permette di far entrare capitali privati nei film italiani. Però ci sono quelli che dicono: “nessun finanziamento pubblico al cinema”!.

Va bene, ma allora bisogna mettere un tetto ai film americani, o mangiano solo loro o mangiamo anche noi, voi dovete fargli concorrenza ti replicano, ecco una altra idiozia neoliberista, se i mercati sono in mano a loro ormai da decenni e siccome sono tanti e possono investire per ogni film milioni e milioni di euro, come facciamo fargli concorrenza se i nostri film costano 2-3 milioni di euro? Un’idea la ebbe un certo Rossetto di Forza Italia qualche anno fa.

Mettetevi insieme, fate un consorzio, invece di fare 10 film da 3 milioni di euro, fatene uno da trenta milioni di euro, non mettendo insieme pezzi di dieci film, ma producendone pochi ad alto costo e facendoli girare come i film americani, sembrava facile, sembrava semplice, ma chi decide quale film bisognava produrre assieme?

Ognuno voleva produrre il suo e lo reputava migliore degli altri anche come sceneggiatura, ma un unico film americano può costare quanto 150 film italiani, saranno anche spettacolari per carità ma non c’è nessuna possibilità di vincere in un mercato così strutturato.

Fino a 30-40 anni fa anche gli Italiani producevano i film tipo Supermen, (si scrive comesi legge) chi non si ricorda Italo Martinenghi, che ci fece molti soldi perché c’erano tanti film che costavano poco e gli effetti speciali erano fatti in economia, da tanti lustri quel mercato non c’è più è nettamente più oneroso e specializzato e strutturato verso budget altissimi CHE PUO’ FARE SOLO CHI HA TUTTO IL MERCATO MONDIALE CHE DOMINA e non solo certe fette. E’ un mercato chiuso ai film medi e piccoli e parla solo inglese. Vogliamo fare i film in inglese anche noi?

Leggo dagli articoli recenti, che da una parte ce l’hanno dato il  tax credit, dall’altra l’hanno ridotta a 40 milioni, che bella presa p.i.c.
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Giancarlo Sartoretto

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