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RED LAND – ROSSO D’ISTRIA film dell’esodo e della diaspora

14 Settembre 2018

Nello spazio di Venezia ‘75 Regione Veneto, si è tenuta la presentazione a cura della Marca Film Commission diretta da Alessandro Martini del film RED LAND – ROSSO D’ISTRIA che descrive le vicende drammatiche (il martirio) di Norma Cossetto all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, una giovane studentessa infoibata dopo essere stata violentata.

Il regista è Massimiliano Hernando Bruno, il film è prodotto dalla Venice Film di Alessandro Centenaro, con Rai Cinema (Samanta Antonnicola) un film che ha avuto una gestazione lunghissima e travagliata dal 2011, che all’inizio doveva essere diretto da Antonio Belluco.

Ha parlato anche Gianni Garatti in qualità di presidente del Consorzio Promozione Turistica Marca di Treviso, vi hanno preso parte quasi tutti i massimi rappresentati del mondo degli Esuli giuliano-dalmati: il Presidente della FederEsuli, Antonio Ballarin che ha paragonato Norma con Anna Frank per quanto riguarda il mondo della Shoah, tutte e due vittime dell’intolleranza e del fanatismo politico, il Presidente dell’ANVGD, Renzo Codarin che invece ha parlato di odio etnico e ideologie totalitarie sia da una parte che dall’altra, che riguardava il 10% della popolazione, l’80% voleva vivere in pace e lei ha pagato per tutti la sconfitta della 2a guerra mondiale, il Presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, David De Paoli Paulovich, il Presidente dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, Libero Comune di Fiume in Esilio, Guido Brazzoduro, Il Presidente dell’Associazione Italiani di Pola e Istria – Libero Comune di Pola in Esilio, Tito Sidari, il Presidente dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo – Libero Comune di Zara in Esilio, Franco Luxardo, la Presidente della Mailing List Histria, Mariarita Cosliani, Davide Rossi, in rappresentanza di Arcipelago Adriatico e molti altri esponenti del mondo di quella che può esser definita una diaspora.

Ha parlato anche un finanziatore privato del progetto Enrico Longo che svolge un’attività imprenditoriale: “ho letto la sceneggiatura e nell’ultima pagine ero tra le lacrime per l’emozione che trasmetteva”

E’ un progetto doveroso e ambizioso ricco a livello di racconto e quindi a livello di immagini,

interviene il regista: “questa è una storia non raccontata, una sfida, girata col il cuore, con il desiderio, perché la volontà diventa mentale e non ha la forza del cuore, raffredda l’emotività e prosegue: “sono andato davanti ad una foiba che è una porta dell’inferno, una paurosa voragine che fa orrore, dove oltre alle vittime venivano gettate anche delle bombe a mano e pure un cane nero morto che secondo una leggenda balcanica doveva abbaiare per l’eternità per tormentare l’anima delle persone morte, una sorta di maledizione perenne, quel cane l’ho sentito durante le riprese spero che il suo abbaiare sparisca un giorno e faccia posto ad una crescita spirituale, storie come questa devono essere raccontate per non dimenticare”.

L’attrice Selene Gandini che interpreta Norma Cossetto parla degli errori del passato che devono essere conosciuti, per dare voce alle anime che avranno però finalmente un cane bianco, anche lei ha avuto una nonna scappata alle foibe.

Norma ci racconta la speranza afferma il produttore Alessandro Centenaro mentre l’assessore regionale Elena Donazzan condivide le emozioni ricomponendo una sofferenza che era sempre stata soffocata e parla di genocidio, era già stato fatto un docufiction qualcuno non ha collaborato a diffonderlo nelle scuole, questo è un pezzo di storia scomparso, faremmo in modo che il film venga visto dagli studenti.

Ho scambiato anche delle opinioni con Alessandro Cuk di Cinit – Cineforum Italiano. Alessandro mi dice che gli italiani non hanno fatto niente per fermare le mire del partigiano Jugoslavo Tito che voleva assolutamente quelle terre sottraendole agli italiani. Nè una sconfitta italiana del fascismo nella seconda guerra mondiale, né il fatto che il primo ad arrivare a Trieste fosse l’esercito partigiano di Tito non giustificava quella triste fine dell’esodo Istriano, che però a dire il vero non ha coinvolto tutti gli italiani soprattutto quelli di origine contadina che si sono scontrati con i fascisti proprietari e i partigiani comunisti italiani che hanno assecondato le politiche etniche di Tito, forse nella prospettiva di un secondo Paese della patria socialista dopo l’Unione Sovietica.

Un’ultima annotazione riguarda il genocidio: l’unico che conosco in zona era quello di ebrei perpetrato dagli Ustascia croati, tra l’altro fermato dal Generale Roatta aiutato perfino da bande di Cetnici, le sue truppe si interposero tra gli Ustascia e le comunità ebraiche in pericolo evitando un massacro. Peraltro però il Generale è considerato un criminale di guerra per le rappresaglie e i massacri, incendi di villaggi con messa a morte di ostaggi e partigiani di Tito. Probabilmente le vicende sono piuttosto complesse, mi piacerebbe sapere di più sul ruolo dei nazionalisti croati, dei domobranci che poi furono sterminati dagli stessi partigiani di Tito e che dovettero scappare assieme ai profughi istriani.

Gian Sart

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