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2 – QUERELLES INTELLETTUALI – LA CULTURA E’ UN VALORE DI MERCATO?

10 Luglio 2013

Che il mercato rappresenti la cultura della merce lo sappiamo tutti, ma il mercato più che cultura è profitto, diciamo che non occorre tirare fuori la parola cultura  per ogni dove,  ma non occorre essere intellettuali per capire certe cose: e cioè che la cultura può essere svilita dal profitto perché tutto diventa cultura per il profitto  e la cultura non è più niente.

La cultura è il deposito storico di un Paese, è la sua lingua le sue espressioni dialettali, i suoi usi, i suoi costumi come si dice alle elementari, ma la cultura è anche esercizio intellettuale alla ricerca del nuovo, di idee originali che aumentino questo deposito storico, è arte, il problema nel cinema è che non si è mai esplicitato a livello di Mibac, cos’è l’interesse culturale, cosa vuol dire cultura, o meglio cultura cinematografica, lasciando lo spazio a qualsiasi espressione generica per cui si può “aiutare” (o forse meglio, decidere) qualsiasi tipo di film da quello con temi complessi, con personaggi difficili che osservano la realtà, dai documentari a quelli leggeri come commediole d’evasione che riproducono cmq una certa cultura cinematografica.

E’ questo il fatto negativo per cui si è finanziato di tutto e di più senza dare nessun tipo di impronta veramente “culturale” se invece il Mibac avesse definito qual è la cultura da premiare, probabilmente un sacco di sceneggiature si sarebbero indirizzate verso quei problemi e quei temi cari al Mibac al punto di giustificare un finanziamento, ma questo avrebbe comportato una notevole restrizione “politica”negli interventi e invece si è preferito dopo gli attacchi dei giornali, in primis IL GIORNALE E LIBERO ad indirizzarsi verso dei film più commerciali o autoriali di successo CHE PARADOSSALMENTE NON HANNO BISOGNO DI FINANZIAMENTI.

Attualmente siamo arrivati al punto che si danno pochi soldi a tanti soprattutto per le opere prime e seconde e ai soliti noti per le opere terze.

A mio parere il Mibac avrebbe dovuto non solo finanziare certi film culturali ma creare le condizioni di una loro promozione tramite una agenzia con capitale pubblico e privato e di una loro valorizzazione attraverso un circuito pubblico-privato di distribuzione, tutto questo comportava una certa meritocrazia dei progetti che non sempre c’è stata, puntando effettivamente sul meglio e allora solo allora riesci a tirar su una fetta aggiuntiva di mercato che si giustappone a quella delle commedie e riduce l’impatto dei film Usa.

Era questo in definitiva che chiedeva la legge 1213, incrementare il mercato cinematografico “culturale” che poteva non solo dare posti di lavoro aggiuntivi ma aumentare il peso della cultura cinematografica italiana, questo progetto non è riuscito altrimenti il mercato italiano poteva essere al 50% con quello americano come negli anni 60-70, si è allargato un po’ per effetto delle commedie ma adesso è ritornato sempre a quel 20% di prodotti italiani che dà, a noi indipendenti, poche speranze di poter sopravvivere quando fai dei prodotti che non circolano, non essendo noi un istituto di beneficenza e non essendo figli di capitalisti, risulta sempre più difficile guadagnarci con un film che molti ormai fanno o per scaricarsi delle tasse o per riciclare… un po’ di spazzatura.

 

by giancarlo sartoretto

 

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