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1 – POCHI, PROTETTI, PARACULI

22 Maggio 2013

FINANZIA UN FILM VINCI UNA CASA

Le scuole di cinema distribuiscono sogni a pagamento da veri paraculi.

Proliferano le scuole di cinema che fanno un discreto business illudendo i giovani che si può fare cinema, che ci sono i produttori, quando il cinema da anni è un settore chiuso che non fa filtrare talenti, un mercato ristretto compreso quello della fiction in cui molti generi di film in Italia non si possono fare e dove gli autori sono una casta chiusa, una cittadella dentro la quale è difficile entrare se non ti portano in braccio una schiera di critici che si spendono per te, l’ultimo è stato Giorgio Diritti.

La maggior parte delle storie rimangono fuori dal mercato e quando vengono tramutate in film incassano con una piccola distribuzione e senza pubblicità max ventimila euri.

Sono film fuori distribuzione, fuori mercato, fuori e basta, cioè da festival (se te li prendono) dove però non prendi te, come produttore un euro e anzi spendi ancora.

Mi è dispiaciuto assai rifiutare di produrre o distribuire dei progetti interessanti, ben fatti, perché sapevo che non potevo garantire una confezione da serie A, E CHE SE ANCHE AVESSI INVESTITO I SOLDI SE NE SAREBBERO ANDATI PER CONTO LORO (non sarebbero mai ritornati) Superare le maglie risulta arduo, il meccanismo ti stritola.

E allora che speranza puoi portare ai giovani (sebbene speranza sia una brutta parola): unica cosa è emigrare verso l’estero perché in Italia è tutto in mano a pochi, protetti, paraculi. I 3 p o P3 (P2 + 1)

A me è capitato personalmente come editor di aver letto un sacco di sceneggiature di giovanotti speranzosi che avevano appena fatto un corso o corsetto di sceneggiatura a pagamento – naturalmente – e pretendere di essere prodotti così su due piedi – chissà quali balle avranno detto in questi corsi alla voce produttori: che sono personaggi come negli anni ’50 che investono nei giovani, e leggono le storie, quando a parte rare eccezioni, esisteva un filtro incredibile dove si facevano passare solo i raccomandati dei raccomandati e ogni tanto un autore (degno di questo nome ) ma nel tempo pochi. Di fatti il cinema d’autore non ha tantissimi autori di successo, però dietro ci sono quelli che vengono spinti e quelli che rimangono alla finestra e si devono accontentare di dare il nome a qualche progetto di nicchia.

Perché dico questo: perché molte di queste sceneggiature rinviavano a temi e problemi (naturalmente aggiornati ad oggi) che noi italiani abbiamo sviluppato (parlo dell’Italia degli anni 50) in film di genere e se anche si riusciva a modificarle per migliorarle, rimanevano nel cassetto perché poi non si sapeva a chi proporle, visto che era difficile avere una confezione di serie A (confezione significa distribuzione da eletti e promozione nei grandi media) ci si doveva accontentare delle confezioni di serie B, C1 e C2 CSUA) in una specie di gerarchia assoluta e dove il mercato ristretto ti diceva commedia, commedia, commedia, commedia, anche di notte.

C’è tantissima gente che scrive in Italia, vuoi per ambizione personale, vuoi perché gliel’ha ordinato lo psicologo, tant’è vero che di sceneggiature ne circolano tantissime e io personalmente ho potuto constatate che ci sono delle idee, solo che queste non possono emergere perché non essendoci industria, o essendo l’industria talmente ristretta, si disperdono per strada e quando vengono presentate per una grossa confezione produttiva-distributiva si rischia che siano copiate, per questo ho detto a tanti di vedersi i film italiani di successo perché se c’è una idea uguale alla sceneggiatura che hanno, deve partire la denuncia, ma ad alto livello sono molto più furbi di quel che non si pensi e l’idea è decontestualizzata e rilanciata in una altra base di pensiero, da cui nasce poi la scrittura. Cmq la quantità di sceneggiature inedite potrebbe riempire un palazzo di più piani, e in tutte quelle scaffalature polverose ci sono storie e sogni racchiuse in un faldone, che tristezza!

by Giancarlo Sartoretto (giansart)

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