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TUTTO IL POTERE ALLA RETE E AI SOCIAL

9 Marzo 2018

Come i mass media corrompono le persone che non si accorgono di ragionare su cose che a loro di fondo non interessano e di dare delle soluzioni quando nessuno gliele ha chieste, per districarsi da questo pericolo di manipolazione strisciante bisogna pensare al potere di critica dei social, è vero che il loro pensiero a volte viene inficiato dall’odio seriale verso il soggetto dell’argomento, però se ne sentono tanti di commenti anche di chi avverte di questa manipolazione grazie all’estensione della critica che non investe più uno sparuto gruppo di persone, ma un’intera comunità “da tastiera”, che volentieri si manda a quel paese, spesso sono disoccupati o pensionati che stanno tutto il giorno dietro un certo avvenimento sviscerandolo in tanti aspetti.

Paradossalmente il concetto di uno vale uno è stato introdotto da un vip così come il marxismo è stato introdotto da un “borghese” e risulta essere un’idea rivoluzionaria, nessuno applica alla lettera questo concetto nemmeno nella sinistra più estrema dove insiste sempre un leader, lui sa più degli altri e quindi è superiore agli altri, quindi il concetto è sempre stato smentito dalla prassi, però poniamo che sia presente negli interlocutori politici anche solo per essere disatteso, la scelta dei rappresentanti del popolo deve essere quasi casuale, un gioco, chiunque anche la cuoca di leniniana memoria può andare in parlamento, unica condizione è che sia una cittadina attiva, informata sui fatti politici, perché se non sa niente può essere manipolata a sua volta da qualche interessato di turno.

Poi bisogna far sentire all’opinione pubblica che c’è questo gruppo di sconosciuti, nella prima fase per farsi conoscere bisogna entrare nei media; e qui tra i cittadini sconosciuti c’è chi è più abile a parlare, le persone “rappresentative” del movimento diventano personaggi importanti, vip, la gente li vede in maniera diversa rispetto agli altri, si crea un distacco tra gli iscritti e i personaggi e quindi una “gerarchia” basata sulla notorietà.

Nella seconda fase c’è il rischio che il personaggio venga a noia: vogliono distruggerlo, cominciano le critiche più stupide, basta un congiuntivo sbagliato dopo ore di discorsi e tutti addosso, nella prima fase si incoraggiano le qualità personali, adesso invece vengono fuori le mancanze, altri personaggi pubblici per farsi notare ne parlano male come Sgarbi, e parlandone male li additano al pubblico ludibrio, se non che la maggior parte della gente in questa maniera è costretta a capire e vede che nonostante tutto Di Maio è un bravo ragazzo e lo vota, così quelli che volevano parlarne male si “fregano” da soli: stavate zitti e forse la genteeeeeeeeeeeeeeeeeeee vedeva qualche difetto

Comunque Di Maio ha vinto, Di Maio è er mejo.

Gian Sart blog

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