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REGRESSUS AD UTERUM CONTRA ITINERARUM MENTIS IN DEUM

13 Agosto 2015

E’ meglio il REGRESSUS AD UTERUM o L’ITINERARIUM MENTIS IN DEUM.
Tutti e due sono percorsi che si scontrano con una realtà che non ci piace e alla quale non sappiamo adattarci.
Molto spesso tendiamo nella nostra vita consapevolmente o inconsapevolmente verso forme di autodistruzione talvolta accentuata da atti di autolesionismo (nel senso proprio di automobili) che comportano la ricerca del NULLA, un nichilismo totale che ci porta ad un desiderio di finitudine e consunzione fisica a completare l’opera anticipata a volte da un gesto plateale, come il passare per un incrocio all’alba con gli occhi chiusi e attendere una specie di responso divino, se si passa indenni vuol dire che bisogna continuare a vivere e trovare una ragione, se no portiamo con noi nel disastro gente innocente che non c’entra proprio niente: il destino incommensurabile che viene così sfidato, tornare da dove si è nati quando niente era ancora cosciente, in quel magma indifferenziato di vuoto e ombre. Ma Il regno oscuro delle ombre e dei mostri è un ritorno simbolico ad un particolare stato primordiale dell’essere che accomuna ogni uomo nell’inconscio collettivo. Nel profondo risiedono i Moventi delle nostre azioni per entrare nella zona di morte illuminata dalla luna e sperimentare la rinascita. L’archetipo della Grande Madre può svolgere un ruolo ambivalente, ossia il ritorno al grembo materno che significa sia LA MORTE CHE LA RIGENERAZIONE DELL’INDIVUDUO da un punto di vista alchemico, il voler annullare o modificare (VITRIOLUM) una personalità che ci crea disagi, il regressus ad uterum ci dice che dobbiamo attraversare un percorso di totale “rifacimento” di noi stessi in cui si può rischiare la perdizione ma anche un nuovo parto, più consapevole di sé, un nuovo porto direbbe il poeta, mentre invece non vorrei citare ma lo faccio, la luce alchemica, L’ALBEDO che subentra alla NIGREDO, più prosaicamente la luce in fondo al tunnel di MONTIANA memoria. Ma questo è un percorso con la morte a fianco, che ci può avvolgere da un momento all’altro (come nei film i percorsi di pazzi, “drogati” o quelli che hanno assassinato) e che può trascinarci verso lo sprofondamento e l’oblio (l’inferno) oppure la risalita magari come percorso spirituale (dal piombo all’oro) verso l’itinerarium mentis in deum (il percorso non è speculare) ma sarebbe completo, dal basso, la melma il fango, l’istinto, all’alto, all’altro, la leggerezza, la luce celestiale una spiritualità che tutto permea e ci fa vivere nella gioia del divino….

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