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REFERENDUM PER L’AUTONOMIA DEL VENETO-LOMBARDIA

25 Ottobre 2017

Perché votare con convinzione SI’ nonostante qualche dubbio su chi l’ha promosso, cosa vuol dire il territorio, lo Stato centrale, le tasse ecc? E da un punto di vista sociale l’evasione fiscale è una forma di protesta contro lo Stato, lo Stato centrale che spreca i soldi?

Invece con questo SI’ AL REFERENDUM il M5S HA SBAGLIATO COMPLETAMENTE diventando succube della Lega Nord che ha intascato un sacco di vantaggi politici importanti in vista delle prossime elezioni.

Sappiamo fin dalla terza media che la materia delle tasse non può essere oggetto di referendum abrogativo e in questo contesto il referendum consultivo serve ben a poco perché diventa una domanda retorica a cui nessun avrebbe potuto dire di no senza provare un risentimento verso se stesso.

Ma non c’è nessuna relazione tra tasse e autonomia e questo referendum di per sé istituzionalmente non è servito a niente, se non a rafforzare la leadership leghista rispetto a Berlusconi e alla destra, è un classico uso delle Istituzioni per finalità politiche di parte, fa impressione però che anche il M5S sia caduto in questa trappola e abbia fatto una scelta di subordinazione alla lega considerando il fatto (se sbaglio corregeteme) che il tema delle autonomie non è nemmeno presente nelle stelle-guida del Movimento, nei suoi principi-cardine e perché in campagna elettorale il M5S HA TACIUTO E HA ADERITO SENZA SPIEGARE NIENTE, quanto meno una differenziazione dalla Lega, l’unico intervento che mi è arrivato, quello di D’Incà sembrava più l’intervento di un dirigente pubblico che snocciolava normativa a raffica come in un corso su Rousseau andato a male, invece bisognava almeno distinguersi da Zaia e Maroni e ciò non è stato fatto,così è quasi certo che alle prossime elezioni il M5S in queste due regioni prenderà pochi voti.

Il problema delle tasse e della loro giusta distribuzione è prettamente legislativo, basta riformare la finanza locale, ad es. fino agli anni ‘50 quando vigeva l’imposta di famiglia non era lo Stato centrale che faceva questa distribuzione e quindi non avveniva dall’alto, è sufficiente vedere le percentuali regionali delle entrate fiscali per avere un quadro preciso limitando nel contempo le spese pubbliche faraoniche a livello territoriale (se c’è un basso livello contributivo) creando o una procedura particolare (di aggravamento) per le opere pubbliche strategiche, ma tutta questa materia non ha niente a che vedere con le autonomie e con la proliferazione di regolamenti comunali che costituiscono un orrido giuridico come L’ARPA l’Agenzia regionale dell’ambiente che nominalmente si chiama in maniera diversa nelle diverse ragioni facendo ben poco per il controllo visto che sono subordinate al potere politico (Arpav, Arpetta, Arpona, Arpar, Arpaia).

Oggi si vuole ritornare all’uniformità, alla semplificazione delle procedure ad eccezione quelle di spesa pubblica per contrastare l’economia clientelare, mentre invece l’autonomia potrebbe avvenire solo da una spinta dal basso dei comuni cittadini quella di Zaia e Maroni è invece una falsa autonomia, un ricatto allo Stato centrale e quindi ha più il sapore di un contentino rispetto ad una indipendenza che conduceva ad un binario morto, che non si può fare senza scontrarsi con i poteri centrali.

Gian Sart

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